le sorprese dei ritorni

Vecchio, torna a casa - di Mario De Paz

racconto brevissimo su un ritorno da un esilio volontario

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Il vecchio saliva lungo la strada che porta a Erice con passo stanco. Aveva camminato molto per giungere alla meta che si era prefisso. Dopo tanti anni di clausura, lontano dal mondo e dalle lotte umane, aveva deciso di tornare.

torri arrocate su un cucuzzolo di monte siciliano, Erice la Erice arroccata

Cercava lassù, su quella montagna meravigliosa, il tempio delle stelle...... Mille pensieri si agitavano nella sua mente, rinascevano in lui antiche emozioni, mentre saliva lentamente gli aspri pendii che lo dividevano dal borgo di pietra sulla montagna. Era sporco, il vestito povero e stracciato lo copriva in modo sommario ed il freddo della sera primaverile incominciava ad intorpidire i suoi muscoli disabituati ad un così lungo cammino. Ma la sua mente era ancora fervida e viva come cinquant'anni prima, quando aveva volontariamente abbandonato una carriera sicura per rinchiudersi con i suoi pensieri in un convento di clausura. D'improvviso, vide avanti a sè il borgo lastricato di pietre allineate e combinate in stupendi mosaici, tormentate dall'estraneo peso di numerose vetture che si arrampicavano fumose verso la cima. Il vecchio strascicava i piedi su quelle pietre, ormai stanco, allo stremo delle forze. Lo guidava solo la scelta che aveva fatto per ricominciare una vita passata, una vita forse perduta. I suoi occhi cercavano ansiosi il suo asilo fra le tante costruzioni di pietra chiara dai fastosi ornamenti che gli venivano incontro. Alla fine giunse al "Centro di cultura scientifica Ettore Majorana" ed il suo cuore pulsò di nuove emozioni.

Nell'atrio, dietro il portone di legno, lo accolsero le vivide locandine colorate dei convegni, delle scuole, dei "workshops" presenti, passati e futuri. Lo accolse anche l'invitante propaganda di una Scienza "ponte fra i popoli della Terra" ed il suo cuore si gonfiò di speranza. Ma mentre pieno di entusiasmo procedeva verso la seconda porta dell'atrio per vedere il tempio della cultura dal nome per lui così importante da fargli abbandonare il suo sicuro asilo, i suoi occhi incontrarono un arido, bianco cartello, sul quale era scritto: "E' SEVERAMENTE VIETATO L'INGRESSO AI NON PARTECIPANTI AI LAVORI". E una signorina occhialuta sospinse il vecchio verso l'uscita, gentilmente ma con fermezza. "Lei ha sbagliato luogo", gli disse, "questo non è un'ospizio". E fu così che Ettore Majorana ritornò al suo convento di clausura per non uscirne mai più.

Mario De Paz, maggio 1998

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