Dina Lentini recensisce

Qiu Xialong: Shangai Redemption - Dragon bleu, tigre blanc

'la Cina Ŕ pi¨ inverosimile che nei miei romanzi...' Qiu Xialong

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(N.d.R. questo saggio è attualmente "obsoleto". Completamente rivisto, ampliato e arricchito di analisi sugli ultimi romanzi di Qiu Xialong, anche inediti in italiano, fa ora parte del saggio di Dina Lentini: "Il romanzo poliziesco contemporaneo tra tensione morale e impegno sociale", Delos. gennaio 2019)

La paura è un vagone della metropolitana, in mezzo a sconosciuti che forse ci ignorano o forse fingono indifferenza seguendo le nostre tracce, mentre occorre decidere in fretta se saltare giù alla prima fermata o continuare la corsa. Per la prima volta l'ispettore Chen prova l'angoscia dell'uomo braccato: i sui sensi sono all'erta per sfuggire a trappole sofisticate, per nascondere le sue mosse, per sopravvivere.

Anche nell'ultimo romanzo della serie Qiu Xialong pone al centro della storia il tema a lui caro del degrado morale, di un livello così alto e ramificato di corruzione da rendere un privilegio riservato a pochi anche la fruizione di diritti elementari. Se nelle altre indagini il poliziotto di Shanghai aveva sperimentato la desolazione del vuoto sul piano umano ed etico-politico, adesso finisce per trovarsi avvolto in una spirale perversa che rischia di annientarlo. Simbolo della assoluta destabilizzazione della società, Chen passa velocemente dal disorientamento alla perdita di ogni suo potere, all'impossibilità di individuare il volto del nemico e le sue motivazioni, all'incubo di ritrovarsi preda da cacciare e da divorare senza pietà. Si muove alla cieca, si nasconde, sospetta di tutti.

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Nel giorno di Qingming, dedicato alla visita e alla pulizia delle tombe, Chen si ritrova, solo, ad onorare la tomba del padre nel cimitero di Suzhou. Non ci andava da anni. La notizia della sua caduta in disgrazia gli è arrivata appena il giorno prima: esonerato dalla sua funzione di ispettore capo e di vice-segretario del Partito, il poliziotto è stato nominato direttore della Commissione delle riforme giuridiche di Shanghai, un incarico che, dietro l'apparente promozione, nasconde di fatto l'allontanamento da cariche di potere effettivo, la fine di una carriera brillantissima.

un drago cinese blu si accompagna con una tigre bianca

Prendere l'autobus, mescolarsi alla folla che non può permettersi altro se non un viaggio lungo e scomodo, non è proprio una scelta: da un lato, con la perdita del suo ruolo, l'ex ispettore, che è troppo fedele al suo modello di integrità morale per sfruttare mezzi che non gli competono più, è anche proiettato verso un tenore di vita decisamente più basso; da un altro lato, la festa di commemorazione dei defunti vissuta nell'anonimato e nelle abitudini popolari è un'occasione per riflettere. Chen ha tante cose su cui ragionare, mentre gli antichi “canti rossi” in vigore durante la Rivoluzione Culturale e nuovamente propagandati dal Partito diffondono motivi noti e ricordi dolorosi attraverso gli altoparlanti installati anche al cimitero. La memoria del padre è ancora straziante: intellettuale confuciano e “nero”, perseguitato dalle guardie rosse, umiliato fisicamente e con il rogo dei suoi libri, vive nella memoria del figlio come un modello inarrivabile di saggezza.

I vecchi slogans e i noti ritmi rimbombano. Forse il preannuncio di una nuova Rivoluzione Culturale? Eppure i cambiamenti radicali del mondo cinese sembrano ormai irreversibili, a dispetto dei “canti rossi”. O forse, nella veloce ridefinizione del significato dei termini “rosso” e “nero”, palle nelle mani di un giocoliere, i “canti rossi” hanno perso la vecchia valenza politica, forse sono solo un fenomeno di moda. Anche il confucianesimo era stato riabilitato e se ne tentava un'improbabile conciliazione con il “socialismo alla cinese” nel quadro di una politica volta a favorire il decollo della “società armoniosa”.

