Dina Vallino: Incontrare l'inconscio di bambini e genitori con il gioco e l'osservazione

Introduzione alla Consultazione partecipata

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 L'obiettivo, tramite il lavoro con bambini e genitori nella stanza d'analisi, è di incontrare con il gioco e con l'osservazione l'inconscio di bambini e genitori.

Il problema del fraintendimento attraversa le famiglie odierne. Persino nelle famiglie “più tradizionali” c’è un sollecitare i figli con richieste e aspettative a volte incompatibili con i ritmi infantili. Quelli che possiamo definire “bambini campioni o bambini manager”, affollati di impegni per tutta la settimana, spesso eccellenti almeno in un campo, intenti a realizzare le attese dei genitori nei loro confronti, sono frequentemente tra i nostri pazienti. Infatti, quando le attese dei genitori non possono essere più corrisposte per il malessere che generano, il figlio inizierà a presentare sintomi di vario tipo, a seconda dell’età e del tipo di “rottura” dell’identificazione inconscia con madre e padre. Paradossalmente, se i figli riescono a esprimersi con un sintomo abbastanza inquietante per i genitori, si potrà ristabilire, con l’aiuto dello psicoanalista, una comunicazione in famiglia.

dipinto di Georges de la Tour: L'éducation de la ViergeGeorges de la Tour: l'éeducation de la Vierge

Nella mia esperienza i due concetti, fraintendimento familiare e identificazione patologica, sono connessi, nel senso che sovente non c’è l’uno senza l’altro. Un soggetto può adattarsi, può conformarsi, può omologarsi a ciò che la famiglia desidera, ma perdendo se stesso e le radici della sua identità (Vallino D. (2009), Fare psicoanalisi con genitori e bambini. Borla, Roma.).

Vi è quindi la necessità di trasformazioni nella psicoanalisi dei bambini. La trasformazione richiesta, a mio parere, non può astenersi dall'esame delle problematiche dei genitori, per continuare a dare risposte sia all’infelicità dei bambini che al loro specifico disturbo mentale.

Il disadattamento della famiglia al bambino ci costringe ad intraprendere un nuovo percorso clinico: oltre all'intrapsichico bisogna trovare il modo di dare tempo e spazio, nell’analisi dei bambini e adolescenti, all'interpsichico. Ma come? Bisogna tener presente le due componenti di base del bisogno di tenerezza del lattante: la pulsione fusionale e la pulsione a sentirsi esistere per qualcuno (il sentirsi importante, necessario, cioè amato). Esse si ripresenteranno nel bambino più grande: appartengono ai livelli originari della mente. Come analisti dobbiamo farci un'idea di come il bambino si sente esistere in famiglia e quanta tenerezza gli è corrisposta durante la crescita (Vallino D. e Macciò M. (2004), Essere neonati. Osservazioni psicoanalitiche. Borla, Roma).

Conferenza presentata Sabato 13 Aprile 2013 al Convegno dell'Osservatorio del CMP Cesare Musatti

Come trovare la via non soltanto per intercettare le paure profonde del bambino, le sue angosce e la sua infelicità, ma anche per avvicinarlo alla conoscenza delle sue relazioni buone o disturbanti con l'ambiente (genitori, nonni, fratelli e sorelle, scuola, baby sitter etc)? (Cfr. Barbieri G. (2012), Pimpa e l'Intervento Psicoanalitico Contestuale. In Quaderni di psicoterapia infantile n. 65,Borla, Roma).

Alla mia proposta di intervento ho dato il nome di Consultazione Partecipata con genitori e bambini. E' una proposta di prevenzione. Ha come elementi costitutivi: a) un setting, che sia idoneo ad accogliere i genitori e i figli insieme nella stanza d'analisi; b) un principio: vedere le cose dal punto di vista del bambino; c) una finalità: incoraggiare i genitori ad osservare il bambino per superare il fraintendimento e l’incomprensione; d) un metodo: invitare i genitori “a mettersi in gioco” nel doppio senso, sia del coinvolgersi nell’osservazione che del giocare col bambino nella stanza insieme a me.

Ho avuto modo di constatare che i genitori vengono aiutati ad avvicinarsi ai vissuti del loro bambino quando noi percepiamo la famiglia del paziente non più come un ostacolo alla presa in carico (come nella consultazione classica), ma come una risorsa. Chi più dei genitori è capace di profondo affetto e possiede informazioni sulla vita del figlio difficili da cogliere da parte di un estraneo anche esperto? ( Vallino D. (2002), La consultazione con il bambino e i suoi genitori. Rivista Psicoan., 2002, XLVIII, 2 ).

Il giocare è un'attività mentale complessa, matrice della metafora e del transfert ( Ferro A. (1992), La tecnica nella Psicoanalisi Infantile, Cortina, Milano). Il gioco simbolico e il gioco narrativo, presenti durante la consultazione partecipata ai genitori (e più tardi nel corso della psicoterapia), sono i soli strumenti di cui disponiamo per permettere ai bambini di esprimersi, iniziando a proporre quelle "piccole narrazioni" che permetteranno alla nostra interpretazione narrativa di modificare le le loro angosce rimosse (cfr. Maggioni G.(2011), Il bambino non visto e i suoi genitori nell'incontro analitico. Quaderni Psicoter.Inf. n63, Borla, Roma)

Quando la coppia coniugale si rompe, nel senso di avviarsi alla separazione e al divorzio, riversa sovente sui figli il proprio dissidio (diventato odio) e di conseguenza a noi analisti è richiesto di riparare l’infelicità del bambino. Il bambino/a della coppia in via di separazione accusa sintomi vari e genitori separatamente chiedono la consulenza dello psicoanalista. Possiamo certamente intervenire con un progetto di psicoterapia o di psicoanalisi del figlio, ma non prima di aver chiesto ai genitori di “mettersi in gioco”, di esaminare le proprie responsabilità e competenze con un lavoro condiviso con il figlio e l’analista. Per loro bisogna allestire un setting idoneo, in cui i genitori possano intuire la gravità della solitudine del bambino (Cfr. Lepore S. (2011), La sedia vuota. Il posto dei figli nella separazione dei genitori, tra psicoanalisi e diritto. Quaderni Psicoter.Inf. n. 63 Borla, Roma).

