è possibile insegnare in laboratorio?

Ottica senza occhi di pesce bollito...

Come lavorare con gli studenti di una classe quarta di liceo scientifico, fare tutta l'ottica del programma ministeriale (anzi di più) e non avere gli occhi da pesce bollito

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C'è in questi giorni ( che sono giorni bui) un gran parlare di come dovrebbe essere fatta la scuola. Gli studenti non studiano più come studiavamo noi. Gli studenti non hanno più il senso del dovere e del sacrificio. Gli studenti non amano più le bellezze della matematica e della fisica. Gli studenti non sanno più parlare. Gli studenti quando tu fai delle bellissime lezioni (sic!) non ti stanno nemmeno ad ascoltare e chattano con l'iphone. E così via.
La colpa è della creatività permissiva delle scuole primarie, la colpa è di Don Milani, di Gianni Rodari, di Mario Lodi ecc. (non sto inventando o esagerando, hanno detto e scritto proprio così). La colpa è anche delle nuove tecnologie. Altro che computer e internet. Vogliamo mettere un canto di Dante stupendamente commentato?

Miss-tick sui muri di Parigi, una bella donna fa un passo flessuoso di danza. La scirtta dul muro dice:la poesia è uno sport dell'estremola poesia è uno sport dell'estremo. Miss-tick sui muri di Parigi.

Torniamo all'antico, basta con questa marmaglia della scuola di massa, facciamo una bella scuola di élite, per pochi, anzi pochissimi, dove insegniamo agli studenti, finalmente ridotti ad essere vasi vuoti dopo tanto ciarlare, le bellezze del ragionamento astratto e della poesia (possibilmente asettica, perché anche lì, non so se mi spiego...). L'insegnamento mette al primo posto la persona, l'individuo: tu stai lì di fronte, fermo, zitto e pendi dalle mie labbra. Che pace! Che disciplina! Era ora! Oppure se non è così togliamo il disturbo. (molti dicono che queste cose sono cose nuove, moderne, una giusta zampata di orgoglio degli insegnanti. Ma che c'è di nuovo? Gentile aveva detto cose simili ma con ben altro spessore. Gentile mi è adesso quasi simpatico rispetto ai cialtroni di oggi).

Come al solito, per convenienza o personale o ideologica, non si vede il problema e si svia l'attenzione. Non sto dicendo che le cose di cui sopra, sugli studenti che non studiano eccetera, siano falsità. Sono un docente di Liceo Scientifico che ha speso tutta la sua vita nella scuola, non so, quindi, le contraddizioni reali di questo inferno che è diventata la scuola? Eppure. Scusatemi se faccio un esempio concreto, odio i salottini televisivi in cui si parla e si grida alla qualunque.
Partiamo daccapo. Supponiamo di essere un docente di fisica del liceo, che deve "insegnare" l'ottica. Che fare? Mi metto a fare delle belle lezioni (secondo me), consumo gessetti a nastro e quei maledetti non mi capiscono, non capiscono il mio sacrificio di ore, si distraggono, parlano tra di loro, usano, appunto l'iphone e a casa non studiano niente. E io giù a dar di quattro e di tre. Alla fine nessuno sa nemmeno cosa sia l'ottica, malgrado i ripetuti richiami che io ho fatto a loro e ai loro genitori. Maledetta società! O tempi! O costumi! (lo dico in italiano perché sono un docente di fisica, non so il latino e ovviamente non leggo nient'altro che riviste scientifiche...).

Oppure.

Faccio riferimento a una esperienza concreta. Solo dopo aver fatto queste cose, solo magari a distanza di un anno e di fronte al becero berciare, uno si rende conto dell'importanza e del valore delle cose che ha fatto. L'esperienza è quella del Liceo Michelangelo di Cagliari, una classe quarta, condotta da Roberto Puzzanghera e da me.
L'esperienza è totalmente documentata, nei dettagli, nei resoconti, negli appunti e note, in web. Tutti possono vedere, leggere e commentare.

http://old.lanaturadellecose.it/bolledisaponemichelangelo/

Innanzi tutto siamo partiti da una cosa che molti considerano idiota: dalle bolle di sapone. Non è per niente idiota, per quelli che ne sanno un pochettino, di fisica. C'è tutta l'ottica dietro, e poi considerazioni di varia natura. Vi rimando per questo, per saperne di più, alla pagina web in questione. Ma ci sono molti modi di fare le cose. Avrei potuto fare una bolla di sapone e poi spiegare io. E avrei avuto come minimo davanti i famosi occhi da pesce bollito. Avrei potuto mostrare con Roberto una serie di esperimenti e spiegare loro il perché e il percome. Usare il laboratorio di fisica, di questi tempi è già cosa avanzata. Purtuttavia non si risolve il problema. Faccio in classe la teoria e poi faccio in laboratorio gli esperimenti che la confermano? E' questo fare fisica con gli studenti di oggi?