Intanto lo stato di desolazione della tomba rinnova il dolore per le sofferenze subite dal padre e anche i rimorsi: Chen non ha fatto molto per onorare la sepoltura e, ancora celibe e privo di discendenza, sa di non potersi considerare un figlio davvero devoto. La decisione di avviare dei lavori di restauro della tomba, la scelta di un modello particolarmente costoso che per ora si può ancora permettere, è presa di slancio: in memoria del padre, ma anche per consolare la madre, buddista fervente. Ma gli appare comunque ben poca cosa.

Cosa gli direbbe oggi suo padre? In qualche modo, pur non condividendo la concezione confuciana del potere assoluto, la scelta di servire il suo paese e di mettere al primo posto l'interesse generale coincidente con quello del Partito hanno dato a Chen un obiettivo e una coerenza di idee per muoversi nella società. Potrà farlo, ora, privo del suo incarico e dei mezzi di cui disponeva? Per lui, sempre di più, essere un poliziotto va ben al di là del semplice attaccamento al proprio lavoro.

Al cimitero avviene, casualmente, l'incontro con Qian. L'ex ispettore ormai maturo è affascinato dall'esuberanza e dalla forza vitale di questa donna giovanissima che dispone di larghi mezzi economici e sembra proprio incarnare il modello femminile della nuova Cina. E' quasi un gioco mantenere l'anonimato, lasciarsi andare all'iniziativa quasi invadente della ragazza, farsi ingaggiare come detective privato per seguire quella che sembra una banale storia di adulterio.

Chen ha forse bisogno di una pausa di leggerezza, fra tanti pensieri. In questa direzione pare andare anche l'invito alla presentazione di un libro di Eliot, di cui l'ispettore ha in parte curato la traduzione. Eliot fa parte dell'altra faccia della vita di Chen, quella più riposante ma anche a lui più congeniale dello studioso che vorrebbe dedicare più spazio alla poesia, alla traduzione, alla ricerca. Ma sarà proprio questa serata a marcare l'inizio dell'incubo.

Intanto, in linea con i tempi, l'evento culturale è organizzato al Paradis Club, un locale d'elite che offre ogni tipo di intrattenimenti, di un lusso e di una mondanità indecenti: Eliot è finito in un locale notturno! Solo per caso Chen esce dal locale, appena in tempo per sfuggire ad una retata della polizia. Ancora incredulo all'idea di una trappola costruita apposta per lui, l'ispettore deve pian piano arrendersi alla realtà: allontanato dai suoi contatti e dalle informazioni ufficiali, senza più alcuna forza decisionale, rischia ben più della perdita delle sue funzioni. Occorre agire con tutte le false mosse possibili, depistando un nemico senza volto e tenendo un “profilo basso” come gli suggerisce il suo amico Gu.

D'altra parte, la nuova società cinese è come un battello che affonda nella notte mentre la gente a bordo dorme inconsapevole e forse è meglio così, il risveglio aumenterebbe le sofferenze; chiunque può precipitare da un momento all'altro e solo alcuni si sono svegliati per tempo e hanno potuto lasciare la nave. Lungimirante, l'imprenditore Gu ha investito in un residence che fornisce a chi abbia bisogno di far perdere le sue tracce per un certo periodo un soggiorno lussuoso e sicuro. Ha anche provveduto a spostare la propria famiglia all'estero e a dislocare un certo numero di affari. La proposta fatta a Chen di dirigere uno dei suoi uffici negli Stati Uniti dà all'ispettore la misura della gravità del pericolo.

Quello che era stato fino a pochi giorni prima un funzionario potente e rispettato non sa più con chi parlare e dove andare. E intanto sulla sua testa volteggiano cattivi presagi, come il corvo nero sorto dal nulla che scompare inghiottito dal nulla della foresta dei grattacieli.

Ovviamente occorre tenersi lontani dagli uffici di Shanghai, dall'ospedale dove è ricoverata la madre, dalle dimore degli amici, dal proprio appartamento. La perdita di queste cose non coincide solo con la fine del proprio spazio privato: “l'appartamento non era la sua sola casa. Nel suo inconscio anche il Partito lo era. Da che Chen l'aveva sempre considerato come un rifugio, ecco ce di colpo diventava una spia minacciosa che tracciava i suoi minimi movimenti”.

