Manzoni e la seconda guerra di indipendenza

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Nel marzo del 1856 moriva di tisi, all’età di 26 anni, Matilde Manzoni, lontana dal padre; infatti si trovava in Toscana presso la sorella Vittoria. Matilde ha lasciato un diario (Journal ) degli ultimi anni della sua vita. Rimasta orfana della madre, Enrichetta Blondel all’età di 3 anni, il padre Alessandro l’aveva mandata in convento all’età di otto anni. Matilde era una ragazza molto sensibile , nel suo diario racconta del suo incontro con la lettura di Leopardi

composizione alla biennale di Lyon del 2011, libri sono appesi a filifoto di Yves-Marie Hue: composizione alla biennale di Lyon del 2001

«Leggendo Leopardi devo spesso chiudere il libro; questa lettura mi strema e non posso farla che a tratti. Resto come schiacciata sotto la bellezza e la tristezza dei suoi versi .[...] Leggendo Leopardi provo una sensazione che mi era sino a ora sconosciuta […]è come se una mano di ferro mi stringesse il cuore e mi mozzasse il respiro! Sventurato Leopardi».

La lontananza (o freddezza) del padre aveva sempre afflitto Matilde . Alcuni mesi prima di morire ecco cosa scriveva :

«Scusa caro Papà, temo di far male a lamentarmi così, temo di seccarti, ma non di parerti esigente[…]. Sai che sono dei mesi che non mi scrivi e non t’ immagini che cos’è per me una riga tua? Tutte le mattine aspetto l’ora della posta con smania; e mi dico sempre, oggi certamente avrò una lettera, e invece tutti i giorni non c’è nulla»(ottobre 1855).   «Ti prego di scrivermi una riga, a te non ti può costare tanto tanto, e se tu sapessi che cosa è per me il ricevere una tua letterina! Per questa volta passami anche questo capriccio, te ne prego, e rallegra la mia convalescenza». Matilde prega anche il padre di andarla a trovare: «Ho avuto gran momenti di malinconia, te lo confesso, m’ero proprio scoraggiata, […] Pensavo tante volte: quando starò peggio, scriverò a papà che per carità venga, non posso proprio morire senza rivederlo e senza che mi conforti colle sue parole e la sua benedizione!...Vero, caro papà che se dovessi star male tu verresti?>> (Febbraio 1855)

Per Alessandro la notizia della morte della figlia sarà causa di profondo dolore. Così nell'agosto del 1856 egli decide , assieme alla famiglia del figlio Pietro, di recarsi in Toscana presso l’altra figlia Vittoria che si trovava con il marito Giorgini in villeggiatura a Viareggio : ‘la vita che fo qui è mangiare, dormire, bagnarmi e passeggiare’. Durante quel soggiorno si parla poco di quanto accade nel resto della penisola e nel mondo e quindi Manzoni spera in un suo ritorno a Milano per avere maggiori informazioni saperne di più.

Accompagnato dal genero Giorgini, fece visita a Gino Capponi a Varramista e ivi rimase ospite di Capponi per cinque giorni. Con lui ebbe modo di discutere della lingua toscana. Assieme a Capponi, aveva visitato il Museo di Scienze Naturali dove aveva fatto la conoscenza del prof. Paolo Savi . Questi aveva partecipato nel 1839 al primo congresso degli scienziati italiani ed era seguace dell’attualismo (o uniformismo ) dello scienziato Lyell. Egli farà da guida al Manzoni, gli parlerà delle rocce ofioliti e , infine lo informerà anche delle sue ricerche ornitologiche Alla fine del settembre1856 Manzoni ritorna a Lesa dalla moglie Teresa e da lì poi rientrerà a Milano.

Difficilmente in questi anni si trovano accenni alla politica da parte di Manzoni. L'arciduca Massimiliano d'Austria, influenzato dalle idee progressiste , si era fatto una reputazione di 'liberale'. Nel febbraio del 1857 aveva sostituito il vecchio feldmaresciallo Radetsky quale vicerè del Lombardo-veneto ed era giunto a Milano nel settembre del 1857. Comandante generale del regno fu nominato il gen. Gyulai , che sarà lo sconfitto della seconda guerra di indipendenza.

Nel giugno 1857 era intanto avvenuta l’impresa di Pisacane; l’attenzione sembrava essersi spostata nel Sud, le iniziative democratiche di insurrezione infatti avvenivano al centro sud. Sembrava perdere terreno la soluzione diplomatica del Piemonte , anzi il suo ruolo egemone nelle vicende italiane .

A luglio Alessandro è convalescente a causa di un mal di gola che gli era costato ben 18 salassi. Teresa e Stefano Stampa vanno a villeggiare a Lesa lasciandolo solo a Milano. In realtà quasi ogni giorno il figlio Pietro lo va a trovare in via Morone.

Nel luglio del 1858 gli accordi di Plombiers consentono un passo avanti al problema italiano ; infatti grazie a questo accordo,l'imperatore francese interverrà nella penisola italiana ad appoggiare, con tutte le sue forze, il regno di Sardegna in una guerra contro l'Austria.

