aborto post-natale

Postato da Nino Martino il 11 marzo 2012 in saggi, critica, recensioni - commenti (5)

due ricercatori italiani,Alberto Giubilini e Francesca Minerva,  hanno scritto per il Journal of Medical Ethics (JME) un discusso studio sul cosiddetto “aborto post-natale”. Ne è seguito un dibattito sollevato soprattutto da giornali e siti vicini agli ambienti cattolici e pro-life. Anche l'Avvenire, ha fatto un editoriale severo sul loro lavoro di ricerca. Sembrerebbe quindi che io, che non sono cattolico, debba difendere il Giullini e la Minerva.

Gli schieramenti si formano, le idee si contrappongono, il salotto televisivo, così caro a molti, inizia e tutti gridano per soverchiare l'altro. E non ci si capisce più niente. Non capendoci più niente uno che fa? Si schiera ideologicamente  i buoni siamo noi e i cattivi sono gli altri. La realtà e le conseguenze nella realtà vengono completamente mascherate

Andiamo ad esaminare più da vicino la questione. Mi sarebbe piaciuto come è mia consuetudine, riportare, magari in allegato, il documento in questione, l'orginale, per dare a tutti la possibilità di leggere l'originale invece che schierarsi su quello che i buoni (chiunque essi siano) dicono. Ma il documento che in un primo tempo era stato reso pubblico proprio per il clamore sollevato non riesco più a reperirlo. Se qualcuno di voi lo possedesse è pregato di inviarmelo, in modo che lo possa pubblicare.

Riporto uno stralcio dal blog IL POST, che sembra favorevole ad accettare le scuse dei due ricercatori, riportando ciò che hanno dichiarato i due ricercatori:

"Pensiamo che nessuno dovrebbe subire simili violenze per aver scritto una ricerca scientifica su un tema controverso. […] Ci scusiamo per le offese che il nostro studio può aver causato, e auspichiamo che questa lettera aiuti a capire la distinzione essenziale tra linguaggio accademico e la presentazione fuorviante data dai media, e tra ciò che può essere discusso in un paper scientifico e ciò che potrebbe essere legalmente permissibile."

 Vi riporto qui di seguito anche quello che hanno dichiarato i due ricercatori, prelevando sempre dalla stessa fonte, dopo il clamore suscitato dalla loro ricerca:

«Quando si verificano determinate circostanze dopo la nascita che avrebbero giustificato l’aborto, quello che chiamiamo aborto post-natale dovrebbe essere permesso» scrivono Giubilini e Minerva. Spiegano anche che l’espressione è preferibile a quella di infanticidio, perché evidenzia il fatto che lo stato morale dell’individuo che viene ucciso è del tutto comparabile a quello del feto più che a quello di bambino. Di conseguenza, l’uccisione di un neonato potrebbe essere eticamente ammissibile in tutte quelle condizioni in cui lo sarebbe l’aborto."

Uguaglianza morale tra neonato e feto - Secondo Giubilini e Minerva, lo stato morale di un neonato è equiparabile a quello di un feto «nel senso che entrambi mancano di quelle proprietà che giustificano l’attribuzione di un diritto a vivere dell’individuo». Sono naturalmente entrambi esseri umani e delle persone in potenza, ma nessuno dei due è strettamente una “persona” nel senso di essere il “soggetto di un diritto morale a vivere”. Una persona è un individuo in grado di attribuire alla sua esistenza almeno un valore di base: la consapevolezza che essere privati dell’esistenza rappresenta una perdita per se stessi. Ne consegue che gli individui che non sono nelle condizioni di attribuire nessun valore alla loro stessa esistenza non sono persone. Non è quindi sufficiente essere un essere umano per ottenere l’inalienabile il diritto a vivere, secondo gli autori. Opinione accettata, dicono, nei paesi dove non sono considerati i soggetti di un diritto a vivere gli embrioni per le ricerche sulle cellule staminali o i criminali dove è prevista la pena di morte.

Avete letto attentamente? Se non lo avete fatto rileggete. E vi riporto la frase:

"Ne consegue che gli individui che non sono nelle condizioni di attribuire nessun valore alla loro stessa esistenza non sono persone."

