Una recensione di Dina Lentini

"Lezioni sul domani", di Giulia Abbate e Elena Di Fazio, Delos Digital, aprile 2017

"... Sono messaggi di tolleranza e di pietà per un’umanità che pare, nel futuro presente, andare alla deriva. In questo senso la scrittura è davvero un impegno a calarsi nella realtà..."

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Ricordo, quindi sono...

 “Lezioni sul domani” è una raccolta di dodici racconti, dei quali due scritti a quattro mani. Le due autrici confermano, in continuità con i lavori precedenti, la loro concezione della narrativa fantascientifica come costruzione di avventure esistenziali, sociali, umane. Si tratta di storie ricche di pathos e di riflessione sul senso della storia e dei possibili destini individuali e collettivi. Il rovesciamento del passato, la deformazione del presente e della prospettiva verso il domani è un tema che le scrittrici sviluppano in modo originale piegandolo abilmente al punto nodale della loro ricerca, l’analisi della multiformità delle forme di vita e della loro “umanità”, nonostante tutto.

In questo senso il raccordo fra le varie storie, pur così diverse, è l’attenzione profonda e spesso struggente alla dimensione singolare e irripetibile di un essere qualunque. Incastrati in un contesto che non hanno scelto o che hanno preteso di cavalcare, i personaggi di questi racconti devono fare i conti con una realtà sfuggente, altrettanto indecifrabile e sostenibile quanto quella nascosta nel profondo della loro intimità.

copertina del libro Lezioni sul domani, di Giulia Abbate e Elena Di Faziocopertina del libro Lezioni sul domani

Nel primo racconto “Ora tocca al dodo” il motivo di partenza è il classico viaggio nello spazio-tempo, guidato dall’eterno desiderio di poter tornare nel passato per correggere errori che minacciano il futuro presente. Ma lo scenario che si apre rivela una situazione paradossale. Il tuffo all’indietro avviene nel paradisiaco arcipelago di Mauritius all’epoca della seicentesca colonizzazione olandese. Qui convergono tre spedizioni con obiettivi, strumentazione, prospettive di vita del tutto diverse. Il dodo è un essere vivente che ha sviluppato, per poter sopravvivere, poteri di interferenze psichiche capaci di neutralizzare la caccia tecnologica degli aggressori. E’ un essere pacifico, che segue l’istinto della conservazione della specie, che reagisce per difesa e che, nella sua semplicità, è in grado di seguire e accettare il ciclo naturale della vita. In un racconto carico di tensione le scrittrici alternano scene di cruda violenza a momenti di sospensione della lotta nei quali emerge l’io dei personaggi. In alcuni di questi attimi c’è persino l’ abbandono all’idea di possibili futuri di pace, di solitudine, di bellezza, di pietà.

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Il dodo, preda da massacrare o da ridurre a oggetto di studio in laboratorio, ha fatto la sua scelta.

Ne “I tempi cambiano, nonna!” in una fantastica storia, tra le tante possibili, il regime fascista ha colonizzato la Luna. La nonna è un surrogato riparatore che dovrebbe alleviare la disperazione dei coloni abbandonati dal governo che non ha saputo meglio gestire l’operazione. Con un registro ironico e divertente le autrici presentano una comunità regredita a villaggio, impegnata come una sorta di grande famiglia in un’economia di sussistenza, allertata dalla possibilità di un attacco nemico, sempre più depressa.

Ben diverso lo scenario delineato da Elena Di Fazio ne “Il bombarolo”. In questo caso la realtà è quella della rete telematica, dei suoi possibili effetti impazziti e perversi, dei suoi virus. Benedetta, come tutti, vive l’angoscia paranoica dell’infezione e della distruzione dei propri ricordi, cioè della sua stessa esistenza. In un crescendo di paura paralizzante , uomini e donne, ridotti ad atomi isolati, a rischio di collasso economico, cedono ormai tutti alla logica del sospetto. Introiettano il ruolo di carnefice nella speranza di non essere vittima. Quello di Benedetta è un mondo spietato dove l’esplosione, o la paura che essa accada, sbriciola l’esistenza più velocemente del tempo fisico. Il sapore di una giornata passata in campagna più di sessant’anni prima è affidato ad una fotografia ingiallita. Anche la cancellazione di questo ricordo sarà dovuta al virus? Intanto un vecchio alano malato è morto da mesi, ma la sua proprietaria non lo sa.