Se la Consultazione Partecipata non risulta efficace, rimane l'esigenza di procedere ad analisi individuali col solo paziente bambino, ma ugualmente non si possono escludere madre e padre nella presa in cura dei figli. E' opportuno quindi aggiungere una correzione del setting di base, in cui lo psicoanalista è aperto ad ogni richiesta di incontro da parte dei genitori quando ne sentono la necessità: con incontri regolari con loro, vuoi da soli, vuoi insieme al figlio, magari una volta al mese o più di frequente. La cosa è facilitata se si è instaurata una relazione amichevole e di collaborazione con loro (magari preparata nella precedente Consultazione partecipata).

In conclusione noi psicoanalisti oggi non solo non possiamo negare che la famiglia e l’ambiente abbiano un’influenza sullo sviluppo sano e patologico del figlio, ma neanche possiamo idealizzare le trasformazioni che un bambino può fare con il solo aiuto dell’analista.

Dal mio punto di vista, condiviso con Franco Borgogno, l’attenzione all’intrapsichico, al mondo interno, all’espansione immaginativa e dialogica, non può in alcun modo fare dell’analisi una zona esentata dal principio di realtà. Perciò, abbiamo sostenuto, non si può considerare come unico obiettivo dell’analisi ciò che accade tra analista e paziente, con un restringimento del lavoro analitico al "qui ed ora" della seduta. Infatti tutti noi psicoanalisti abbiamo sperimentato l'insufficienza della nostra funzione di terapeuti nei confronti dei nostri pazienti, i quali senza il sostegno dell’ambiente non possono farcela “a guarire” (Cfr. Borgogno F., Vallino D. (2006), “Spoilt children: un dialogo fra psicoanalisti". In Quaderni Psicoter. Infantile, n.52).

Se il genitore invece si accorge, col nostro aiuto, del fraintendimento, che dà luogo al sintomo del bambino, si avvia un processo di autoriflessione che non finisce nell’ora della seduta, ma prosegue dopo, nella quotidianità, con mutamenti che avvengono nella relazione col bambino fuori della seduta.

E’ una riflessione psicoanalitica vera e propria, un contatto con il proprio inconscio infantile e transgenerazionale che, per il padre e per la madre di quel bambino, implica la scoperta di ciò che hanno rimosso. E non sono soltanto pensieri quelli che i genitori pongono al di fuori della loro attenzione, sono soprattutto azioni, attese, richieste. Con la consultazione partecipata invito i genitori a portare alla consapevolezza la rimozione delle loro identificazioni proiettive sul figlio. Dobbiamo deciderci a progettare e a praticare un nuovo setting idoneo ad accogliere madre e padre, salvaguardando la privacy del bambino. Restituire ai genitori la responsabilità nella cura dei propri figli, anche nel senso mentale e affettivo, è compito del lavoro congiunto terapeuta genitori e bambino. Questo lavoro di collaborazione faccia a faccia con i genitori è complesso ed emotivamente difficile. E' di grande ausilio una preparazione pregressa quanto all'essersi fatti una familiarità nel relazionarsi ai genitori nel vivo della quotidianità con i loro figli, esperienza che è uno degli apporti principali dell'Infant observation.

E le identificazioni proiettive intrusive dei terapeuti? Sin dalla fine degli anni ’80 mi impegnai con altri colleghi ( tra cui Marta Badoni, Antonino Ferro, Magda Viola) per una formazione dei candidati che li preparasse a non “contaminare” con le proprie identificazioni proiettive patologiche le menti dei loro pazienti. Alcune di noi ritenevano elettivo a tal scopo il metodo dell’Infant Observation di Esther Bick e di Martha Harris. Ci sembrava utile, per i futuri psicoanalisti di bambini, prima che avessero responsabilità terapeutiche dirette, una conoscenza del neonato e del bambino risultante dall’aver fatto una infant observation e dall’aver partecipato a seminari di infant observation . Nell’attuale Perfezionamento in analisi di bambini e adolescenti è tuttora vigente, tra altri insegnamenti, una formazione con l'infant observation, che deve aiutare il candidato a saper riconoscere le valenze della relazione precoce madre-bambino, l'effetto della presenza del padre e dei fratelli e sorelle, nonché i vari livelli della comunicazione infantile non-verbale, l’intenzionalità dei piccolini espressa nel comportamento e i vari fattori di rischio legati alle identificazioni patologiche.

Dal punto di vista della formazione teorica degli analisti di bambini e di adolescenti deve avvenire un percorso di avvicinamento ad autori lasciati in disparte: oltre che Winnicott, Bion, Bick , maestri di pensiero già ben noti, occorre approfondire lo studio di Ferenczi, della Scuola di Budapest, di Bowlby, dell'Infant Observation e dell'Infant Research.

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