Dina Lentini

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È possibile coniugare la classica esplorazione spaziale e il contatto con una forma di vita aliena incomprensibile con la critica sociale contemporanea?

In questo romanzo di fantascienza sociologica Nino Martino sviluppa il tema classico dell’estraneità aliena coniugandolo con la riflessione esistenziale. L’autore proietta nello spazio non solo il viaggio di un’astronave, ma un’avventura umana, il sogno di un uomo. Le vicende affrontate dal comandante Roberto Schmidt e dal suo team di scienziati sono il risultato di una storia di vita eccezionale, dedicata interamente alla ricerca e all’esplorazione dell’universo. Ma sono anche determinate da un atteggiamento culturale che, superando la logica della neutralità della scienza, assume la riflessione epistemologica ed etica come parte integrante dell’attività scientifica stessa. Un viaggio interstellare diventa lo spazio privilegiato nel quale le storie personali si mescolano alle problematiche di carattere gnoseologico, politico e sociale: il modello di comunicazione e le sue fragilità, il concetto di limite, le nuove frontiere della rivoluzione scientifica in campo fisico e biomedico, le risorse e le debolezze nelle relazioni collettive, i pericoli sempre latenti di nuove forme di deriva irrazionalistica o di violenza.

Schmidt e i suoi compagni sono su Mango III, alla ricerca della preziosa cererite utile a soddisfare il crescente fabbisogno energetico terrestre. La Terra, ormai pacificata dopo le ultime guerre del XXI secolo e retta da un governo federale, può permettersi di concentrare tutte le sue risorse nella ricerca scientifica e nell’esplorazione dell’universo. I navigatori dello spazio godono ormai di una particolare attrezzatura medica che rende possibile la loro sopravvivenza al bombardamento di radiazioni cosmiche: un’infusione periodica di nanomacchine provvede a ricostituire le corrette catene di DNA e, salvo incidenti fisici, assicura agli esploratori una condizione di quasi-eterni. Il gruppo di Roberto Schmidt rappresenta la punta più avanzata del mondo scientifico, per l’esperienza conseguita e per le competenze nel campo dell’esobiologia e della comunicazione. Costituiscono una piccola comunità molto unita di quattro persone, ognuno con la sua storia diversa. Roberto, il comandante appassionato di storia e di arte, è un veterano dei viaggi intergalattici, selezionato per le sue competenze tecniche e per la natura complessa della sua personalità. Carlo è stato un alunno di Roberto e le sue abilità informatiche e il suo profilo intellettuale ne fanno un elemento insostituibile nello studio delle relazioni fra basi di dati. La cinese Yang è il medico di bordo, ma è soprattutto una pioniera nel campo ancora agli albori dell’esobiologia. Ambra, di origini brasiliane, ha particolari doti nel settore della comunicazione, riesce a mantenere la connessione con il flusso continuo di migliaia di reti ed è una compositrice di musica nota a livello mondiale. Joseph, un giovane autistico dal passato tormentato, è addetto alla raccolta e al filtro dei dati che poi vengono elaborati e interconnessi dagli altri: la sua mente geniale vede strutture complesse e segue una logica particolare. Il suo ruolo nella spedizione, impensabile in altra epoca, è un successo della politica di tolleranza della nuova organizzazione culturale, capace di inserire e valorizzare al meglio anche le diverse abilità. Ora i quattro ricercatori sono impegnati in una missione di routine, ma gli eventi cambieranno completamente il senso del viaggio.

Quello di Mango III è un mondo freddo, regolato dal ciclo del metano e da un periodo lungo di alternanza giorno-notte. I laghi e le fontane di metano liquido, le nevicate sulle vallate e sulle montagne che si stagliano sotto un cielo rosso o nella notte cupa rendono questo paesaggio alieno di una commovente bellezza. Ogni volta, nonostante il senso di estraneità e la nostalgia per la Terra, per Roberto si rinnova l’emozione della scoperta di un’altra logica, di un’ altra organizzazione della realtà tra quelle infinitamente possibili. Ma Su Mango III non c’è solo il fascino dell’ignoto. La scoperta di zone di macchie rosa dotate di movimento e di un manufatto metallico pongono gli esploratori di fronte all’evidente presenza di due diverse forme di vita.

