Una recensione di Dina Lentini

Yokufina: quando la fantascienza diventa critica sociale

su un racconto distopico di Nino Martino

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Nel mondo della democrazia perfetta e dell'ecologia al potere due ricercatori sono riusciti a ricavarsi uno spazio privato che consente loro una vita appartata, semplice e serena. Si tratta di un legame forte, basato sulla comune passione per l'analisi scientifica e l'inchiesta giornalistica, ma anche sulla condivisione di valori fondamentali come quelli dell'amicizia e della famiglia. Nel mondo esterno le cose vanno diversamente, ma i due amici e le loro mogli riescono ad ammortizzare gli effetti più invasivi del sistema socio-politico, finché non succede qualcosa.

copertina di Yokufina, racconto lungo distopico di Nino Martinocopertina del racconto Yokufina di Nino Martino

Una correlazione di dati si amplia fino a diventare una vera e propria ricerca. Il rapporto causa-effetto tra i dati rilevati evidenzia in modo inoppugnabile il principale fattore di rischio e di morte nel campo di una patologia pressoché incurabile che va dilagando in tutti i livelli sociali, quasi una pandemia.

Il mondo asettico e razionalizzato dell'efficienza tecnologica ecosostenibile rivela il suo volto disumano e la sua dimensione anti-utopica. L' apparato nascosto è quello di sempre, annidato nella struttura economica di tipo monopolistico che ha saputo costruire una sovrastruttura coerente con i propri interessi materiali veicolando e facendo interiorizzare messaggi positivi di liberazione. L'aspetto drammatico di questo scenario futuribile è descritto dall'autore con un registro particolare ed efficace.

Lo scenario evocato è presentato indirettamente, attraverso scene di vita quotidiana che assumono un sapore surreale e grottesco. Il linguaggio, semplice e leggero, contiene una forte carica ironica che trascina il lettore e lo diverte. Nonostante l'evidenza dell'impegno di critica sociale, il tono rimane garbato e non scade mai nella polemica diretta o nell'aggressività, risultando decisamente più incisivo di un attacco esplicito. Ricco di immagini e di invenzioni fantastiche, questo stile narrativo è già evidente nella parte iniziale del racconto, allorché Nino Martino ci presenta l'incredibile figura del postino che arriva a casa dei due amici per consegnare un pacco: postino tecnologico, agente pubblicitario, attore, esperto informatico e altro ancora, quest'uomo è la figura simbolo della società futura e dei sentimenti che essa trasmette capillarmente, di porta in porta.

Coerentemente con questa impostazione, il racconto si sviluppa puntando al rapporto tra i poteri economici forti e la loro capacità di manipolare l'opinione pubblica e l'apparato normativo. L'odissea dei due amici va frantumandosi sullo scoglio della “certificazione”, l'unica patente ammessa sul piano legislativo per poter condurre una ricerca.

E' il mondo rovesciato, quello della legge e della scienza condizionate dall'economia, della subalternità assoluta delle masse, del pensiero unico. È anche il mondo della comunicazione via rete, con le sue fallacie e l'esposizione ad ogni sorta di messaggio facilmente cavalcabile dall'alto.

L'autore, da sempre impegnato nella battaglia per un'educazione scientifica, si diverte a inventare esempi di “bufale” che circolano tranquillamente sui social network e che, al di là dell'invenzione letteraria, hanno un sapore iper-reale: come ben sa chiunque navighi in internet, la realtà della rete supera spesso, quanto a ideologizzazioni e irrazionalismi di varia matrice, gli esempi forniti nel racconto.

Nino Martino coglie, comunque, il ruolo effettivo delle “bufale” in rete. Non si tratta solo di esternazioni folli o demenziali, ma di pronunciamenti appositamente costruiti per essere subito falsificabili e che trascinano, come discorsi equivalenti, anche i ragionamenti corretti e sostenuti da rigore scientifico. Il potere rivoluzionario della rete, la sua carica esplosiva nella trasmissione di informazioni in tempo reale, viene così inficiato e controbilanciato nel populistico avallo della liceità di ogni opinione. Nella lotta per il disvelamento della realtà i nostri due eroi, un po' ingenui e un po' romantici, ma sempre allerta e vitali, non vinceranno ma neanche perderanno. Nell'assurdo scenario futuribile non c'è molto spazio per la speranza, ma nemmeno per la rassegnazione.

Riportiamo un booktrailer fatto da Studio83 per la Delos Digital. Da youtube.

Riportiamo inoltre qui di seguito un paio di brani tratti dal racconto, per capirne lo stile.

