La caccia ai fantasmi, l'orrore, il fantastico, la fantascienza e la noia

Parte prima: fantasmi e vampiri (con qualche strega)

... Conviene dunque stornare l'attenzione sostituendo il mistero con una recitazione del mistero, con una rappresentazione di finti misteri, che in quanto finti misteri non sono indagabili, non stimolano la curiosità di capire ...

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In cerca di un po' di fantascienza (sempre amata) faccio un rapido zapping in reti televisive dedicate alla fantascienza (così dicono di se stesse).

Non c'è alcuna speranza. Caccia ai fantasmi (sedicenti documentari di caccia ai fantasmi), vampiri, poteri soprannaturali e così via. Decido di essere feroce con me stesso e vado a vedere gost hunters. E' un telefilm rinnovato di stagione in stagione, pare quindi molto seguito. Ha la pretesa di essere un documentario ad episodi della caccia ai fantasmi e presenze soprannaturali, non è una fiction.

Hieronimus Bosch, un particolare, uno spirito  che emana orrore puro si chian sul malcapitatoBosch, particolare. Anche nel medioevo, guarda caso avevano qualche problema con i fantasmi, con l'orrore, con gli incubi

La scena: in pochissima luce tremolante, perché bisogna dare l'impressione del buio e dell'incertezza delle ombre, due tizi dall'aria vigile e allarmata – i cacciatori di fantasmi. Angoli bui a profusione.

“senti?, eh? Senti?” dice l'uno all'altro.

“sì, è come se qualcuno cercasse di salire la scala”. Infatti c'è la solita scala avvolta nella penombra che si avvita nel buio che è in basso.

“c'è qualche cosa”

“si sente anche un respiro”. E si sente confusamente un rumore incerto, passi su una scala? Scricchiolii di legno (ci deve essere sempre una grande quantità di legno scricchiolante)? Respiro? Lo spettatore sa che è un documentario, non è una fiction. I suoni che sente sono quindi reali, non inventati. Come dite? E' facilissimo sovrapporre rumori artificiali alla documentazione? Il solito problema, siete troppo scettici e maliziosi. Ma non è finita.

“qua l'aria è più fredda” uno dei due fa un gesto con la mano a palma in giù, spostandola lentamente nell'aria, fino a che trova la zona che dice.

“qua è veramente più fredda, in questo punto”

L'altro porta la sua mano sotto

“verissimo, qui è più fredda”. Gente, è incontrovertibile, lo state vedendo con i vostri occhi nel documentario, l'aria, lì, è proprio più fredda, lo dicono persino loro, perché dubitarne? Ma per gli scettici testardi adesso arriva la scienza, anzi la Scienza.

Uno dei due tira fuori una scatoletta piatta con tanti bottoncini

“adesso proviamo a vedere cosa c'è” e sposta la scatoletta. Immediatamente c'è un furioso accendersi e spegnersi di lucette (ovviamente verdi)

“ecco ecco, lo strumento sta segnalando!” dice il primo

“c'è veramente qualche cosa! Lo strumento lo sta segnalando!”dice il secondo.

Un brivido in platea: i fantasmi allora esistono. Ecco la prova inconfutabile. Anche la scienza dimostra l'esistenza di cose misteriose e non spiegabili. Scienza adeguatamente rappresentata dalla scatoletta dalle lucine verdi: quando si passa la scatoletta nella zona “fredda” le lucine si accendono, quando si esce dalla zona “fredda” le lucine si spengono. L'esistenza di queste misteriose presenze è ormai documentata e “scientificamente” dimostrata. Gli increduli si saranno ormai convinti. Lo scettico, anche il più incallito, non può resistere davanti alle lucine verdi “scientifiche”.

Questo telefilm, seguitissimo, sarà uno specchio dei tempi?

Vado oltre. Vado a vedere il programma dopo, che è sui vampiri.

Brueghel, cassa da morto aperta, uno scheletro che scanno un vivo. Il medioevo e l'orrore e l'incuboBrueghel, particolare.Casse da morto aperte, bianchi cadaveri forse ancora "vivi", scheletri che ti scannnano come niente. E' il medioevo, bellezza.

Una volta tutto era chiaro: i vampiri erano i cattivi, le ragazze strepitosamente carine e prosperose, con bellissimi colli, erano le vittime, e il giovanottone con la camicia a scacchi e il guanto da baseball appeso sopra il letto era il buono che lottava per salvare la ragazza sua e le altre (salvare le altre peraltro non era essenziale, qualcuna ci restava. Con i buchi sul collo). E poiché stiamo facendo dell'arte (di per sé necessariamente ambigua), non è detto come vada a finire. A volte vince il buono, a volte vince il cattivo. Appassionante e riposante.

Macché. Adesso ci sono due tipi di vampiri, quelli buoni e quelli cattivi. E i vampiri buoni (che ovviamente hanno per questo un sacco di problemi psicanalitici) lottano contro i vampiri cattivi per salvare l'umanità ignara delle cose misteriose e delle lotte che i vampiri buoni devono fare per tenerla nell'ignoranza . Le ragazze continuano ad essere adeguatamente prosperose e con bei colli. Quindi i vampiri buoni sono sottoposti a tentazioni continue. Che vita, gente! Che vita! E senza un filo di riconoscimento, che so, una medaglietta, un “bravo”, un “ti amo”.

