didattica laboratoriale e ambienti di apprendimento

La spinosa questione delle competenze - parte prima

saggio breve di Silvano Tagliagambe

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La via verso la piena affermazione di una didattica e di una valutazione basate sulle competenze è tutt’altro che agevole, disseminata com’è di ostacoli di vario genere che possono essere così riassunti:

1. quantita’ di discipline;

2. struttura dell’orario scolastico;

3. quantita’ di contenuti da apprendere;

4. scarsa competenza didattica diffusa riguardo a questo specifico approccio;

5. scarsa collaborazione tra docenti;

6. strutturazione degli ambienti didattici;

7. classi di concorso, contratti di lavoro, organici.

street art di Muller. Un padre cerca di salvare una bambina e la moglie sopra ad abissi infuocati. Ma è tutta una illusione, gli abissi sono dipinti sulla strada...Ci sono cose che sembrano difficili a farsi perché si è accecati dalle apparenze. Il senso di questo articolo teorico sulla didattica è proprio quello dell'analisi e della critica. Muller, street art. Gli abissi infuocati sono dipinti semplicemente sulla strada, la tridimensionalità è pura apparenza, appunto.

E tuttavia, nonostante queste difficoltà, che non possono certamente essere ignorate, non c’è alternativa a un rinnovamento dei processi di insegnamento che si sviluppi lungo le seguenti linee:

1. impostare una progettazione didattica;

2. prendere avvio da problemi non sempre strutturati, la cui soluzione non contempli soltanto un procedimento algoritmico o un percorso ben definito, ma richieda anche il ricorso all’intuito e allo stato temporaneo delle circostanze;

3. lavorare per progetti;

4. favorire una didattica laboratoriale;

5. riferirsi all’impianto europeo relativo alle competenze chiave da sviluppare lungo tutto l’arco della vita, definite come “la comprovata capacità di usare conoscenze, abilità e capacità personali, sociali e/o metodologiche, in situazioni di lavoro o di studio e nello sviluppo professionale e/o personale”;

6. adottare un tipo di valutazione che tenga conto non soltanto di ciò che lo studente sa, ma anche di ciò che sa fare consapevolmente con le conoscenze di cui dispone e del grado di responsabilità e autonomia che mostra nella mobilitazione delle risorse interne (conoscenze, abilità, competenze, capacità e altre qualità personali) via via acquisite.

Una didattica di questo genere, per le caratteristiche sommariamente delineate, richiede il riferimento a uno specifico ambiente di apprendimento, inteso come un contesto nel quale lo studente sia coinvolto, personalmente o collettivamente, nell’affrontare situazioni, nel portare a termine compiti, nel realizzare processi o prodotti, nel risolvere problemi, che implicano l’attivazione e il coordinamento operativo di ciò che sa, ovviamente e imprescindibilmente, ma anche di quel che sa fare e del suo livello di collaborazione con gli altri. Ciò vale sia nel caso delle competenze legate allo sviluppo della padronanza della lingua italiana, della lingua straniera, della matematica e delle scienze, sia alla progressiva padronanza delle tecnologie e sia, infine, per quanto riguarda quelle che nel documento sull’obbligo di istruzione sono chiamate competenze di cittadinanza. Questo ambiente, oltre alla possibilità di fare esperienze dirette, deve contemplare anche il ricorso alla simulazione e a quelle che possiamo chiamare le «esperienze vicarie», con l’attenta osservazione e l’assimilazione di modalità d’azione messe in opera da altri, che possono essere rievocate, riprodotte e valorizzate in circostanze simili. Si tratta, in questo caso, di utilizzare convenientemente a scopi didattici la capacità, basata su precisi meccanismi neuronali, di “tradurre” in modo immediato la prospettiva corporea di chi esegue una determinata azione in quella di chi la osserva e di fare dell’osservazione di una sequenza d’azioni anche complessa il punto di partenza per l’automatica simulazione della stessa azione e, attraverso quest’ultima, di una sua interiorizzazione e comprensione.
Un’altra condizione fondamentale per trasformare lo spazio fisico dell’aula in un ambiente d’apprendimento è una reale collaborazione tra i docenti basata su una precisa consapevolezza del ruolo che le loro discipline possono avere in un progetto condiviso di sviluppo delle competenze e degli apporti concreti che possono fornire in tal senso. Questa impostazione implica una particolare cura nella progettazione didattica dei vari insegnamenti e nella loro realizzazione, finalizzata, in primo luogo, a una sistematica collaborazione tra i docenti dei vari insegnamenti coinvolti e, in secondo luogo, a favorire una costante verifica della capacità di collegamento da parte degli studenti tra quanto appreso nell’ambito delle diverse discipline,

Ciò implica anche il ricorso concordato a metodi che stimolino la partecipazione e coinvolgano l’attività degli studenti nell’affrontare questioni e problemi di natura applicativa a diversi contesti rispetto a quelli specificamente disciplinari (alle altre discipline in una prospettiva di effettiva interdisciplinarità, innanzi tutto; ma anche alla vita sociale e lavorativa e a tutte quelle situazioni che richiedano un uso intelligente e, lo ripetiamo, consapevole di quanto studiato e appreso e sollecitino un suo approfondimento e una sua valutazione critica.
Un ambiente di questo genere dovrebbe, proprio per le finalità indicate, assumere sempre più le caratteristiche di un laboratorio nel quale si opera individualmente o in gruppo al fine non solo di acquisire conoscenze e competenze, ma anche di vagliarne la qualità e il livello di padronanza e di verificarne la spendibilità nell’affrontare problemi via via più impegnativi sotto la guida dei docenti.

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