Mario Pesce
Nino Martino

Mario Pesce

Un classico BEM (Big Eyed Monster) senza alcun problema di comunicazione

Verba Aliena. la follia è l’unica categoria umana nella quale si può interpretare, e quindi rapportarsi e entrare in comunicazione con, l’alienità?

VERBA ALIENA

E’ dall’ultima chiacchierata con Sandro Battisti che questa idea mi frulla in testa.

E non mi sto riferendo a quello di Ridley Scott e neppure al mostro fatto di trippa montata sulla telecamera del cult Alien 2 – Sulla Terra… (grandissimo trash che non manco mai di ricordare).

Neanche mi riferisco ai vari alieni di Star Trek, e alle varie sfaccettature di umanità che ciascuna delle razze via via incontrate-create nelle diverse serie incarna. Lo so che questo mi darà grossi problemi, ma pur amando alla follia l’Enterprise e tutte le sue incarnazioni a partire dalla prima, storica e inarrivabile, quello che mi è sempre parso poco presente è sempre stato l’alieno stesso.

Molto, troppo umani i vari extraterrestri nei quali ci si imbatte (e praticamente tutti interfertili) – se non sbaglio ad un certo punto si è dovuto pure trovare/inventare una qualche spiegazione a questo fatto, una sottotrama ulteriore.

Lo specchio negativo di questa impostazione possiamo forse trovarla nel povero David Bowie, che ne L’uomo che cadde sulla Terra fa pure lui le spese, a suo modo, di questa idea di alieno… la cui alienità finisce quando viene assorbito, assuefatto ed integrato – a forza – nel mondo umano. Se questo accade non significa che lui stesso non era poi così alieno, ma era piuttosto un umano diverso, e che la diversità, più che l’alienità, è la protagonista?

Interessante, ma non è questo il punto.

Cominciamo col dire che per me il concetto di alieno è derivato sempre da due riferimenti fondamentali: Howard P. Lovecraft e Stanislaw Lem.

Il primo, vabbè, neanche da doverlo spiegare troppo: in un universo in cui la razionalità umana, le sue leggi scientifiche e la sua patetica volontà di trovare un senso a tutto costituiscono un’isolata eccezione, l’alieno di HPL si concretizza e prende la forma mostruosa di dei folli che stanno al centro dell’universo adorati da flautisti idioti, oppure di innominabili esseri che dimorano in città sommerse nelle quali materia, tempo e spazio non sono quelle che conosciamo… e come altrimenti ci si può rapportare a creature per le quali le dimensioni nelle quali la percezione umana si muove e comprende, non sono altro che finzioni o illusioni. Creature per le quali anche la morte perde significato?

E quindi finiamo col dire che la follia è l’unica categoria umana nella quale si può interpretare, e quindi rapportarsi e entrare in comunicazione con, l’alienità?

Tutti o quasi tutti i protagonisti di Lovecraft finiscono per sprofondare nella pazzia, o diventare essi stessi alieni, mano a mano che progrediscono nella scoperta della verità, al di là delle illusioni che l’umanità chiama scienza.

Questa è una cosa che un po’ tutti i giocatori di ruolo che praticano il Richiamo di Chtulhu sanno bene… sai già che il tuo personaggio prima o poi finirà pazzo o morto (nel migliore dei casi, e per la cronaca io solitamente gioco da Custode).

Il concetto viene poi pure ripreso in varie forme e gradazioni da altri, e penso – solo per citarne uno – al Prot di K-Pax, che arrivato da un altro mondo l’unico posto che trova nella nostra società è la cameretta di un ospedale psichiatrico.

Dal canto suo, Lem è molto più radicale.

Sintetizzando molto quello che si può trovare espresso in libri come Solaris o Stalker – dei quali consiglio anche la visione attraverso le trasposizioni fatte da Tarkovskij, (ammesso e non concesso che sia ancora possibile citare l’opera di un regista non solo russo, ma pure sovietico) – diciamo che il concetto fondamentale è che l’alieno, beh, è alieno. Assolutamente diverso e altro da noi. Completamente oltre le categorie umane. Quindi anche definire se quello che hai davanti è descrivibile come tale, eh, è una bella difficoltà.

L’oceano di Solaris è intelligente? Ciò che sta dietro agli eventi che accadono nella Zona nella quale si inoltrano i personaggi di Stalker, mostra un senso, una logica? Mostrano di avere obiettivi comprensibili? E’ possibile entrare davvero in comunicazione con loro (qualunque cosa/ente sia questo loro)?

Ma se fosse possibile, non sarebbero poi così alieni.

E’ come se Lem applicasse all’alieno le tre tesi di Gorgia: L’alieno non esiste (se è appunto alieno a tutto quanto conosci, come fai a riconoscerne l’esistenza?). Se l’alieno esistesse, non sarebbe conoscibile/esperibile (e infatti, se non lo si può riconoscere, come fai ad accorgerti di averlo incontrato? Come fai anche nel caso tu lo riconosca, a descriverlo, studiarlo, comprenderlo?). Se l’alieno fosse conoscibile/esperibile, non sarebbe comunicabile (come si può comunicare ad altri qualcosa che sta oltre, ed è altro rispetto a, le categorie della conoscenza umana?).

Star Trek è molto più vicino a Parmenide, in questo.

Vi sono due opere in Lem che mi hanno sempre colpito molto, su questo tema.

Uno è un racconto sull’intelligenza artificiale, contenuto nella raccolta Memorie di un viaggiatore spaziale, solo apparentemente umoristica. L’altro è il romanzo breve L’indagine, con un classico protagonista sherlockiano ispettore di Scotland Yard alle prese con cadaveri che si rianimano (ma niente Apocalisse Zombi, eh! Si limitano a farsi due passi fuori dall’obitorio per poi stramazzare).

Non faccio spoiler, ma vi consiglio di dar loro una letta…

Ultimamente, poi, il tema dell’alieno e della comunicazione con esso/essi/loro/etc sembra essere diventato un filo rosso di molte delle chiacchierate svolte durante le nostre serate di fantastico. E penso a Nino Martino e al suo Errore di Prospettiva. E pure a Elena Di Fazio e gli alieni di Resurrezione, che portano l’alienità ad un livello ontologico. E alla fine ritorno pure agli alieni di Sandro Battisti, che stando al di là dell’universo umano non possono condividerne nulla, essendo proprio altra cosa rispetto ai sensi nei quali, kantianamente, l’umanità può raccogliere e comprendere gli elementi della sua esperienza.

E mi chiedo che cosa che uscirebbe da una chiacchierata su questo tema, con loro tre.

VERBA ALIENA

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