Magari un “ti amo” sì, quello sì, ma è un amore impossibile: e se facendo l'amore, quel collo bellissimo superasse la barriera della sopportabilità della tentazione? E quindi altri problemi psicanalitici nella ragazza che vive tormentata il suo amore per il vampiro buono (dimenticavo che il buono ha ovviamente un passato cattivo, altrimenti sarebbe troppo semplice).

Sopravvissuto a stento vado oltre. Altri vampiri. Meno male, questa volta sono tutti cattivi e in grande quantità, anche se non si capisce subito che sono tutti vampiri. Per fare un buon telefilm un po' di paranoia ci vuole. C'è sempre qualche cosa che complotta contro di te. Chi ti sembra amico poi non è tuo amico e chi ti sembra nemico, be', quello è nemico, generalmente. E c'è l'ammazza vampiri che questa volta, in clima simile-femminista di ribellione ai ruoli, è una ragazza. Sempre prosperosa e carina (non c'è posto per ammazza vampiri brutte). Che ha per missione di andare a caccia di vampiri e ucciderli tutti. Ma non è cosa da tutte: ci vuole una sorta di stirpe, di ereditarietà genetica. Accanto all'ammazza vampiri femmina (figurati se ti do' il collo, ma io ti ammazzo!) c'è anche un professore, in genere con gli occhiali, che studia libri antichi, in genere polverosi. Quando c'è qualche problema di identificazione o di condotta la ragazzotta si rivolge al professore che con aria tesa le dice cosa e come dovrebbe fare e lei lo fa, in modo creativo (le ammazza-vampiri, per sopravvivere, devono essere un po' creative). Naturalmente il tutto condito con rapporti normali con ragazze normali e ragazzi normali dell'università, intrecci ed equivoci.

E insieme alla paranoia ci deve essere un po' di sesso. Reciproca attrazione mai dichiarata con il professore (è un classico che funziona sempre), attrazione verso qualcuno che poi invece è un vampiro e tocca ammazzarlo (anche questo un classico che funziona sempre). Magari un po' di attrazione verso un ragazzo normale, che essendo troppo normale non riesce a capire che ci sono compiti epici più importanti dell'amoreggiare (come l'ammazzare vampiri). Dimenticavo appunto di dire che l'ambiente è quello dei campus americani. Visto? Aveva ragione la mamma a non volerti mandare da sola al campus, pieno di pericoli e frequentatissimo da vampiri...

Sorvolo su un altro telefilm con una stirpe intera di vampiri che lottano spesso tra di loro, complessatissimi (si sa, è difficile discernere il bene dal male).

“Bene”, mi direte, “e allora? A me piace vederli. Perché uno non si può rilassare un po' guardando una prosperosa ammazza vampiri in giro per il mondo?”

Se vi divertite così sono affari vostri. Ma è il quadro d'insieme che può preoccupare. Soprattutto il documentario sulla caccia ai fantasmi.

“ ci sono molte cose che la scienza non può spiegare” dice la solita voce.

“il soprannaturale esiste, e questo documentario a puntate lo dimostra scientificamente, non hanno forse la scatoletta con le lucine e i sensori?”.

Il problema è che la cultura apparentemente non contiene la scienza e ne da' una immagine veramente caricaturale. Il fascino del mistero e dell'ignoto è sempre una bella molla e non mi dispiace. Ma qua non c'è fascino del mistero, come fra un paio di puntate cercherò di mostrare dal mio punto di vista.

E per quanto riguarda la caccia ai fantasmi a breve pubblicheremo su “la natura delle cose” (http://www.lanaturadellecose.it) una “vera” caccia ai fantasmi fatta con “veri” strumenti scientifici e che ovviamente ha trovato che di fantasmi e presenze soprannaturali non si trattava.

Passo canale e ci sono le streghe. Una volta in un vecchio telefilm, sempre ritrasmesso, la strega era una strega pasticciona che aveva sposato un “normale” molto americano e molto simpatico. Anche la madre era una strega e tutte e due erano alla buona. Avevano poteri vari, tra cui idventare invisibili e riapparire, e combinavano una quantità di pasticci divertenti. Nessun mistero. Fin dall'inizio si sapeva che avevano certi poteri e il divertente stava nella commedia dei fraintendimenti, nelle situazioni paradossali che si creavano. Niente paranoia, ma erano altri anni ed era un'altra America (ovvero un'altra rappresentazione di sé stessa dell'America)

Invece il telefilm in questione ruota su tre sorelle.

un gruppo suona e canta guardando un grosso libro, alle spalle una suora (una strega?) li fustiga. Bosch, ovviamente, particolareBosch, particolare. Anche qui un libro misterioso con un coro comodamente sistemato in un uovo semirotto. Cosa fa la suora (!) alle spalle del coro? Non sta dirigendo, è alle spalle, nessuno la guarda. Forse fustiga magicamente. Forse è una strega. Sulla sua testa infatti è appollaiata una civetta