Il punto è proprio questo. Quindi un down che vive felice, non fa male a nessuno e che probabilmente fa anche qualche tipo di lavoro non sarebbe una persona? Oppure un sottoproletario (per usare una definizione un po' retrò) che lotta disperatamente per sopravvivere, senza alcuna coscienza ne di  sè, né degli altri, non è una persona?

Chi lo decide?

Come faccio a sapere se uno non è in condizioni di dare valore alla propria esistenza, se ha coscienza di sé?

"Non è sufficiente essere un essere umano per ottenere l'inalienabile diritto di vivere"

In realtà i due autori non si sono scusati. Sono proprio convinti di quello che dicono e che ricercano. Ma si sa la ricerca è neutra, è pura accademia. E lo dicono anche:

"Ci scusiamo per le offese che il nostro studio può aver causato, e auspichiamo che questa lettera (la lettera di apparenti scuse N.d.R.)aiuti a capire la distinzione essenziale tra linguaggio accademico e la presentazione fuorviante data dai media, e tra ciò che può essere discusso in un paper scientifico e ciò che potrebbe essere legalmente permissibile."

Quindi se io parlo accademicamente, nell'ambito di una élite, posso affermare quello che voglio, senza pormi il problema delle conseguenze delle mie affermazioni.

Il tema è però delicato. NON sono d'accordo a limitare, porre paletti, alla ricerca scientifica, che deve essere libera, assolutamente. Per il solito problema di chi decide che una cosa vada bene e un'altra no. Ricercate quello che volete. Ma nessuno obbliga nessuno. Se faccio una ricerca io sono responsabile di quello che sto facendo. Non esiste una scienza pura auto-giustificante. E quindi devo accettare le critiche su quello che è il mio operato, magari da persone che guardano alle conseguenze.

Facile bollare di destra e di sinistra, di clericalismo e di anticlericalismo. Tanto facile che dal mio punto di vista la concezione del mondo che sta dietro alla ricerca dei due è profondamente, assolutamente di destra. Eh, eh... vedete come è facile? E il problema è risolto. Naturalmente quelli di "destra" che leggono questo scritto urleranno subito "No, è comunista! E' noto che i comunisti mangiano i bambini..." E non ci si capisce più niente.

Ricercate quello che volete. La discussione collettiva all'interno della specie umana (con tutti i moderni mezzi di comunicazione) deciderà, non nel merito della legittimità o meno della libertà di ricerca, ma sulle conseguenze delle applicazioni e delle scelte. Ma questo può avvenire solo in presenza della libertà non solo di ricercare, ma anche della libertà di criticare. Forse. O forse siamo veramente votati al suicidio collettivo. E allora facciamola finita.

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Commenti

aborto postnatale

condivido la difficoltà di Nino a trovare un'area culturale di appartenenza che faccia  in qualche modo da punto di riferimento alle nostre opinioni su problematiche generali relative alla visione del mondo. Se ciò, di questi tempi, può essere scontato, ricaviamone almeno l'aspetto positivo della maggiore libertà di argomentazione individuale. In due articoli sul sito "La natura delle cose" ho affrontato il problema della maternità tardiva e indirettamente dell'aborto e di maternità diciamo non tradizionali: si trattava di riflessioni in merito al caso di Gianna Nannini e ho dovuto scrivere due articoli perchè su questioni così delicate le ragioni a favore e contro si slabbrano e si intrecciano in maniera ambigua al punto che alle prime considerazioni ne ho fatto seguire altre, un'autoreplica, di segno contrario. La verità è che le dissertazioni astratte nella sfera delle scelte intime finiscono per essere pronunciamenti zelanti(se va bene) e dovrebbero essere abbandonate in nome del rispetto e della tolleranza che si deve alla persona. Purchè (questo mi pare davvero l'unico paletto) le scelte personali non portino alla violenza e siano di danno ad altri e alla comunità. In  ogni caso mi pare che la ricerca dei due "filosofi" manifesti un segno ideologico evidente: Nino, io lo espliciterei di più, è un segno chiaramente di destra razzista che ricorda certe forme di darwinismo sociale che avrebbero dovuto essere relegate tra le vergogne dell'umanità..

  Mi è piaciuto molto l'intervento di Francesco che con la sua poesia porta un tocco di leggerezza su una questione così drammatica.