Primo capitolo: l'arrivo del postino

Lo vidi arrivare lungo il viale alberato che portava alla nostra casa. Ero alla finestra del piano superiore. Carlo smanettava furiosamente nella saletta che avevamo attrezzato per i computer. Gestivamo un nodo web di informazione in rete e Carlo voleva provare un nuovo programma per sfruttare la potenza relazionale della nostra rete di computer. Il programma girava solo su un noto sistema operativo commerciale e avevamo dato fondo a una parte dei nostri risparmi per comprarlo. Carlo diceva che bisognava assolutamente averlo, che con quel programma e con la nostra potenza di calcolo avremmo trovato molte relazioni interessanti su cui fare giornalismo.
Adesso dalla finestra vedevo arrivare il furgoncino delle consegne espresso. Scorreva silenzioso nel vialetto, con il suo motore elettrico.
Il furgoncino si arrestò di fronte alla porta di casa. Scese il fattorino, con la sua livrea coloratissima.
– È arrivato il nuovo sistema operativo – gridai.
– Bene – gridò Carlo dall’altra stanza, ed emerse in fretta.
Scendemmo la breve scala e, quando il postino entrò nel raggio d’azione dei sensori, partì la canzoncina soffusa “Oh, com’ in baby”, un successo di un paio di anni prima in rete.
Aprii la porta con un gesto.
Il fattorino era sorridente e sgargiante, con una piuma di struzzo autentica sul cappellino verde.
– Una consegna – disse e il suo sorriso si allargò ancora di più. Mostrò un pacchetto. – Che tariffa volete?
– Perché, bisogna pagare per la consegna? Non era già compresa nel prezzo? – Carlo non riesce mai a nascondere quello che pensa a proposito di una serie di convenzioni standard odierne.
– Lo sanno tutti che la consegna ecologica con un pulmino elettrico ha i suoi costi – disse il fattorino, improvvisamente raggelato.
– Ma non ci sono altre modalità di consegna? – insistette Carlo, ignorando un mio rapido pestone sul suo piede sinistro.
– Siete amici, voi due? – chiese il fattorino sempre più gelido.
– Beh, sì, certo – risposi.
Ci squadrò, sospettoso.
– Il suo amico non mi convince. Sembra contrario alle nuove norme ecologiche. Devo fare rapporto?
– Ma no, che dice… – intervenni subito, mettendomi fra Carlo e il fattorino. – Si voleva solo informare.
– Non si può tornare indietro, lo sapete meglio di me. E i trasporti ecologici hanno il loro costo.
– E le ditte il loro profitto – disse Carlo dietro le mie spalle.
– Lasci perdere il mio amico e ci dica le tariffe.
C’era una leggera brezza, che faceva stormire le fronde degli alberi del vialetto. Era un pomeriggio di fine inverno e la temperatura era accettabile. Il controllo climatico della città funzionava perfettamente.
– Senza pubblicità fanno 23,5 pfen. Con semi-pubblicità fanno 10,73 pfen e con pubblicità completa la consegna è gratuita.
Erano cifre ingiustificatamente elevate. Mi voltai a guardare Carlo, che fece un gesto rassegnato.
– Pubblicità completa, allora – dissi.
Il fattorino sorrise raggiante. I suoi denti erano perfetti: i fattorini erano selezionati accuratamente.
– Ero convinto che avreste fatto una buona scelta, non ve ne pentirete… – E fece un breve gesto con il mignolo della mano sinistra. Apparve a mezz’aria una piccola tabella, con un “accetto” e un “non accetto”.
– Accettate la pubblicità intera secondo le norme commerciali vigenti, impegnandovi a comprare nell’arco dei cinque anni almeno uno dei prodotti pubblicizzati? Rispondete con un sì o con un no. Alla fine potrete esprimere un parere che va da uno a dieci sulle capacità teatrali del sottoscritto.
– Ma… – cominciò Carlo.
– Accettiamo – tagliai corto.
– Mettete il vostro indice su “sì” nell’ologramma sensoriale.
Prima che Carlo si infuriasse toccai la casella “sì” dell’ologramma. Il solito, leggero pizzicore e le mie impronte digitali vennero scannerizzate e registrate.
Il commutatore olografico emise un tintinnio dolce e iniziò la recita. Il fattorino si trasformò, grazie al rivestimento olografico, in un principe biancovestito. La sua armatura luccicava ai raggi del sole nascente. Il cavallo che montava era bianco, nuvolette di vapore gli uscivano dalle froge. Una principessa dalle lunghe vesti era accasciata con la testa fra le mani. La principessa piangeva e il suo petto si sollevava in singhiozzi acuti. Ma il cavaliere dall’armatura bianca scese da cavallo, le si avvicinò e le pose una mano sulla spalla candida e nuda. La principessa sollevò il suo bellissimo viso: le lacrime sgorgavano a fiotti. Il cavaliere le chiese cosa non andasse. E la principessa gli raccontò le sue disperazioni. Non ricordo cosa fossero esattamente, perché sia Carlo che io eravamo sempre stati un po’ refrattari ai messaggi pubblicitari. Il cavaliere estrasse da una tasca dell’armatura (licenza poetica?) una merendina appiccicosa.
– Non temere, mia principessa. Io ti amo. E per rendere radiosa quest’alba, per affrontare la giornata pieni di energia non c’è niente di meglio di una merendina CrocchiLappy.
Il cavaliere si rivolse a noi, magnificando le virtù naturali della merendina CrocchiLappy, fatta con prodotti che vengono dalla terra e dall’energia pulita del sole.
– Non lo sopporto – mi sussurrò Carlo nell’orecchio. Non poteva parlare ad alta voce, perché avrebbe interrotto il messaggio pubblicitario e avremmo dovuto pagare una salata penale pari al triplo della consegna senza pubblicità.
La cosa andò avanti per dieci minuti buoni. A volte era un “macho” dalla mascella squadrata che utilizzava una vettura elettrica RadiantLight per vivere avventure e sfide. A volte era un profumo. I temi fondamentali erano sempre gli stessi: la sfida, il sesso, l’arroganza, il potere, l’unicità nell’usare un prodotto che usano tutti, il distinguersi a tutti i costi, il disprezzo universale per chi non usasse quel prodotto.
Alla fine ogni cosa si concluse: il fattorino ci porse il pacchetto e Carlo protese la mano per prenderlo.
– Sarebbe meglio che esprimeste un parere sulle mie abilità prima di prendere il pacchetto, per piacere.
Apparve la solita tabella. Sia io che Carlo poggiammo il dito mignolo sulla casella “dieci” da “uno” a “dieci”. E il pacchetto passò nelle mani di Carlo.
– Grazie mille e che la vostra giornata sia radiosa e pulita. Non è semplice trasformarsi con gli ologrammi. Ho frequentato un corso speciale. Avrete notato gli aspetti realistici. – Il fattorino sprizzava orgoglio. – Ho apportato di persona alcune modifiche al software del proiettore olografico.
Carlo e io lo fissavamo.
– Sapete, ho preso la laurea in informatica per poter superare le prove di selezione. Oggigiorno bisogna essere competitivi.
– Eh, sì, oggigiorno – disse Carlo.
– E poi bisogna anche saper recitare. Ho frequentato anche un corso di specializzazione presso il teatro Globale.
Il fattorino volse le spalle e si allontanò a passetti, poi salì sul furgoncino, che emise un leggero soffio. Il furgoncino si allontanò nel viale e presto sparì alla nostra vista. 

