Il piacere di cucinare: ricetta mon amour

Introduzione all'arte di cucinare e stare bene con se stessi

L'accesso ai fornelli non è mai semplice o indolore. In cucina affrontiamo guerre che ci sfiniscono: col tempo che scorre, con il caos e lo sporco che ci assediano...

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L'accesso ai fornelli non è mai semplice o indolore. In cucina affrontiamo guerre che ci sfiniscono: col tempo che scorre, con il caos e lo sporco che ci assediano, con gli attrezzi che non sono in ordine, con il frigo vuoto ... in cucina tentiamo di arginare il panico da invito dell'ultimo minuto, facciamo esercizi per organizzarci e calmare l'ansia da fallimento.

Miss.tick sui muri di Parigi; una donna ancora bella avanza flessuosa, la scritta sul muro dice: il tmepo è il delitto perfettoMiss-tick sui muri di Parigi: il tempo è il delitto perfetto

Facciamo i conti inevitabilmente con la nostra storia, con la nostra personale e familiare visione del cibo e della sua preparazione. Forse abbiamo avuto dei buoni modelli, capaci di darci il gusto del cucinare e la soddisfazione di preparare per noi e per gli altri qualcosa di semplice, sano, che appaghi anche i nostri sensi senza essere troppo sofistificato o pretenzioso. Ci rifacciamo ai piatti di famiglia, magari quando cercare un ingrediente particolare o ricostruire una ricetta vuol dire anche pensare ad altro, ricordare. Forse non abbiamo avuto nessun maestro, neanche dei più modesti e siamo stati allevati a fettine al burro e surgelati, continuando a nostra volta questa tradizione ed essendone soddisfatti. O, come spesso capita, siamo legati tenacemente a due o tre piatti che devono necessariamente ripetersi, se no non è pranzo: pasta al sugo, cotoletta e patatine fritte ( o qualunque altra variante). Ancora più spesso non abbiamo né tempo, né voglia di andare al mercato o in una bottega particolare lontana dal nostro percorso quotidiano. O, semplicemente, trattiamo la preparazione del cibo come un dovere da svolgere senza che la cucina ci entusiasmi. Come per molti non c'è soddisfazione a occuparsi di un giardino: magari qualche pianta in vaso da annaffiare una volta la settimana, ma niente di più.

Per quanto mi riguarda, ho cominciato tardi a provare piacere nel cucinare. Quando ciò è accaduto è stato perché le figure di amici bravi ai fornelli o le esperienze fatte nei miei viaggi di cibi mangiati al ristorante si sono a un certo punto srotolate nella mia mente, essendovi rimaste latenti per anni, spingendomi a provare.

E' mia convinzione che per cucinare decorosamente con buoni risultati non occorra essere dei grandi chef. E' chiaro che il lavoro professionale nel campo è un'altra cosa e su questo piano non si discute. Ma tutti possiamo, magari osservando una persona amica o un conoscente che tira la sfoglia o condisce un'insalata particolare, essere stuzzicati a sviluppare quelle doti di fantasia, di organizzazione o di improvvisazione che non sapevamo di avere. L'esperienza diretta di nuovi sapori e mescolanze non tradizionali o non familiare è sempre determinare e crea un clima di suggestione che invoglia all'esperimento.

Una forte influenza è stata esercitata su di me dalla letteratura, specie dalla narrativa gialla di cui sono appassionata, che contiene sempre una ricchezza incredibile di riferimenti, persino di ricette, a piatti noti o lontani dalla nostra cultura, descritti in modo affascinante. Oggi basta una ricerca veloce in internet per avere a disposizione un ricettario mondiale: trovo che sia uno strumento utilissimo per controllare un piatto e la sua storia, le evoluzioni che ad esso si accompagnano, le varianti locali..Niente è però più stimolante di un richiamo culinario, con l'evocazione degli aromi, con la descrizione dei singoli elementi, della composizione finale, del modo di servire e di gustare un piatto quando tale richiamo è coerente con la storia di un paese, di un personaggio, con la vicenda narrata.

Non ho mai amato molto le spezie e la prima volta che ho assaggiato un piatto indiano ho odiato il profumo emanato dai semi mescolati alla pietanza. La conquista delle spezie e delle erbe aromatiche, nonché dei vari pimenti piccanti, è per me relativamente recente e in parte legata alla suggestione di piatti orientali recentemente scoperti nella versione originale, non occidentalizzata.

Credo che, come per me, la cucina possa diventare un percorso. Un percorso che in fondo è terapeutico: non solo riduce l'ansia, ma dà gioia.

Sollecitata da un marito buongustaio e curioso di tutti i tipi di cucina internazionale, ho dovuto affrontare un paio di problemi che, di solito, distolgono dal cucinare: l'ansia per il mancato rispetto dei tempi e la difficoltà di organizzazione. Ho in parte risolto la cosa (anche se la velocità di cui adesso dò prova non è esente da attacchi di panico e da varie lotte con gli attrezzi da cucina), ma devo dire che mi diverto. E questo non è poco.

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