Agli inizi del 1859 negli ambienti diplomatici francesi si respira aria di crisi nei rapporti franco- austriaci. Il 20 febbraio l'Arciduca Massimiliano lascia Milano, la situazione sta precipitando. Nel marzo del '59 , in vista della guerra, Giorgini invita Manzoni a ritirarsi in Toscana, ma il suocero risponde con un netto rifiuto. Quando , nel marzo del 1859, sta per scoppiare la guerra tra il Piemonte (e la Francia) e l'Austria, Manzoni rimane solo a Milano. Ad aprile l'Austria invia un ultimatum al Piemonte chiedendo la cessazione degli armamenti e l'immediato disarmo dei volontari . Il rifiuto del Piemonte provocherà la dichiarazione di guerra.

Manzoni durante gli avvenimenti della prima guerra d’indipendenza si era rifugiato a Lesa e li aveva aspettato la fine della guerra , adesso invece egli è convinto che Milano rimarrà fuori da questi avvenimenti bellici e non ha intenzione di muoversi.

Il 29 aprile i soldati austriaci , guidati dal generale ungherese Gyulai , dopo aver attraversato il Ticino , sono arrivati vicino Torino . Le operazioni si sono svolte con estrema rapidità per evitare il ricongiungimento dell'esercito piemontese con quello francese . Vengono però aperte le chiuse delle risaie del -Sesia- che provocano l'impantanamento delle truppe austriache . Manzoni , spinto dai familiari e dagli amici, finalmente decide di lasciare Milano , così dal 13 maggio al 14 giugno egli starà a Torricella.

Intanto le truppe francesi si sono unite con quelle piemontesi e viene lanciata la controffensiva . Le truppe franco-piemontesi si dividono in due parti , una punta , attraversando il Ticino, su Milano , l'altra punta su Piacenza con l'obiettivo di attraversare il Ticino in quel punto . A Palestro e a Montebello presso Pavia, gli austriaci vengono sconfitti. Un altro successo è ottenuto nella successiva battaglia di Magenta, presente lo stesso Napoleone III. Il 4 giugno il generale francese Mac Mahon ha la meglio sugli austriaci a Mercallo, nei pressi di Milano. Il 6 giugno una delegazione della municipalità milanese si reca al campo del re di Sardegna per 'rinnovare il patto del 1848', cioè l'unione della Lombardia al piccolo regno sabaudo. Il giorno successivo le truppe franco-piemotesi entrano a Milano e l'8 giugno segue l'entrata a Milano di Vittorio Emanule II e Napoleone III . La popolazione accoglie i due vincitori con un tripudio di tricolori .

Nè Napoleone III nè Vittorio . Emanuele II cercano in questo momento di incontrare Manzoni.

Le battaglie di San Martino e di Solferino del 24 giugno determinano però una svolta nella posizione di Napoleone III, svolta che porterà all’armistizio di Villafranca dell’8 luglio. Qualche giorno dopo (11 luglio) vengono stabilite tra l’imperatore francese e quello austriaco le condizioni . Tra queste quella che stabiliva che Venezia sarebbe rimasta austriaca ma che, comunque, avrebbe potuto fatto parte di una confederazione italiana. Manzoni rimarrà deluso dalla pace di Villafranca; sappiamo infatti che all’annuncio di quella pace egli impallidì e dovette appoggiarsi alla spalliera di una sedia. Per lui quella pace fu un colpo, non voleva crederci .

Delle reazioni di Manzoni nei mesi successivi alla II guerra d’ indipendenza , abbiamo la testimonianza registrata da Louise Colet che incontrò Manzoni a Milano nel novembre del 1859. La Colet, poetessa e scrittrice francese, si vantava di essere stata la musa ispiratrice di Flaubert per la sua Madame Bovary. Ella aveva intrapreso nel 1859 un viaggio in Italia ; le sue osservazioni, le sue descrizioni, gli incontri con i personaggi di quegli anni , da Manzoni a Cavour a Garibaldi, furono poi pubblicati in L'Italie des Italiens , in 4 vol., nel 1862-1864. Nella prima pagina del primo volume, intitolato l’Italia del Nord , la scrittrice mette i versi di Manzoni dal Conte di Carmagnola (atto II):

Di una terra son tutti : un linguaggio
parlan tutti : fratelli egli dice
Lo straniero: il comune lignaggio
A ognun d'essi dal volto traspar.
Questa terra fu a tutti nutrice,
....
Che natura dall'altre ha divisa
E ricinta coll'Alpe e col mar ,

Ma la Colet riporta nel volume anche l'incontro che aveva avuto con Manzoni. In questo suo viaggio al Nord lei aveva visitato Milano e ivi aveva incontrato Cesare Cantù .Lui gli fa da guida nella città e passando per via Moroni , vicino al Teatro della Scala, e Cesare Cantù informa la Colet che lì abita il grande Alessandro Manzoni. La scrittrice chiede se è possibile incontrare Manzoni all'Accademia, dove probabilmente egli si trova. Infatti, lei dice, in Francia è facile incontrare i grandi poeti all’ Accademia. Ma , osserva Cesare Cantù, questa non è l'abitudine del Manzoni ; per incontrarlo bisogna bussare lì ,a casa sua, in via Moroni . I due bussano alla porta di Manzoni e vengono ricevuti .