A volte il ricordo resta, legato ad un mito personale, affondato in un tempo lontano ma sempre vivo nella memoria fino a costituire il posto buono dove tornare. Con la mente e non solo. Ne “Il giardino degli eucalipti” Giulia Abbate immagina il percorso di una donna ormai anziana, un’esistenza che è passata come tante. Ha goduto degli affetti della propria famiglia di origine e di quella che si è poi costruita. Ha imparato a razionalizzare le emozioni e a ricordare i sogni ed è pronta per un viaggio speciale. Un giardino dipinto la attende in un punto dello spazio. E’ una semplice decorazione, qualcosa di infinitesimo nella miriade di frammenti naturali e artificiali che popolano lo spazio. Ma è un frammento capace di legare i punti del continuum spazio-temporale, di dare senso a una vita.

Viceversa, in “Niagara” di Elena Di Fazio il ricordo è frantumato e sparso nella rete interconnessa di un’umanità che ha rinunciato a se stessa per un ampliamento dei poteri, per un desiderio di immortalità. Brando è un androide, che, come tanti, è stato ridotto ad una larva disorientata e agonizzante nel suo difettoso corpo bionico. La sorella, che ne ha i mezzi, dovrebbe aiutarlo a fuggire su Marte, a rifarsi una nuova vita in una qualche colonia: magari una vita miserabile, ma pur sempre una forma di sopravvivenza. Ma chi è, davvero, Brando? Intanto, vicino alla casa dei due fratelli, la cascata del Niagara scorre come sempre. Dove anni prima la gente gettava le ceneri del proprio vecchio corpo come rito propiziatorio per una nuova esistenza, l’acqua continua a rovesciare il suo carico di sensi di colpa.

Giulia ed Elena hanno una capacità straordinaria di ricostruire in modo fantastico eventi storici di portata epocale. Le due autrici possono così spaziare immaginando scenari possibili e impossibili. Il ricordo assume in questo caso la forma della memoria storica, deformata dall’invenzione fantascientifica. Si è visto un esempio a proposito di “I tempi cambiano, nonna!” dove l’incursione nella storia del regime fascista, delle sue velleità colonizzatrici e della sua ideologia, è stata portata avanti con grande acutezza e ironia.

In “Lezioni sul domani”, che dà titolo alla raccolta, ci troviamo di fronte ad una variazione sul tema dello storico viaggio sulla Luna del 1969. Dal futuro, una spedizione di visitatori porta la sua nuova tecnologia che dovrebbe aiutare gli astronauti a posizionare sul satellite terrestre un ripetitore in grado di ottenere un segnale da Marte. Eva e i suoi compagni si ritrovano negli anni sessanta, due generazioni precedenti,quando la nonna di Eva è ancora un’adolescente. Ma non tutto va come dovrebbe e la speranza di una grande mente interconnessa che superi i limiti percettivi del singolo rivela tutte le sue potenzialità catastrofiche.

In “La guerra è finita” Elena Di Fazio immagina una Roma dominata dai tedeschi del Reich, intenti a costruire la nuova Città Militare obbligando i cittadini ai lavori forzati e a portare la maschera anti-gas. Quella che il protagonista definisce la sua seconda faccia, la meno infelice. Nelle baraccopoli si sopravvive alla meno peggio, con il baratto di viveri e la droga dell’oblio. Ma la guerra è finita. Il Fuhrer è morto. O qualcuno l’ha rimpiazzato o è vivo e ha solo un nuovo nome. Forse, nell’inferno del presente, la guerra non è mai finita.