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Francesco mi ha anche spedito il link all'articolo originale.

Grazie Francesco, è sempre bene riuscire a leggere gli originali, andatevelo a vedere:

http://jme.bmj.com/content/early/2012/03/01/medethics-2011-100411.full.pdf+html

E' in inglese, ma l'inglese scientifico non è troppo difficile...

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Fuga di cervelli o cervelli in fuga?

 

Sul muro del bagno del mio liceo classico campeggiava la scritta: “La filosofia è quella cosa con la quale o senza la quale si rimane  tale e quale” ebbene…,  niente di più falso! L’articolo sull’eliminazione dei neonati di due “studiosi” Alberto Giubilini ( o Giùibambini dalla rupe) e Francesca Minerva (o Chiminnervaloelimino)  dimostra quanto la filosofia può essere pericolosa, soprattutto per i bambini,  in particolare se con qualche imperfezione.

Mi rivolgo ai genitori: oltre alle solite raccomandazioni impartite ai vostri figli, dovete aggiungere anche quella di non accettare caramelle dai filosofi (usano in genere quelle al gusto di cicuta extastrong).

Francamente davanti a tesi così assurde e per fortuna non ancora maggioritarie non saprei come iniziare la confutazione: si potrebbero usare frasi tipo  “certi filosofi andrebbero eliminati da piccoli” (ma sarebbe scendere al loro stesso sotterraneo livello…), o ancora “riscrivete l’articolo sostituendo le parole “neonati” e “bambini”  con”Alberto” e “Francesca”,  etc.

Risponderò invece con qualche verso:

 

L’Albertino e la Francesca, l’hanno scritta proprio grossa,

voglion prendere i bambini e buttarli in una fossa;

i disabili, i malati, quelli che saranno un peso

ma anche i sani e i “fortunati”, se non ricchi come Creso.

Perché, affermano i sapienti,  il neonato è non -  persona

non progetta,  non ha i denti, mangia, beve e non ragiona.

Certo qui nessuno nega quanto costi un bel  bambino

gli omogeneizzati Plasmon, ogni cambio un pannolino,

ma filosofi- scienziati, lo diceva anche Platone,

lo sbocciare di una vita, vale assai più di un milione!

Un consiglio ve lo diamo :  non vi piacciano i bambini?

occupatevi di fiori, di canguri o  di pinguini,

ma lasciateci far crescer con amore i nostri figli,

che nel prato della vita sono tutti come gigli.

 

 

francescogiovannelli@gmail.com

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Ma...?!?

Appena letto, e l'unica frase che mi verrebbe da rispondere sarebbe un grosso "ma siamo matti?!".
Mi trovo in linea con i pensieri e ragionamenti espressi nel post: va bene la ricerca, ma praticamente hanno detto che una "persona" ha diritto di vivere solo se rispetta dei determinati prerequisiti.
Passando oltre sul fatto che sono fortemente cristiano (è solo un'aggravante del mio punto di vista) questa mi sembra una cavolata mastodontica, oltre che il passo prima della legalizzazione dell'omicidio 'solo se entro certi canoni'.

Anche se ho scritto un bel po' mi posso solo dire senza parole.

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Aborto post-natale...

Avevo già sentito su Radio3 di questo articolo dei due scienziati italiani, ne ho letto. Non ho letto l'articolo, effettivamente risulta introvabile, ma ho letto molto dell'articolo e, ogni volta, mi sono sentita violata, come essere umano, come donna, come madre.

I temi di bioetica mi stanno particolarmente a cuore.

Sono i temi che affronto nel mio romanzo, MADRI: fecondazione assistita, aborto, testamento biologico, eutanasia...

Sono personalmente contraria all'aborto (ma non alla legge sull'interruzione di gravidanza, ognuno deve poter scegliere facendo i conti solo con se stesso). Per scrivere la storia in cui affronto questo tema doloroso mi sono documentata, ho letto cosa è un aborto, di cosa odora, di che colore è, ho visto il video di un aborto (su Youtube)...penso che ogni donna prima di abortire diovrebbe vederlo, vorrei che questi due scienziati vedessero quel video...probabilmente non cambierebbero opinione, ma sarebbero più "consapevoli" delle loro affermazioni... 

Maria Grazia Giordano Paperi

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