Seduti davanti al camino , il primo punto su cui Colet e Manzoni discutono,suggerito dallo stesso Manzoni , è l'unità della lingua. Ma subito dopo la conversazione scivola sul politico. Manzoni mostra ammirazione per la figura di Napoleone III, egli giustifica il regime politico del secondo Impero , soprattutto dopo tanto avvicendarsi e ripetersi di inutili tentativi '. Quello di Napoleone III era, come scriverà lo stesso Manzoni qualche anno dopo, l'unico regime politico in grado di garantire una 'stabile quiete, fondata sulle condizioni più essenziali , e finora poco curate, d'una universale giustizia politica. (Lettera a C.Nigra tomo III del 18-3-65)

foto di Yves-Marie Hue alla biennale di Lyon del 2011: un inceneritore è al centro di una biblioteca ciroclare, accanto mucchi di libri e cenere di librifoto di Yves-Marie Hue alla biennale di Lyon 2011

Inoltre Manzoni fa capire nella conversazione con Louise Colet che egli apprezzava in Napoleone III l'aver mantenuto fede alle promesse di aiuto alla causa italiana , aver reso possibile l'unione della Lombardia al Piemonte e la realizzazione dell'unità d'Italia. Per lui , comunque, rimaneva inspiegabile l'armistizio di Villafranca. Alla fine dell'incontro Alessandro Manzoni accompagna Colet fino alla porta di casa , le regala due volumi illustrati delle sue opere . Anzi lui stesso li porta sottobraccio fino alla porta consegnandoli a Colet prima di accomiatarsi da lei . Dopo averle dato un bacio sulla fronte chiude il portone . Ben altri baci Lousie aveva avuto da Victor Cousin , da Alfred de Musset, da Gustave Flaubert !

Il ricordo delle battaglie della seconda Guerra d'indipendenza spingerà Colet a visitare il cimitero con i caduti di San Martino e Solferino. Penserà allora alle madri francesi che sognavano ancora il ritorno dei loro figli dalla campagna d'Italia, figli che invece sono sepolti in quella terra.

Ancora diversi anni dopo la fine della seconda guerra di indipendenza Manzoni avrà modo di ringraziare Napoleone III. Infatti questi nella primavera del 1865 aveva fatto dono al Manzoni di un esemplare della sua Vita di Giulio Cesare, pubblicata in quell’anno . Il regalo fu recapitato al Manzoni tramite Costantino Nigra, ambasciatore italiano a Parigi. A lui così scrisse il Manzoni:

"Corro alla Storia di Cesare con l’aspettazione e con l’impazienza d’un uomo persuaso che a nessuno è dato di penetrare nello spirito de’ pochi che hanno influito in un modo unico sul corso della società , quanto a chi , con imprese vaste , benefiche e imprevedute, ha dato indizio d’esser già e di dover essere ancor più , uno di loro . L’inaspettata degnazione dell’Imperatore a mio riguardo , m’impone certamente un obbligo singolare di riconoscenza; ma non può nulla aggiungere all’intensità de’ voti che fo da gran tempo per la lunghezza della sua carriera, e per la conseguente durata della sua dinastia; nella quale sola, dopo tanto avvicendarsi e ripetersi d’inutili e monotoni tentativi , mi par di vedere oramai la possibilità di una stabile quiete, fondata sulle condizioni più essenziali, e finora poco curate, d’una universale giustizia politica. E’ vero che, anche contro il nuovo ordine di cose, ci sono proteste di partiti ; ma contro quegli altri erano proteste di popoli."

Insomma Manzoni augurava a quel nuovo ordine di cose una lunga durata, a quell’ordine venuto fuori dal colpo di Stato del 5 dicembre 1851.

Qualche decennio dopo la città di Milano volle ricordare con un monumento a Napoleone la riconoscenza dei cittadini verso l’imperatore che aveva contribuito alla liberazione dagli austriaci. Manzoni, ma anche Verdi, contribuirono perché fosse eretto a Milano un monumento a Napoleone III. Lo scultore Francesco Barzaghi fu incaricato di realizzare il monumento equestre dedicato all’imperatore, essendo però ancora fresco il ricordo dell’opposizione francese alla presa di Roma il monumento rimarrà nel cortile del palazzo del Senato. Solo nel 1927 verrà collocato nella piazza del Sempione. Ancora nel 1909 , in occasione del cinquantesimo dei fatti della prima guerra di indipendenza veniva ricordato durante una seduta del Consiglio comunale di Milano , attraverso la lettura di una lettera di Luca Beltrami, il contributo di Manzoni . Fu letta infatti una lettera di Luca Beltrami che ricordava il debito della città di Milano nei confronti di Napoleone III e della nazione francese. In quella lettera veniva ancora ricordato il contributo del padre del Beltrami e dello stesso Alessandro Manzoni.

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