Comunque, da questo punto in poi è solo questione di organizzazione: difficile, ma non impossibile, dipanare l'intrigo mosso dalla ricerca di un potere che vuole essere multiforme e totale, politico, economico, sessuale. L'ispettore, afflitto da una sua storica malinconica solitudine, in realtà non è solo: buoni amici, pronti a mettere tutto a rischio per lui, si muovono nell'ombra per aiutarlo. Chen può tornare a indagare e a sfruttare al meglio le sue capacità.

Ispirato a fatti reali, agli avvenimenti di Chongqing e al caso di Bo Xilai che ebbe nel 2012 risonanza internazionale, Shanghai Redemption sviluppa e completa in modo ancora più drammatico il discorso già avviato negli altri romanzi e particolarmente in Cyber China. La società cinese è ormai degenerata in un mondo chiuso e violento nel quale il singolo individuo è stritolato da meccanismi complessi di cui difficilmente si riesce a individuare la trama. Il senso di insicurezza ha raggiunto livelli devastanti: basta poco a veicolare delle foto o dei documenti riservati su internet creando uno scandalo e provocando una caccia all'uomo che può travolgere in un attimo una carriera politica brillante, forse la vita stessa.

In un crescendo di tensione che raggiunge livelli altissimi, Qiu Xialong descrive ancora una volta una Cina da incubo, nella quale la corruzione è stata interiorizzata anche dai livelli più bassi della popolazione, dove la lotta spregiudicata per l'accaparramento di potere e lusso ha prodotto l'avvelenamento dell'aria, dell'acqua, degli animali, ma soprattutto dello spirito.

E' l'immagine della Cina che sicuramente risulta coerente con la storia personale dell'autore, ma anche quella che in qualche modo risponde all'immaginario degli occidentali: una Cina che cambia senza cambiare, moderna, aggressiva, pericolosa. Pronta a esplodere, ma anche a implodere.

Pessimista circa le possibilità di democratizzazione della politica cinese, Qiu porta avanti un messaggio che ha certamente il merito della denuncia dettagliata dei mali storici e contemporanei della società cinese, ma presenta anche il vantaggio dell'indicazione di quei vizi cronici del modello occidentale che, imitati ed esportati, rischiano di bloccare uno sviluppo diverso in altre aree del mondo.

Certamente un'analisi così impietosa rischia di alimentare la paura per il nemico cinese, già presente nella parte più conservatrice degli analisti politici occidentali e in una economia globale in crisi per motivi interni, terrorizzata dall'avanzata di nuovi soggetti emergenti che hanno di fatto già da tempo realizzato un'invasione di capitali dall'esterno. Ma sono i rischi che si corrono quando si descrive una realtà complessa, di difficile interpretazione: forse il lettore ricorderà soprattutto la rete tentacolare del potere, distruttivo del diritto e della persona; forse vedrà lo stesso ispettore capo come un eroe della sopravvivenza, più che della lotta per la trasformazione. Tutti questi aspetti sono presenti nei libri di Qiu. Ma una lettura non superficiale porrà attenzione alla tenerezza con la quale l'autore richiama continuamente alla memoria la forza dirompente della civiltà e della cultura cinese o la bellezza della natura, alla sensibilità con la quale dà vita a personaggi che esprimono umanità e saggezza insieme alla capacità di reazione, di dignità e coraggio.

Forse il pessimismo espresso giustamente da Qiu sul piano razionale non è poi così grande, se lui stesso può dichiarare: “La vita in Cina è più inverosimile che nei miei romanzi”. La realtà sconfinata e diversificata di un mondo di tradizione millenaria con una storia così ricca e in trasformazione non autorizza una forma di speranza?

Chen, comunque, in quest'ultima storia della serie, conduce la sua lotta contro il degrado insieme a pochi altri sopravvissuti e vince la sua battaglia. Ma, come osserva lo stesso Qiu Xialong, l'ispettore (la Cina?, l'autore?) ha ancora molta strada da fare.

Chen, comunque, in quest'ultima storia della serie, conduce la sua lotta contro il degrado insieme a pochi altri sopravvissuti e vince la sua battaglia. Ma, come osserva lo stesso Qiu Xialong, l'ispettore (la Cina?, l'autore?) ha ancora molta strada da fare.

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