Rassegnatevi, gli studenti di oggi hanno accesso alla rete, passano ore in rete, hanno un modo diverso di concepire l'accrescimento di conoscenza e tendono a non riconoscere l'autorità formale (l'autorevolezza di chi è veramente, con loro, Maestro, sì, sempre). Diverso dal nostro di molti anni fa. Potrebbe essere superficiale, ma fate attenzione, molti di loro non sono affatto superficiali. Inutile fare appello alla presenza dei superficiali: ci sono sempre stati, anche con la carta stampata, anche con i fogli di papiro e con le tavolette cerate.

La strada scelta,quindi, è un'altra.

In laboratorio si funziona da collettivo, ci si fa delle domande sui perché di quello che osserviamo. L'insegnante, il docente non da' subito le risposte. Anche perché se si scatena la creatività, se non si reprime subito il fare ipotesi, se non si dice che una cosa detta è una stupidaggine perché i libri di testo dicono altro, be' se non si uccidono subito, questi maledetti studenti pongono domande a cui, magari, NON si sa rispondere. Questo dovrebbe essere normale per un ricercatore. Un ricercatore sa benissimo di non sapere tutte le risposte e quelle che sa le sa parzialmente. Altrimenti che ricercatore sarebbe?

Ma in genere molti insegnanti non ci stanno. Non vogliono domande se non all'interno di quello che hanno studiato, di quello che c'è sul libro (magari di testo, quello che si vorrebbe, riposantemente, leggere in classe). Le domande spiazzano. A buona parte delle domande degli studenti non si sa rispondere con certezza, perché sono impreviste, inedite.

E se invece di irrigidirci lo prendessimo come un divertimento? Se ci mettessimo con loro a sperimentare nuove cose, costruire apparati rudimentali, magari cercare in internet o altrove?

Ricordo ancora un corso di aggiornamento. Stavamo facendo esperimenti in questo modo che vi ho descritto con raggi laser e liquidi di diversa densità. Improvvisamente gli esperimenti ci dissero che in un caso particolare il raggio nel passare da un mezzo meno denso a uno più denso non si avvicinava alla normale ma si allontanava. Orrore. Le mie conoscenze si infrangevano contro la realtà bruta e bieca che se va per conto suo e non si piega alle mie teorie saputelle.

Abbiamo cercato e chiesto anche a un dipartimento di Fisica, e abbiamo scoperto che l'indice di rifrazione NON dipende solo dalla densità. E' cosa assai più complessa.

Avevo perso la faccia, allora? Per niente, le mie quotazioni sono salite alle stelle: ero una persona normale che ricercava con tutti gli altri e la mia autorità veniva dal fatto che mi sapevo muovere, inventare, stimolare...

E tutte le domande, in qualche modo sono equivalenti, tutte le ipotesi sono all'inizio equivalenti. Nel corso sull'ottica, quello del Michelangelo, che ho citato, gli studenti osservavano e si chiedevano e facevano ipotesi. E noi a verificare con loro quelle ipotesi. Ci siamo sporcati insieme le mani. 
Il risultato sarebbe sbalorditivo per alcuni. NON ci sono stati problemi disciplinari, la gente studiava, la gente "creava", inventava modi un po' anomali di fare le cose.

TUTTI gli studenti alla fine sapevano (dal punto di vista valutativo) l'ottica. Ma non dovete immaginare una cosa a basso livello. Si è arrivati al principio di Fermat, alla matematica dell'interferenza, ai diversi modelli ondulatori e corpuscolari, al dibattito contemporaneo e così via.
Gli studenti, alla fine, sapevano (dal punto di vista valutativo-nozionistico?) l'ottica molto meglio di altri coetanei.
E non se la sarebbero dimenticata più, a vita.

Ma il livello nozionistico non basta. Avevano appreso a fare, in modo rudimentale è chiaro, ricerca. Di fronte a qualunque cosa sconosciuta, da indagare, di fronte a domande impreviste, adesso avevano un comportamento estremamente positivo, sapevano agire, sapevano ricercare, sapevano STUDIARE! E le teorie formali avevano un loro senso e un loro scopo, bisognava conoscerle per poter affrontare nuove situazioni, per poter fare previsioni di comportamento della materia.

Ma non è questo che vogliamo ottenere?

Abbiamo trascorso quasi tutto il tempo in laboratorio.

Molti pensano che il laboratorio di fisica sia una perdita di tempo, rispetto alla necessità di fare questo e quell'altro del programma. Questo è un cavallo di battaglia di molti. In più c'è l'addestramento da polli in batteria per rispondere ai test di ammissione all'università, ai test invalsi ecc. ecc. Dove lo si può trovare il tempo?

E' stato fatto TUTTO il programma di ottica del quarto anno di Liceo Scientifico, anzi di più. Andate a vedere, se siete increduli, quanto è riportato nella pagina web. E' una pagina web che NON è stata fatta alla fine, ma che veniva costruita di giorno in giorno con tutte le cose che si facevano, e contiene appunti e rimandi e questioni teoriche. Non è una pagina web auto celebrativa. Non serviva ad ottenere fondi o riconoscimenti. Il nostro lavoro era, pensate un po' di questi tempi, GRATIS.