Lo scenario storico diventa apocalittico in “Ho toccato il cielo”, dove Elena mette in campo la disperazione da fine del mondo e il tentativo di fuga delle comunità minacciate. La morte arriva nella forma di inarrestabili piogge di meteoriti. Il bio-modem è lo strumento che dovrebbe dare una speranza di sopravvivenza agli abitanti della Terra. Una donna, il suo bambino e il suo compagno sono ormai circondati dalle abitazioni fantasma dei vicini , da strade dove giacciono le spoglie abbandonate di chi ha già fatto il salto verso il cielo, verso l’oltre sperato. Riusciranno a riunirsi?

Sempre di sapore apocalittico il racconto “Sette contro il mondo”, dove Elena sceglie di nuovo la storia di una famiglia. Viene così data voce concreta al punto di vista di un gruppo ristretto, alla dimensione personale, all’esperienza di un bambino. Un uomo, vissuto in campagna, nella realtà di un paese isolato e di lavori umili per sbarcare il lunario, ha organizzato la sua famiglia impegnando e addestrando i suoi figli alla sopravvivenza nella foresta. La lotta quotidiana contro gli invasori alieni è spietata. La caccia deve continuare. Ma si tratta davvero di alieni? Qual è la verità?

Le difficoltà di distinguere la realtà da quella immaginata e percepita sono al centro di un altro gruppo di racconti nei quali le autrici indagano il potere della manipolazione sociale e l’intreccio paranoide di lotte che si scatenano su più livelli alterando completamente la coscienza degli attori in gioco. L’esempio più interessante a questo proposito è il racconto “Un chiaro scrutare”, dal titolo particolarmente evocativo per gli appassionati di fantascienza. Qui l’attenzione è centrata sulla storia odierna, con chiari riferimenti di carattere politico. Giulia Abbate individua con grande acutezza il background culturale costruito appositamente per spingere la gente ad assumere abitudini e credenze che sono preparatorie all’assunzione di poteri forti, autoritari. Il popolo dei tolk shows è oggi sotto gli occhi di tutti: preda di una miscela di volgarità, irrazionalismi, rabbia. È la sottocultura che porta all’acquiescenza: la gente che crede a certe cose, si lascerà facilmente predare su questioni ben più importanti. Ma chi regge le fila? In uno splendido racconto carico di continui colpi di scena, dove tutti credono di agire essendo agiti, Giulia descrive un mondo allucinato guidato da una smania di potere che diventa complotto e paranoia. Un mondo molto reale.

Anche in “Perky Moon” di Elena Di Fazio lo scenario è molto vicino alla società contemporanea. Gli accenni ad un futuro tecnologico sono affidati a pochi elementi come la robotizzazione, i nuovi mezzi di spostamento. Per il resto, la vita della protagonista è quella di una ragazza semplice, che vive in famiglia, che studia all’università. L’elemento drammatico è nel potere di distorsione delle note di una canzone di successo sulle intelligenze artificiali. Il cervello dei robot salta, impazzisce. Ma non sono anch’essi una forma di vita? Forse all’interno dell’esistenza robotica si annida una forma di saggezza e di consapevolezza sconosciute agli esseri umani.

I messaggi mandati in questi racconti sono di invito al senso critico, all’esercizio del dubbio, all’ampliamento degli orizzonti, ma anche alla considerazione più fine di ciò che è piccolo, intimo, diverso. Sono messaggi di tolleranza e di pietà per un’umanità che pare, nel futuro presente, andare alla deriva. In questo senso la scrittura è davvero un impegno a calarsi nella realtà. Con il supporto della fantasia, dell’arguzia, dell’amicizia. L’ultimo racconto”Il Re degli Orchi” non a caso è dedicato da Giulia alla collaborazione e all’amicizia con Elena. E’ un racconto divertente che esalta le capacità dell’autrice di fantasticare diversi possibili livelli di realtà e di identità con forte senso di ironia e autoironia.

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