Dina Lentini

Di ribellione e d’amore. La passione per un mondo nuovo

recensione sul romanzo di Claudia Musio «Il profumo della mimosa» edizioni La Zattera, 2017

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Il profumo della mimosa» è un romanzo che tratta di ribellione e d’amore. Intorno a questo nucleo ruotano le tematiche affrontate, che sono diverse e complesse: dal percorso di formazione e di ricerca identitaria di una donna, alla conquista dolorosa e tenace di un progetto di liberazione, al rapporto difficile con una terra speciale come la Sardegna.

copertina del romanzo

La storia di Elisa si sviluppa fra gli anni trenta e la metà degli anni cinquanta del Novecento, fra Cagliari e un piccolo paese del Campidano di cui è originaria. La vicenda temporale non è lontanissima, eppure l’atmosfera, le tradizioni e lo stile di vita che hanno segnato l’infanzia e la giovinezza di Elisa rimandano a un tempo arcaico e immobile, duro e terribile come quello che ha scandito le attività tradizionali delle comunità rurali italiane e, particolarmente, meridionali e insulari. È un mondo segnato dalla povertà e dalla dura legge della sopravvivenza, un universo concluso e asfittico che non può permettersi di dare spazio ai sentimenti e alla speranza di cambiamento. La miseria ha ristretto le scelte di umanità, immiserendo anche gli animi e le relazioni più intime. La condizione servile è vissuta come un destino ineluttabile e la possibilità di modificarla come un’illusione portatrice di altre sventure.

Quella di Elisa è una famiglia come tante, devota e rispettosa delle tradizioni. I genitori, specialmente la madre, restano tenacemente attaccati al poco che hanno e trasmettono alle figlie quello stesso modello di sofferenza e di rassegnazione che è stato loro tramandato. Elisa, però, manifesta sin da bambina la sua diversità. È sensibile, curiosa, ama lo studio e la possibilità che ha avuto di lavorare a Cagliari come apprendista è stata la prima importante occasione di crescita, la scoperta di un’altra realtà e di un sogno. Bloccata nei suoi bisogni di affetto e di emancipazione, la ragazza è costretta a tornare ai lavori massacranti della campagna e alle umiliazioni subite dalle donne della sua condizione sociale. Il suo destino potrebbe essere segnato per sempre, ma Elisa possiede risorse interiori che le consentono di attraversare anni di infelicità senza rinunciare alla promessa che ha fatto a se stessa: riscattare, un giorno, quella vita miserabile con la dignità del lavoro e dell’indipendenza, costruire da sola con le proprie mani il proprio futuro.

L’incontro con le militanti del Partito Comunista finisce per essere l’elemento determinante di una svolta a lungo sognata. È un incontro che attecchisce sul terreno giusto: un carattere determinato, una personalità forte e animata non solo dal desiderio di un continuo miglioramento personale, ma dalla volontà di lottare contro le ingiustizie per una società diversa. L’impegno politico permette a Elisa di rafforzare la sua presa di coscienza conferendo un respiro più ampio al suo slancio di trasformazione e fornendole una visione del mondo basata sulla crescita, sulla cultura, sulla condivisione, sul lavoro. Elisa trova conferma alle sue intuizioni sulle ricadute in ambito familiare e relazionale di una struttura socio-economica fondata sul privilegio classista: l’infanzia negata, la violenza sulla donna e l’asservimento degli uomini riflettono la condizione delle classi subalterne; ma la situazione è terribile anche nei ceti agiati, dove le esigenze di profitto e l’attaccamento al patrimonio hanno prodotto la caduta di ogni senso morale. Anche Giacomo, l’uomo amato da Elisa, benché figlio di ricchi proprietari terrieri, è sottoposto all’obbedienza alla famiglia e alle regole del potere. Anche lui aspira a liberarsi. Dura e dolce come la pianta del fico, Elisa non è insensibile all’amore, ma non può accettare che alla donna sia permessa solo l’alternativa fra il matrimonio e il convento. Con il suo compagno il rapporto è stato immediatamente paritario e per questo è sopravvissuto nel tempo. Elisa ha sempre desiderato una famiglia diversa dalla propria, fondata sull’affetto e sulla reciprocità. Eppure i suoi legami con le origini sono profondi e, nonostante la determinazione a scegliere la propria vita, non ha mai infranto le regole del rispetto tradizionale per i genitori e per i doveri verso la comunità di appartenenza. In una delle scene più belle del romanzo Elisa affronta la madre morente e ormai in stato d’incoscienza per ribadire le sue scelte, ma anche per fare i conti con il loro rapporto drammatico. Dopo aver lottato tutta la vita, tra le due donne si apre finalmente uno spiraglio di comprensione. Elisa coglie il senso delle scelte di sua madre, le sue paure e le sue debolezze. L’anziana, colpita da ictus e ormai muta, alle parole della ragazza scoppia in una risata assordante che non l’abbandonerà più fino alla fine. Condannata a un’eterna risata isterica, la malata ribadisce la sua disperazione per quella che è stata la sua vita, ma anche l’ironia o forse persino la gioia di ritrovare nella figlia proprio il modello di donna che lei aveva cercato con tutte le sue forze di esorcizzare. Qualcosa di simile le accomuna.  Sicuramente la stessa terra, la stessa storia, la stessa determinazione. Elisa sa che tutto ciò che lei è rimane saldato, nonostante tutto, ai sacrifici dei suoi genitori e della sua gente.

Claudia Musio ha scelto una formula narrativa efficace che unisce elementi autobiografici alla finzione letteraria e ha utilizzato una scrittura semplice e di grande suggestione capace di far vivere ambienti e personaggi in modo credibile e autentico. L’autrice ha creato con Elisa una figura di donna moderna che rappresenta ideali progressisti d’impegno e di speranza che soprattutto oggi hanno bisogno di essere ricordati: l’emancipazione ad opera dell’istruzione, la dedizione a una causa comune, il senso della battaglia politica come lotta permanente vigile nella difesa di diritti conquistati a prezzo di sacrifici e che non possono mai essere dati per scontati, la necessità di armonizzare tradizione e trasformazione.

Attraverso l’apprendistato di Elisa il romanzo trasmette il messaggio che un’evoluzione positiva della persona e delle sue relazioni è possibile, qualunque sia il punto di partenza. La mimosa con i suoi rami formati da un gruppo fitto di piccoli fiori profumati è la pianta che ha il potere di evocare tante cose: l’8 Maggio dell’impegno femminile di tanti anni fa, l’unità di un movimento d’insieme che acquista forza e speranza, la Sardegna.

 

Torre degli Ulivi, 15 novembre 2018

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