La pagina web l'abbiamo fatta perché ci serviva, perché gli studenti potessero ritrovarvi traccia di tutto quello che avevamo fatto in classe. Con tutte le domande e le ipotesi anche improprie che erano state fatte. Ma accanto all'ipotesi "errata" (anche se è sbagliato definire così una ipotesi) c'era tutto il lavoro fatto per dimostrare a tutti noi che non andava bene, che non funzionava, che andava abbandonata.

La bellezza della fisica e della teoria fisica emerge a ogni passo e quelli che normalmente sono i derelitti della terra, quelli che sono i disgraziati dei due e dei tre, quelli erano tra i migliori, tra i più attenti e attivi.

Scuola di massa o scuola di élite? Non capisco il problema. Le eccellenze ci sono sempre, le differenze individuali ci sono sempre, ma lo scopo di imparare, tutti noi, l'ottica era raggiunto.

(ho detto tutti noi, me compreso, perché io avevo sempre … odiato l'ottica, se non quella fisica, avevo avuto pessimi insegnanti di … ottica). Forse se si cambia modo di fare scuola il problema sparisce.

E le nuove tecnologie?

L'esperienza è stata fatta nel 2010. In una scuola mediamente attrezzata.

Abbiamo usato internet, mailing list, web (anche per farci ricerche e vedere software di simulazione, ad esempio molto belli quelli della Sissa di Trieste), Moodle (che è una piattaforma molto utilizzata oggi dalle università on line), le famose LIM interattive, che abbiamo largamente utilizzato per la loro bella comodità e duttilità ecc. Abbiamo usato ogni ben di dio. Eravamo in rete e ci stavamo bene. E nessuno usava impropriamente le cose, tutti erano … "motivati".

Cito non a caso la "motivazione" che fa ora orrore ad alcuni.

Non ci siamo posti il problema di motivare. Non ci siamo messi a fare i pagliacci o del teatro per alleggerire le cose, per incantare il "pupo". Per piacere. Vogliamo essere seri? Gli studenti erano motivati dal lavoro stesso che facevamo insieme, dal fatto che creavano con noi, in modo contemporaneo, moderno, la loro conoscenza.

Non c'era un problema del tipo: adesso faccio utilizzare la nuova tecnologia, come faccio a farla utilizzare? Adesso spiego e tutti capiscono e allora la usano: No. La usavamo e basta. Usavamo tutto quello che era necessario, che ci veniva sul momento. E la nuova tecnologia ci era necessaria, ci aiutava enormemente nel nostro lavoro collettivo.

Ci sono delle riflessioni da farci sopra.

Per esempio sul modo in cui oggi si costruisce la conoscenza. Per esempio su come oggi circola la informazione (enorme). Per esempio su come gli studenti vivano in mezzo a una società e utilizzino già molti strumenti (mentre alcuni docenti non sanno ancora farlo). Avremo modo e tempo (speriamo) di fare queste riflessioni, a volte il fare concreto, la necessità del fare concreto travolge un po' ed è necessario un attimo di riflessione, per poter scrivere e dire e comunicare (in rete! In rete!)

Ci è evidente (almeno a noi che abbiamo fatto ma che non ne abbiamo parlato ai quattro venti, né ce ne siamo vantati, fino a questo momento) che il cambiamento della struttura stessa della società impone dei grandi cambiamenti nel modo di "insegnare" (metto le virgolette perché le parole non sono neutre, hanno una loro connotazione storica, e insegnare parla sempre del rapporto di uno a molti, di una trasmissione in vasi vuoti...). E quindi bisogna che tutti noi si faccia un passo avanti (una volta si diceva "mettiamoci in discussione"), non uno indietro.

Ci dobbiamo chiedere se è mai stato fatto uno sforzo serio alle "superiori" per aggiornare il modo e i contenuti dell'insegnamento.

Come rapportarsi all'esperienza che abbiamo fatto? Noi non siamo dei maghi. Non siamo dei geni della creatività, siamo solo docenti che hanno fatto con passione le loro cose. E come noi ce sono molti, non siamo mosche bianche. Forse è ora di alzare la testa e cominciare a riconoscersi, a pubblicare le nostre cose, le nostre esperienze, di avere i nostri riconoscimenti in rete, non dalle strutture tradizionali del potere.

Ci guardiamo in giro e non vediamo molto, di pubblico. Chi dice cose che a noi paiono sensate sembra che parli in un deserto. Certo, la formazione critica, certo l'attenzione all'individuo. Sono parole che rapidamente si sono svuotate e invertite di valore. Non sarà un caso. Meglio, per qualcuno, avere una massa di ignoranti che guardano la televisione e i reality show.

Se poi quello che abbiamo fatto sia secondo i "dettami" di Freinet, se siano cose di metodo o contenuto, se dobbiamo revisionare questo o quello, be' vi devo dire che c'importa assai poco (Freinet, ne sono convinto, ne sarebbe stato molto soddisfatto e felice). Siamo oggettivamente stufi di ciarle allegre.

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