Una recensione di Dina Lentini

Oeuvre poétique de Mateo de Brou: l’enfant, flamme

“...une terre triste avale ses meilleurs bébés...”

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Sono momenti, questi, nella scena politica europea, nei quali il rifiuto di aderire ad un’Unione neoliberista e costruttrice di nuovi muri, anziché essere analizzato onestamente, viene liquidato come segno di chiusura e di egoismo. E l’egoismo sembra essere, d’altra parte, il valore più facile a imporsi , contro l’idea semplice e naturale di accoglienza, di umanità. Aggrappata tenacemente ai propri interessi economici internazionali, o, faccia della stessa medaglia, ai localismi più beceri, l’Europa affonda. Il mare che getta i morti sulle spiagge è il mare cavalcato dal neocolonialismo più feroce, quello che si traveste di modernizzazione, che si nasconde dietro promesse, dichiarazioni di intenti. L’Unione si disfa tra i relitti dei naufragi, tra i cadaveri, in mezzo alla ricchezza sprecata di vite e storie che non hanno avuto una possibilità. Dall’altra parte del mare, l’Africa, già abusata nei secoli, continua a bruciare.

una bambuina africana guarda il proprio futurobambina

Queste poesie di Mateo de Brou arrivano come un dono di semplicità e di verità in mezzo ai fiumi di retorica vuota e ipocrita che si sprecano sul vecchio continente. L’Africa grida i suoi sogni rubati, le speranze costrette a cozzare con la realtà senza poterla trasformare. L’Africa perde i suoi bambini migliori.

Mateo de Brou è un giovane insegnante apprezzato e conosciuto anche in Italia per il suo impegno in Costa d’Avorio nel recupero di ragazzi e ragazze altrimenti destinati alla strada e alla violenza. Le sue poesie rientrano con grande coerenza nel suo progetto professionale e generale di vita. Esse non rappresentano solo uno spazio di riflessione intima e privata, sono parte integrante di un intervento sociale. Perché la poesia, l’arte, la cultura in generale, sono, per Brou, lo strumento principale di educazione delle nuove generazioni del continente africano.

Basterà la letteratura, la poesia, di fronte alla tragedia dei bambini-soldato, di fronte al genocidio, al martirio ininterrotto dell’Africa?

La rosa della pace è stata guastata dall’uomo, dice Brou. Il Natale è infelice nella guerra.

Ma, insiste, “amiamo tutti i bambini”, rispettiamo il loro diritto, salviamoli.

La prospettiva europea sul grande esodo africano resta, anche con le migliori intenzioni, superficiale. E’ un fenomeno storico da studiare. Le immagini della strage giornaliera sul mare e sulle zone di confine sono entrate nella routine e in qualche modo accettate. La brutalità fa orrore, ma anche la pietà risulta monca perché la percezione della sofferenza sfiora appena il dolore di una massa nella quale gli esseri umani si confondono. Sono proprio gli aspetti del dramma collettivo a rendere difficile la testimonianza e la comunicazione di vicende individuali. Il fascino delle poesie di Brou è dato dalla prospettiva interna, dal senso di appartenenza a un luogo e a una storia, a un dolore che si conosce bene perché lo si tocca con mano quotidianamente, a una disperazione profonda, a un sogno.

Le poesie, l'opera poetica di Matéo de Brou la trovate in questa pagina di La natura delle Cose. Nella stessa pagina, nel link in alto a destra si trova la possibilità di scaricare l'ebook delle sue poesie, in formato epub, kindle e pdf

Amiamo tutti i bambini. Salviamoli.

Nella prima di questa serie di poesie, Attention à ma tension, ci troviamo di fronte due figure esplosive: un bambino -soldato, una madre. Lui è folle, lurido, armato, gettato nella guerra senza istruzione militare, soldato di una sera cupa. Anche lei è folle mentre riprende il secchio dei dolori, madre dalla maternità che va indietro, che grida al soccorso, a queste corse rubate di un bambino perduto nel sangue. Brou , che è anche disegnatore e pittore, riesce a descrivere una scena potente, nella quale il dramma è costruito sulle immagini, e sui colori, ma anche sui suoni. Un esempio: il grido di aiuto, “au secours”, della madre viene a confondersi, nella pronuncia, con il rimpianto per le corse infantili, perse per sempre, “ce cours”.

L’ultimo verso, “Attention à la tension d’une mère” riprende il titolo ed è un invito ad una presa di coscienza. Facciamo attenzione al dolore della donna, della madre (della terra, della grande madre Africa): la corda tesa può spezzarsi.

Con un linguaggio semplice e crudo, con una originale capacità di mescolare (e unire) termini francesi e africani, Brou non rinuncia alla speranza:

“..Aujourd’hui pas des balles mais des bals...”

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