Italia mon amour: in merito al cosiddetto “movimento” 5S

Postato da Dina Lentini il 25 marzo 2013 in saggi, critica, recensioni

Raramente scrivo di questioni politiche, sia perché la mia attività di scrittura e di critico letterario assorbe quasi tutto il mio tempo, sia perché credo fortemente nella trasmissione indiretta, attraverso l'esercizio culturale, di idee, messaggi, riflessioni che finiscono per avere una inevitabile ricaduta politica. Penso inoltre che questo tipo di ricaduta, benché di andamento più lento, abbia il vantaggio di una sedimentazione più incisiva nelle coscienze di chi ha bisogno di rielaborare informazioni e seguire tracce che a volte si rilevano fallaci, a volte si incrociano con quelle già disseminate nel proprio percorso personale, generando una svolta.

Comunque sia, per quanto mi riguarda, non immaginavo fino a una decina d'anni fa di ritrovarmi in questa condizione di amarezza e di preoccupazione per il degrado in cui versa quella realtà che difficilmente riesco a chiamare patria, ma che è pur sempre il mio paese. E' vero che il degrado parte da lontano e i segni di una precipitazione degli eventi erano già largamente percepibili nell'ultimo ventennio, ma tant'è: si resta sempre sconvolti di fronte al peggio scaturito da quello che già sembrava il peggio che ci potesse capitare e che invece continua a generare infinite riedizioni di se stesso.

Non condivido la linea, che considero assai debole, di avvicinamento che da più parti e con diversi intenti viene fatta nei confronti dei “grillini”. Chi la propone in buona fede ragiona di rispetto per il voto espresso dagli italiani, un voto sostanzialmente di protesta di cui bisogna tenere conto. E questo è vero. Si dimenticano però alcuni indicatori importanti di una oggettiva pericolosità cui finirebbe per esporsi un atteggiamento di apertura così ingenuo, che pure è nella nostra tradizione democratica.

Innanzitutto, il voto di protesta è, come sempre, un voto carico di emozione e privo di contenuto: in quanto voto di pancia, è pronto per essere speso per qualsiasi gruppo di interessi sappia cavalcarlo, domarlo, stravolgerlo ai propri fini. Il trionfo di un populismo facile, capace di coinvolgere masse disperate, è sempre stato storicamente, sin dall'età moderna, un'arma vincente per la manipolazione di quelle stesse masse, pericolosa per la democrazia. Nel caso dei 5S è stato utilizzato uno slogan elementare e vuoto (Tutti a casa!) per permettere alla rabbia popolare di lievitare contro una nomenclatura politica sclerotizzata e in larga parte corrotta e contro una crisi economica di cui non si vede l'uscita. Ora, è chiaro che la società civile era pronta, dopo tanta passività e pazienza, ad una forma di lotta. Questa lotta (qualunque ne fosse la forma e il colore politico) è stata incanalata e imbrigliata dal movimento di Grillo: sedicente leader e capo carismatico, ha abbaiato e continua ad abbaiare di cambiamenti le cui strategie controlla con le armi del segreto e della scomunica. Quello che doveva essere un movimento, come quello dei no global o degli indignados cui i grillini dichiarano di ispirarsi, è in realtà una setta chiusa guidata da un esaltato dai tratti paranoidi ( o che recita tale parte), dai modi assolutamente autoreferenziali, che grida al complotto, rifiuta ogni contraddittorio, si esibisce in manifestazioni di machismo di dubbio gusto e di maleducazione. La stessa arroganza caratterizza, del resto, portavoce e neodeputati grillini: impreparati, presuntuosi, impresentabili.

Si è parlato a lungo dell'ambiguità politica dei 5S e alcune dichiarazioni a favore del mondo dei lavoratori o la contestazione dei megaprogetti come la Tav hanno illuso persino alcuni elettori tradizionalmente di sinistra: a me pare che sulle caratteristiche di questo “movimento” non ci siano molti dubbi. Eversivo, populista, tutto giocato sull'antipolitica anziché su un'alternativa positiva, su un modello di società e di stato, il movimento ha una chiara matrice autoritaria. Le cosiddette gaffe cui Grillo e i suoi collaboratori sono andati incontro sembrano proprio lapsus che tradiscono un intento che non è ancora il momento di esplicitare. Basti pensare all'allusione alla differenza tra fascismo movimento e fascismo regime, una distinzione operata dalla storiografia di destra, alla vecchia storia del “sinistrismo” del primo fascismo. E ancora, alla disponibilità verso Casa Pound o, ancora peggio, alle affermazioni sulla lobby ebraica internazionale evocatrici di una triste memoria non ancora elaborata che tanto hanno giustamente messo in allarme il mondo dell'ebraismo. Per non parlare delle “ispezioni” attuate o minacciate, in nome del controllo del popolo, alle iniziative istituzionali: anche questi comportamenti attivano, purtroppo, la memoria di milizie che, in nome del popolo, sbeffeggiarono, oltraggiarono, distrussero lo stato di diritto. Tutte gaffe. Esagerazioni equivocate..

