non è giusto che nella scuola possa stare chi detesta i bambini

Mariella Marras, Abbassa gli occhi e scrivi

Il tema è quello della violenza dell'adulto sul minore: una violenza che, nella storia, assume la figura deformata e allucinata della maestra “Abbassa”

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E' una storia per bambini, quella proposta da Mariella Marras con il suo “Abbassa gli occhi e scrivi”: una storia che, in quanto tale, ha valore in sé e può essere semplicemente goduta nella sua freschezza, nell'atmosfera magica dell'avventura, carica di movimento e di colpi di scena. Ma il campo dei lettori supera, in realtà, l'universo infantile e si dilata verso il pubblico adulto di genitori e insegnanti, pedagogisti, psicologi dell'infanzia.. L'autrice affronta, infatti, un tema classico e sempre attuale del mondo scolastico, centrando la sua attenzione sul malessere e sulla solitudine del bambino, ma anche sulle sue risorse e la sua capacità di reazione. Il tema è quello della violenza dell'adulto sul minore: una violenza che, nella storia, assume la figura deformata e allucinata della maestra “Abbassa”.

Copertina di Daniele Serra al libro della Marras: l'ombra di una maestra cattiva e grifagna si allunga sopra un bambino

Isolata, disordinata, sgarbata e perennemente urlante e terrorizzante, perfino nel suo mondo privato, Abbassa è una caricatura tragica, un concentrato di frustrazione, ignoranza, rabbia repressa e invidia. Vittima a suo tempo, non ha elaborato la propria esperienza, rimanendo fissata su un modello punitivo che chiede altre vittime.

Sull'altro fronte, i bambini: Marras individua, nelle reazioni del gruppo classe, tutte le sfumature dei comportamenti che spaziano, nel microcosmo infantile, dal menefreghismo e dall'indifferenza alla sfida individuale, allo sfogo con gli amici, fino al sintomo di una malattia psicosomatica.

Giovannella, la piccola il cui mal di pancia dà inizio alla storia, è il simbolo della sensibilità e della ricchezza affettiva dei bambini, ma anche delle difficoltà e dei pericoli della crescita. Una figura sbagliata, un contesto via via sempre più insopportabile trasformano una bambina serena e vivace in una creatura sofferente e problematica.

Il caso può sembrare banale, centrato sull'equazione “mal di pancia=mal di scuola”. In realtà l'esperienza di genitori e insegnanti ha evidenziato quanto sia importante individuare e seguire i sintomi da “mal di scuola” senza drammatizzare, ma neanche prendendoli sottogamba: possono sciogliersi, rivelandosi reazioni naturali alle richieste sempre più impegnative della scolarizzazione, ma possono essere spie di problemi più gravi. Malessere, incubi notturni, stati dolorosi a giorni e ore fisse, cambio delle abitudini alimentari, del comportamento, del carattere sono tutti indicatori importanti nella ricerca della causa del malessere.

Giovannella ha la fortuna di avere alle spalle una famiglia serena, genitori che la amano, che si interrogano. In questa famiglia italo-ispanica, una delle tante realtà di mescolanza culturale ormai radicate nelle nostre società multietniche, c'è affetto, comprensione, preoccupazione, atteggiamento razionale. I genitori osservano, riflettono. A questo proposito Marras trova l'espediente felice della registrazione in forma di elenco puntato dei comportamenti che i genitori riscontrano nella figlia e in se stessi: è la proposta di un buon modello familiare che fa della osservazione e della riflessione uno strumento potente e positivo nel genitore attento, nel bambino che esprime la sua condizione e richiesta di aiuto. Ma si tratta anche i uno stimolo per il lettore che si trova di fronte ad un modello non di reazione emotiva, ma di analisi e autoanalisi. Del resto, la stessa bambina ha appreso rapidamente a trasformare la propria solitudine in un dialogo con se stessa, sdoppiando le due parti della sua personalità e facendole interagire in modo benefico in modo che Juanita, più perspicace e coraggiosa, possa aiutare la timorosa Giovannella.

Il dialogo interiore è comunque, in questa storia, destinato a trovare spazio nel dialogo di gruppo, così come la riflessione assume il percorso di una grande ricerca corale all'insegna dell'entusiasmo per la scoperta. In questo contesto emerge, sempre grazie all'espediente dell'elenco puntato, tutta la ricchezza del linguaggio infantile, nella sua versatilità e creatività. Marras sottolinea continuamente la sorprendente bellezza della comunicazione, costruita dal bambino nel vivo del suo mondo di imitazione, decostruzione, rielaborazione, appropriazione dello strumento linguistico e della sua plasmabilità. La classe uscirà trasfigurata dall' esperienza che li ha legati non in una semplice lotta di liberazione, ma in una vera e propria indagine di esplorazione del mondo adulto e delle proprie stesse capacità. La differenza, l'isolamento, la paura si possono e si devono affrontare; l'umiliazione dei bambini, il disamore e l'ostilità aperta nei loro confronti, la violenza psicologica e quella fisica vanno perseguite e bandite dalla scuola: questo il messaggio dell'autrice, affidato alle figure di Giovannella, Anna, Pedro, Pilar, Luis,Marta, Chico, all'affascinante Aben Hud, il fantasma buono che si affianca ai bambini senza riserve per aiutarli nella nobile causa. Come tutti i fantasmi, sente d'istinto i sentimenti positivi e negativi riconoscendoli dall'odore, per cui vive una vita oltremondana immerso in un alone di profumi.

La storia è anche una storia delle istituzioni scolastiche, dei suoi meriti e delle sue debolezze. La vecchia didattica ha ceduto il passo alla centralità del bambino e dei suoi diritti, alla veicolazione di valori umani e sociali di tolleranza e condivisione. Restano sacche di ignoranza, di violenza, di abusi inconcepibili sui più deboli e indifesi: contro queste realtà drammaticamente testimoniate in Italia e nel mondo la società si confronta quotidianamente, interrogando se stessa e riflettendo sui propri demoni. Ma l'indicazione dell'autrice per un impegno positivo va agli insegnanti che lavorano sul campo per migliorarsi, ai presidi che possono trasformare le cose con una direzione più attenta e consapevole di quanto accade al “popolo” della scuola.

La scelta a favore di una scuola più umana e democratica è il filo conduttore di tutto il libro. In alcuni punti il tono diventa un po' troppo didattico, il commento che accompagna la storia si fa troppo esplicito e descrittivo. Ma la Marras sa anche regalare atmosfere delicate: Pedro all'Alcazaba, che aspetta i suoi compagni nella torre di fronte al mare; il fantasma Aben, “amico d'aria” di Pedro, colto mentre si dedica di notte ai suoi pensieri o annusa i profumi della sua terra natale al di là del mare.. Soprattutto, risultano convincenti e appassionanti i dialoghi dei bambini, perché il protagonista della storia è il piccolo nelle sue prime relazioni, ansie, tentativi di condivisione e ricerca di amore, in altre parole, il bambino come soggetto attivo, capace di segnalare problemi ed elaborare soluzioni.

Belle, in questo libro, anche le illustrazioni: lo sfumato dei toni bruni, dei verdi, degli azzurri, ma anche i semplici disegni a matita accompagnano questa storia di malessere, di solitudine, di crescita e di rinascita.

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