un'altra inchiesta di Petra Delicado

Alicia Giménez-Bartlett. Il giallo mediteraneo 2

recensione di Dina Lentini al libro “Gli onori di casa” di Alicia Giménez-Bartlett, Sellerio 2013

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(N.d.R. questo saggio è attualmente "obsoleto". Completamente rivisto, ampliato e arricchito di analisi su altri romanzi di Alicia Giménez-Bartlett, fa ora parte del saggio di Dina Lentini: "Il romanzo poliziesco contemporaneo tra tensione morale e impegno sociale", delos, gennaio 2019)

L'ultimo romanzo di Alicia Giménez, “Gli onori di casa” (titolo originale: “Nadie quiere saber”) ha la struttura del "cold case".

Il tema della riapertura d'indagine è ben collaudato nella letteratura gialla ed è tra i più appassionanti perché permette ai protagonisti della vicenda quella riflessione sul passato che nasce dal confronto con l'identità che si aveva e quella che è, nell'oggi, il risultato di una evoluzione, a volte positiva a volte non del tutto riuscita. Nonostante la complicazione relativa al raffreddarsi della pista investigativa, il cold case stimola la ricerca e affina la sensibilità per gli aspetti umani della vicenda portando il detective (e il lettore) a fare i conti con le proprie problematiche e con il bilancio della propria vita che si credeva definito o perlomeno ragionevolmente abbozzato. Si può perciò dire che anche in questo romanzo la Giménez resta fedele al suo gusto per il tema dell'evoluzione e della crescita. Le vite si modificano in seguito, ma non solo, ad un evento criminoso e il segreto nascosto per anni diventa l'occasione, se portato alla luce, di una ricerca più generale sul proprio io, sul ruolo svolto in famiglia e nella società.

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Petra Delicado e Fermin Garzòn sono ormai una coppia affiatata legata dai tanti casi affrontati insieme, dai pericoli trascorsi, da un rapporto profondo fatto di affetto e di stima, ma soprattutto di grande rispetto reciproco e libertà. Il lettore conosce bene, dai romanzi precedenti, l'ansia quasi ossessiva che Petra pone nella costruzione della sua sfera di autonomia: sia nel campo professionale, sia nella vita privata, finalmente serena accanto all'uomo giusto, la donna poliziotto è, o ambisce ad essere, una donna libera. Complicata, intollerante, violenta in tutti i rapporti dove mette tutta se stessa, Petra supera il clichet superficiale della femminista assetata di potere: è sua ferma intenzione non tanto l'usurpazione di ruoli maschili, che spesso disprezza, quanto l'affermazione di sé come persona e come persona onesta e libera.

di notte a Barcellona, vicino al sagrado di una chiesa, tra i giovani, due giocoliere agitano torce di fuocogiocoliere di fuoco a Barcellona di notte. Fotografia di Dario Martino

Nel confronto, Fermin evidenzia un tipo umano più semplice, ma altrettanto capace di evoluzione: come l'ispettore, anche il suo vice è interessato ai cambiamenti e alle contraddizioni della società che lo plasma suo malgrado e con la quale deve fare i conti; come Petra, Fermin è ben intenzionato a difendersi ed è in grado di usare non solo gli strumenti tradizionali dell'analisi ma il mezzo più efficace per mettersi in gioco, l'autoironia. Un esempio della versatilità di Garzòn è dato, in questo romanzo, dalle vicende legate al viaggio romano: qui, a contatto con i colleghi della polizia italiana e lanciato nella scoperta della città, il vice ispettore conferma non solo le sue doti di umanità e la sua capacità di costruire amicizie non superficiali, ma mette in mostra se stesso e i suoi desideri in tutta la loro sconcertante fanciullesca semplicità.

In questa inchiesta nella quale Petra Delicado e Fermin Garzòn si fanno, come sempre, da reciproca spalla, lo scenario si apre a intrighi internazionali, spostandosi dalla Spagna all'Italia.

Un delitto vecchio di cinque anni viene riaperto sulla base di una denuncia che mette in moto sospetti inizialmente vaghi, intrecci complicati, nuovi eventi criminosi. La morte di un anziano imprenditore tessile dal nome importante e rispettato è stata archiviata come semplice delitto a scopo di rapina: si tratta di risalire alla vera attività dell'uomo e alle sue relazioni intime all'interno e all'esterno della famiglia.

In una Spagna sempre sospesa fra tradizionalismo e modernizzazione, i due detective si scontrano con luoghi comuni e vecchi valori che hanno perso l'elemento dell'antica onestà e sono ormai degenerati nel contesto di relazioni criminali cui fungono da facciata: il vecchio patriarca, per esempio, quando viene ucciso non ha più nulla del padre di famiglia, dell' imprenditore capace, dell'uomo rispettabile. L'indagine mette a nudo le miserie umane e morali di un ambiente tradizionale e perbene, segnato da colpe private inconfessabili, colluso con la mafia. .

Petra ne approfitta per viaggiare da un luogo all'altro in Spagna, poi all'estero. Nel suo paese all'omologazione urbana delle grandi città fa riscontro, nelle regioni più legate alla tradizione, la difesa intransigente di uno stile di vita del passato. L'ispettore ne è sdegnata:

“...questa terra magnifica è carica di tutti gli aspetti della Spagna che più mi fanno orrore: corride, processioni, penitenti, seňoritos a cavallo, grate alle finestre, rose fra i denti, madonne piangenti col mantello d'oro..”.

Fermin, più anziano e alieno per temperamento dalle battaglie di Petra, convive tranquillamente con i miti turistici del proprio e dell'altrui passato, innamorandosi perdutamente, ad esempio, della romanità. Ma entrambi i detective conservano intatta la capacità di indignarsi di fronte al cinismo, alla crudeltà, al degrado. I due hanno ormai sviluppato una conoscenza reciproca che li pone subito in sintonia, anche se mascherano la tenerezza con la battuta sarcastica, il gesto rabbioso, la suscettibilità, a volte l'insulto.

Che si tratti di un carcere femminile dove l'aggressività è pronta ad esplodere, dell'ambiente desolato della piccola criminalità usata e massacrata da giochi più forti o dell'esplosione di sordide passioni degenerate in atti criminali, Petra e Fermin si ritrovano insieme a provare la stessa pena, la stessa amarezza.

Alcia Giménez-Bartlett si conferma così non solo abile tessitrice di trame, ma attenta studiosa della natura umana e dei mutevoli giochi di prospettiva che la crescita della persona e della società comportano. Il suo stile affascina, come ho già evidenziato in un'altra recensione, per la capacità di armonizzare in modo semplice ed efficace drammaticità e leggerezza.

Dina Lentini, gennaio 2013

proprietà letteraria riservata di Dina Lentini e de "La natura delle cose"

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