Sono molto carine e diversissime tra di loro (così si accontentano tutti i gusti) sia per aspetto fisico che per carattere. Quindi le possibilità di intrecci nella serie sono praticamente infiniti. Una di loro si innamora di un angelo che non sa bene se deve continuare a fare l'angelo o mettersi con lei. E poi c'è una serie sterminata di demoni veramente malvagi e multiformi. E anche qui le streghe lottano praticamente ogni giorno per salvare l'umanità e se stesse. Anche qui c'è la presenza di un libro antico e misterioso con le pagine che a volte si scrivono addirittura da sole in caso di necessità. Interessante questo continuo presentare la saggezza perduta degli antichi. Una volta gli antichi avevano grande saggezza e avevano minuziosamente indagato le cose più misteriose della vita. Poi è arrivata l'epoca moderna con la sua stupida scienza che ha negato la vera saggezza. Ogni tanto infatti c'è qualche codice antico e dimenticato, da decifrare, che contiene la verità su qualche cosa, un avvertimento di pericoli futuri, una soluzione al mistero fitto e avvolgente che ci circonda. Non è forse un mistero stesso la vita e la morte? Stupidi scienziati che pensano magari che uno nasce e poi uno muore, così, senza indagare quello che c'è dopo la morte o quello che c'è prima della vita!

Fortunatamente si trovano di tanto in tanto questi libri e si scatenano lotte ciclopiche tra, non era il caso di dirlo, tra il bene e il male.

Una breve considerazione laterale: ci sono una grande quantità di cose non attualmente spiegate, e questa presenza di veri misteri è assai stimolante. La curiosità è uno dei motori di progresso. Ma l'indagine che ne segue accresce la conoscenza, ed è quasi sempre destabilizzante (di qualunque spiegazione stabilizzante precedente).

Non va tanto bene. E' pericoloso. Come è pericolosa la cultura (che, quella vera, non fa distinzione tra arte, letteratura, scienza).

Conviene dunque stornare l'attenzione sostituendo il mistero con una recitazione del mistero, con una rappresentazione di finti misteri, che in quanto misteri non sono indagabili, non stimolano la curiosità di capire. E la scienza da sempre si è mostrata incapace di indagare la recitazione del mistero, la rappresentazione di un finto mistero. Che è vero. In realtà, in quanto scienza, non ci pensa nemmeno a perdere il suo tempo in queste cose. Pensate in questi termini:

“può la scienza spiegare perché i rami degli alberi sono sottoterra e le loro radici appaiono violette nel cielo? Eh? Lo può spiegare?”

Osservate la struttura della frase. Non viene chiesto di spiegare la presenza di radici e rami e la loro posizione e crescita. Questo la scienza potrebbe indagare e spiegare e fare previsioni di utili coltivazioni. No, vien posta una domanda che è in se stessa inesistente. Di spiegare perché i rami crescono sottoterra. E come faccio a spiegarlo, visto che i rami NON crescono sottoterra? Potrei semplicemente rispondere:

“ma che domande fai. Ti sei fatto o che cosa?”

E l'altro si arrabbierebbe moltissimo e passerebbe agli insulti ( i salotti televisivi funzionano in gran parte così) o peggio.

Nella prossima puntata parleremo del fantastico, del medioevo e di altre cose ancora...

E in un'altra ancora della fantascienza.

 A proposito, dimenticavo: mi arrendo, nei canali dedicati alla fantascienza non c'è fantascienza.

Che sciocco! Ora capisco: fanta – scienza. E' il documentario di caccia ai fantasmi che è fanta – scienza. Lo so: è un pessimo gioco di parole. Appunto. Ci sta benissimo.

 PS

“ma alla gente questo piace e fa audience. E se alla gente piace questo, io faccio questo tipo di cose”

Oppure

“stai dicendo che qualcuno fa tutto ciò apposta?”

Alla prima si può rispondere che le cose non sono così semplici. Approfittando di un meccanismo di fascino del mistero, reale, e motore di curiosità, si fa leva e si costruiscono, come dicevo prima, finti misteri. Una volta che il meccanismo funziona, una adeguata irrazionalità diffusa fa il resto e il pubblico chiede questo. Ma è vero fino a un certo punto. In una puntata parlerò di “blade runner” e delle seguenti caricature di quel film. “blade runner” è stato un film di cassetta, nel tempo,non subito. E non era per niente privo di intelligenza o di domande inquietanti. E allora? Perché fu di successo? Ma fare blade runner è difficile, e invece bisogna fare e commerciare tanti prodotti possibilmente in serie per abbassare i costi. Discorso lungo. Lo faremo.

Alla seconda rispondo “ovvio che no”. Sarebbe troppo semplice. E' veramente complesso analizzare tutti i meccanismi in gioco. Non so se sarò in grado di analizzare bene ciò in futuro. Vedremo.

Torre degli Ulivi, 30 giugno 2012

Nino Martino

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