Tutta la seconda parte del romanzo è dedicata alle conseguenze della scoperta, ai pericoli affrontati dagli astronauti, all’impatto politico e sociale che la notizia genera sulla Terra tra gli scienziati e tra i movimenti d’opinione. L’autore evidenzia le capacità costruttive e al tempo stesso le fragilità della comunicazione. In particolare, il mondo della rete è quello con la più alta possibilità di diffusione della conoscenza e quello dove la manipolazione dei dati e lo scontro delle opinioni rischiano di inquinare la correttezza e la valutazione scientifica dei dati. Lo scenario descritto è un mondo dove la libertà di espressione è stata capovolta nella demagogica equivalenza delle opinioni soggettive, nella palestra di pronunciamenti ideologici, di visioni del mondo localistiche, irrazionali, egoistiche e violente. Non si tratta di uno scenario futuro: l’autore descrive il mondo presente.

Al tempo stesso, l’attenzione è centrata sulla reazione del comandante Roberto Schmidt e sulla sua equipe. La scoperta di due possibili forme di vita, una endogena e una estranea al Pianeta, determina l’allestimento di un laboratorio allargato che segue la metodica rigorosa della formulazione delle ipotesi e della ricerca sul campo. Il confronto con la diversità è sgombrato da ogni forma di sospetto e ostilità. Anzi, la mentalità flessibile degli scienziati porta a riconsiderare i parametri relativi alla definizione di vita e a dimostrare quanto sia restrittiva e cieca la ricerca di forme di vita nell’universo simili alla nostra. Condizionato dagli schemi mentali della specie cui appartiene, l’uomo non può che riguardare il suo universo modellandolo secondo le proprie categorie spaziotemporali e la propria struttura biofisica. Purtuttavia il limite di questa debolezza di orizzonti può essere arginato imparando a correggere gli errori di prospettiva. Con questo atteggiamento mentale il limite diventa un elemento conosciuto che si può addomesticare e superare.

Sorretto da una scrittura fluida e suggestiva, Nino Martino riesce a diversificare lo stile e a giocare con registri diversi coinvolgendo il lettore in una avventura dai toni sempre più appassionanti. La descrizione della vita quotidiana di bordo è animata dai tanti rituali di sopravvivenza che esprimono tenerezza e ironia, dalla riflessione intima sul destino e sui miti personali, dalla nascita di relazioni sentimentali all’interno del gruppo. Elementi comici, ironici o addirittura sarcastici si accompagnano alla descrizione delle tante forme di “demenza ideologica umana” a proposito delle reazioni terrestri di fronte alla ricerca spaziale e all’utilizzo delle sue scoperte. Un tono incalzante e carico di tensione segue le tappe più avventurose dell’incontro con le misteriose forme di vita aliene.

Risulta anche sempre chiaro il punto di vista dell’autore: a Roberto Schmidt Martino affida il suo messaggio di speranza e di compassione nei confronti di una umanità afflitta da vecchie reazioni di difesa che rischiano periodicamente, nell’evoluzione storica, di annullare le conquiste scientifiche e sociali, di farla retrocedere a vecchie logiche conflittuali e perdenti.

Da sempre impegnato nel campo della didattica scientifica, l’autore utilizza con estremo rigore i riferimenti più attuali alle discipline fisico-biologiche trascinando il lettore anche meno esperto in un gigantesco laboratorio nel quale viene voglia di apprendere. Questo aspetto educativo del romanzo è dovuto alla capacità di equilibrare l’informazione scientifica con la finzione letteraria, capacità che, fra l’altro, ci riporta al senso originario della fantascienza classica. Il lettore è stimolato a seguire una ricerca sulla struttura della realtà che coincide con la scoperta degli aspetti poetici, romantici, umani della realtà stessa.


Recensione di Giovanna Repetto a Errore di Prospettiva, pubblicata sulla rivista di letteratura contemporanea Il Pradiso degli Orchi



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