Dina Lentini

Nascita e crescita di una IA : “Irene” di Nino Martino, Odissea Digital 2020, premio Odissea 2020

Dormo e sogno città…”

Roberto è un navigatore dello spazio esperto e, come tante altre volte, si è abituato velocemente al senso di estraneità provocato dal paesaggio alieno di un nuovo pianeta. E’ stato formato per questo e la preparazione di base gli consente di superare al meglio delle sue possibilità i nemici interni a ogni viaggio nell’universo: l’angoscia dello sradicamento dal proprio mondo, la desolazione del vuoto e della solitudine. Selezionato anche per le sue capacità di controllo psico-fisico, Roberto è purtuttavia un uomo, a certe cose non ci si abitua mai del tutto. E adesso il comandante solitario è chiuso nella sua stanza metallica, spoglia e quasi monacale come lui la desidera. Intorno alla sua astronave, sotto il cielo rosso di Aldebaran II, dune e geyser si formano e si scompongono in continuazione, nuvole di polvere e di metano corrono sul deserto gelido sferzato dal vento. E’ un mondo spaventoso e insieme affascinante, particolarmente adatto ad ospitare giacimenti di quella preziosa cererite di cui la Terra ha estremo bisogno per il suo sempre crescente fabbisogno energetico. La ricerca di questo minerale sui pianeti freddi è lo scopo della missione.

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Ma ogni esplorazione ha le sue incognite e il mondo di Aldebaran II rivelerà problemi tali da superare l’obiettivo iniziale, puramente commerciale ed economico. Roberto dovrà assumere l’onere di altre ricerche e di nuove decisioni.

Non è del tutto solo. Per alleviare i ritmi pesanti della giornata standard, lo scienziato dispone delle tante risorse fornitegli dalla sua vasta cultura, ma, soprattutto, dell’assistenza di una AI di nuova generazione. “Irene” è la strumentazione sofisticata indispensabile al governo della nave e alla stabilità psicologica del viaggiatore solitario. E’ la sua compagna virtuale.

Irene non dorme, non sogna, non riposa mai, non è localizzata ma distribuita su tutta la nave. Ha una memoria totale dovuta alla connessione ininterrotta con la rete.

Roberto, viceversa, non può astrarre dalla sua essenza umana. Ha le sue passioni, i suoi punti di forza, le sue debolezze. Dorme e sogna. Sogna città e strade, comunicazione, scambio umano. Sogna qualcuno che lo accompagni.

Con Irene la relazione si amplia fino a diventare quella di una coppia perfettamente in sintonia. Ma quale rapporto può esserci tra un’intelligenza umana e un’intelligenza artificiale? Roberto potrebbe limitarsi a usare semplicemente la sua IA, come è la prassi tra gli astronauti. Irene, in fondo, è stata costruita come una macchina a lui subordinata. Ma il comandante non possiede la freddezza o il temperamento egoistico e narcisistico necessari per accontentarsi dei servigi pratici, compresa la soddisfazione sessuale, fornitigli da una IA. Disprezza i rapporti servili, in questo come in altri campi. E nemmeno vuole rispecchiarsi in un doppio da sé. Desidera una comunicazione piena, autentica.

Roberto non è nuovo a esperienze sentimentali. Nel suo passato c’è stata una storia importante. Il caso vuole che sia quella donna un tempo amata a raggiungerlo su Aldebaran II, inviata da Terra per aiutarlo ad affrontare le conseguenze sconvolgenti delle sue scoperte. La thailandese Anapa è una scienziata riconosciuta a livello mondiale: Roberto si trova a fronteggiare una donna in carriera, una persona forte, che utilizza un modello di femminilità rampante e aggressivo ricalcato sugli stereotipi maschili della competizione per il successo. Ma Anapa è davvero solo questo?

I contrasti fra i due emergono subito a proposito dei problemi etici connessi alla scoperta di eventuali forme di vita sul pianeta e allo sfruttamento minerario che ne provocherebbe l’azzeramento. E’ già accaduto in altre spedizioni, con effetti devastanti sia per la distruzione di vita aliena, sia per la perdita di conoscenze per l’umanità.

E’ stupefacente che proprio Irene, una IA, si schieri a favore del rispetto di ogni tipo di vita. La sua intelligenza è duttile, avanzata, indipendente anche sul piano morale, così come l’ha voluta Roberto. Più tardi, nel momento più alto della tensione suscitata da nuove scoperte e dalle reazioni terrestri, lei gli dirà: “Tutto è cominciato da te”.

Se, infatti, Irene è la vera protagonista del romanzo, Robert, che in certi aspetti sembra apparire più fragile, guida davvero il gioco. Quelle che potrebbero essere scambiate per debolezze derivano dall’ampliarsi di dubbi e interrogativi necessari a ogni ricerca culturale e scientifica seria. È Robert ad operare una scelta.

Sotto il cielo rosso di Aldebaran II gli eventi incalzano e i cicli di vita continuano a crescere nella loro incomprensibilità regalando ai viaggiatori nell’universo, e al lettore, paesaggi straordinari e commoventi. Dai venti portatori di polvere e vita, al sorgere e tramontare delle due lune del pianeta, alla sconvolgente aurora polare.

Intanto maturano decisioni e ognuno si assume il carico del proprio destino, costruendolo, accettandolo o modificandolo.

In questo senso “Irene”, forse il romanzo della serie con la più forte problematica esistenziale, conferma ancora una volta, come in tanti altri lavori di Nino Martino, che l’umanità non è un dato di natura, ma una scelta.

Naturale, artificiale: Irene di Nino Martino

Un’altra recensione di Franco Ricciardiello sul suo blog “Ai margini del Caos”:

Naturale, artificiale: “Irene” di Nino Martino

Link al blog “Ai Margini del Caos”

fino a che punto siamo disposti a fidarci di un essere artificiale?
Recensione di Giovanna Repetto al romanzo “Irene”, pubblicato sulla rivista di letteratura contemporanea Il Paradiso degli Orchi

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