Il fiorire delle bufale, stralcio

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E poi cominciarono a fiorire strane cose.
– Stanno manovrando in rete – mi disse a un certo punto Carlo. – Guarda questo.
Mi fece vedere una lunga discussione: qualcuno aveva pubblicato una teoria strampalata.
Le foto tridimensionali mostravano un albero, un ulivo. L’albero era contorto, nodoso, pieno di bozze e di fori, come ogni bravo albero d’ulivo centenario. Accanto c’era la foto di un cane pieno di tumori.
Una ricerca scientifica non certificata aveva collegato le due cose. L’albero d’ulivo era contorto, il cane era andato a riposarsi sotto l’albero, anzi, il padrone lo aveva legato sotto l’albero. Ma l’albero era deforme e le vibrazioni energetiche che emetteva erano distorte. Il cane era immerso in vibrazioni distorte e la sua energia entrava in risonanza con l’energia delle vibrazioni, perché tutti sanno che le vibrazioni portano energia. Quindi la sua energia vibrava all’unisono con l’energia distorta dell’albero. E si era riempito di tumori, si era distorto anche lui.
Seguivano foto di altri animali con varie distorsioni: alcuni zoppicavano, altri avevano mascelle gonfie e tumefatte. Si proponeva una petizione a favore del raddrizzamento degli alberi di ulivo. Il raddrizzamento poteva avvenire nel tempo utilizzando un apposto diapason, che vibrava armoniosamente e che nel tempo poteva evitare la moria di cani legati sotto gli ulivi. Il diapason era una vera occasione. Se si avevano molti alberi di ulivi veniva fatto uno sconto speciale per uno stock di almeno venti diapason.
– E questo che c’entra con noi? – ero perplesso.

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