Vorrei fare un'ultima considerazione scegliendo una fra le tante contraddizioni di tipo teorico interne al “movimento”: nato come spinta dal basso, il “movimento”ha fatto dell'antiparlamentarismo e del cambiamento istituzionale la sua bandiera di lotta, eppure fa pesare i suoi voti, ottenute con una tra le più inique e antidemocratiche leggi elettorali e pretende tutto il governo. Senza mediazioni o equilibri, perché nel grande calderone di Grillo qualsiasi scambio o dialogo è “inciucio”: l'importante, del resto, non è il rispetto delle regole, ma arrivare al potere.

Così, mentre una tra le più infide crisi economiche della storia rischia di travolgerci, il nostro paese, strutturalmente più debole ed esposto di tanti altri paesi europei, riscopre modi provinciali, velleitari e volgari, riscopre l'anticultura e la tentazione autoritaria.

Mi auguro che questi sedicenti movimenti di cambiamento non vengano blanditi per ragioni di opportunismo partitico, che vengano smascherati e infine ignorati e dimenticati.

Spero anche che i giovani, come ha affermato Papa Francesco a pochi giorni dalla sua elezione, non si lascino mai rubare la speranza.

Spero, soprattutto, che, nella scuola pubblica e laica massacrata da almeno vent'anni di distruttiva politica scolastica, gli insegnanti, senza mezzi e con stipendi da fame, continuino a fare il loro dovere trasmettendo ai ragazzi il rispetto delle regole e i valori dell'Italia democratica e antifascista.

Gli insegnanti possono fare la differenza per un adolescente: spingerlo a preparsi, a non lasciarsi andare alla deriva facile cui mirano statistiche di difficile interpretazione sull'occupazione di diplomati e laureati, guidarlo ad evitare lo scoraggiamento, evitare il gioco di chi vuole che ragazzi capaci perdano entusiasmo a vantaggio di chi, per meriti sociali e familiari, è comunque destinato a laurearsi e a trovare un'occupazione di prestigio.

Che facciano leggere i classici, che spieghino le cause e l'andamento delle crisi economiche e le loro soluzioni storiche, che facciano leggere i discorsi deliranti di d'Annunzio già al tempo della guerra di Libia e poi per l'impresa fiumana, i discorsi di Mussolini e Hitler che si rivolgevano a popoli stremati dalla guerra, dalla disoccupazione, dall'ingiustizia sociale, a masse che erano facile preda di imbonitori pronti a sfruttarne la disperazione e le scarse risorse culturali. Che facciano studiare il manifesto dei Fasci di combattimento del marzo 1919: classico esempio della “bivalenza delle formule”, il testo si basa su un programma rivoluzionario e opportunisticamente “di sinistra”che rivendica i diritti civili e del mondo del lavoro arrivando a proporre l'affidamento della gestione di industrie o servizi pubblici alle organizzazioni proletarie. Intanto sul suo giornale, il Popolo d'Italia, Mussolini dava sfogo alla sua vocazione imperialistica e rafforzava la linea autoritaria che si era nutrita, in Italia, sin dalla crisi di fine ottocento, dei toni violenti dell'antiparlamentarismo e dell'antistatalismo:

“Noi vogliamo che la nazione si rinnovi, che tutti gli elementi torbidi e infettivi siano spazzati via. La nazione deve rinnovarsi in tutto, politicamente, moralmente, giuridicamente. Vogliamo che a Montecitorio ci vadano elementi nuovi e giovani. Via il vecchiume politico e corrotto!”

Parole che sembrano circolare oggi: le aveva già pronunciate Mussolini.

Naturalmente, non temo le starnazzate di Grillo: non vado sul suo intoccabile blog, scrivo su un sito insospettabile, indipendente, che si occupa di ricerca scientifica e di questioni culturali.

 

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