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Nino Martino

Nino Martino

(frattale 3D, alberghetto alieno in orbita a Proxima Centauri III

L’intervento di Nino Martino al panel “Verba Aliena” nella manifestazione Stranimondi 2022. Se l’alieno è veramente alieno qualche difficoltà di comunicazione (eufemismo) c’è. E a noi umani viene l’ansia della comunicazione

Io sono un umano e ho l’ansia della comunicazione. Non c’è niente da ridere. Noi umani abbiamo un vantaggio enorme sulle altre specie di vita terrestri: sappiamo comunicare fra noi, ci tramandiamo esperienze, sappiamo tradurre in simboli i versi che facciamo con la bocca, abbiamo elaborato teorie simboliche sulla realtà come la matematica e la fisica e scriviamo formule e altri leggono, imparano, costruiscono questa bellissima società pensante.

Come dite?

Anche le altre specie di vita sanno comunicare?

Beh, sì, un pochettino, mica tanto. Ho visto aironi maschi corteggiare aironi femmine con un rituale che equivale a comunicarle che è lei che piace proprio a lui e che quindi se volesse…

Ma è poca roba.

Non sanno parlare, non sanno scrivere, non sanno leggere.

Noi invece sì.

E mi viene l’ansia della comunicazione.

Se vi incontro e vi conosco emetto suoni, gesticolo, comunico.

E mi viene l’ansia. Parlare, dire, comunicare. Anche voi comunicate con me. Poi se ci vediamo al bar facciamo chiasso, tanta è la comunicazione verbale.

Entriamo in un biblioteca e ci sono file e file di volumi che contengono informazioni su ogni cosa. Io leggo di tutto, mi informo di tutto. C’è un flusso costante di informazione tra me e voi. Dalla finestra guardo in strada e vedo scorrere macchine e ogni automobile ha persone a bordo, che a volte parlano tra di loro, a volte siedono rigide senza dire niente.

Ma anche questa corrente continua di auto che porta persone da un posto all’altro di fatto porta informazione, ciascuno di loro si sposta per parlare, per fare, per collegarsi a un ufficio dove comunicare i propri bisogni e dove un addetto comunicherà che se la devono scordare quella cosa che chiedono. Oppure fornisce fogli su fogli, che vanno riempiti di simboli, di comunicazione, di informazioni.

Una vera e propria ossessione, lo so. La specie umana tutta ha l’ansia della comunicazione.

E quando ci guardiamo intorno e vediamo animali, cani, gatti, subito cerchiamo di comunicare con loro.

Il cane scodinzola. Noi gli parliamo, gli diciamo a cuccia, seduto, dammi la zampa. Lui lo fa! Ecco, abbiamo comunicato, lui è felice e noi siamo felici.

Con il gatto è un po’ più difficile, se lui non vuole, ma questa è un’altra storia.

Le vere rivoluzioni, come ebbe modo di dire Franci Conforti, sono i salti nei mezzi di comunicazione.

Dallo scalpello faticosissimo sulla pietra agli ssd, a internet, a…

Ok, mi fermo.

Anzi no.

Quando abbiamo incominciato a capire quanto sarebbe strano che solo in un minuscolo e insignificante pianeta di un piccole sole giallo-verde di una media galassia di una supergalassia di una rete di galassie si fosse sviluppata la vita, ci è venuta subito l’ansia.

Se c’è altra vita fuori della nostra terrestre bisogna subito comunicare.

Abbiamo subito messo in piedi un’organizzazione il METI (Messaging ExtraTerrestrial Intelligence), la controparte “attiva” del SETI, che si occupa di comunicare con forme di intelligenza aliena.

Abbiamo persino lanciato un messaggio verso la stella GJ273 perché pare che abbia un pianeta abitabile (abitabile?! E che vuol dire? Abitabile da chi?). Un nostro vicino: solo 12,4 anni-luce (la luce per andare da noi a lì impiega solo una quindicina d’anni, insomma è dietro l’angolo).

Il messaggio è scritto in linguaggio matematico, considerato universale.

Se c’è una specie intelligente sicuramente la matematica la sa. Sapere la matematica, scrivere di formule matematiche, esaltarsi davanti alla bellezza del Π è sintomo di intelligenza.
Come? Non sapete molta matematica? Be’, sì ci sono diversi gradi di intelligenza, lo so…

Ma se sono alieni e sono in grado di recepire il nostro segnale sono intelligenti e capiranno che da un’altra parte dell’universo esistono degli intelligenti come loro e che come loro hanno l’ansia del comunicare.

Ecco cosa abbiamo spedito (il messaggio di Arecibo, così si chiama):

il messaggio di Arecibo spedito agli alieni
il messaggio di Arecibo

Leggendo da sinistra a destra e dall’alto al basso, mostra le seguenti informazioni:[2]

Chiarissimo, vero? L’avete subito compreso e state ridacchiando della semplicità. Basta essere un po’ intelligenti, eh…
Facciamo il punto della situazione:

  • Su un pianeta c’è una vita
  • Questa vita è basata sul carbonio come la nostra (le altre per definizione NON sono vite, eh…)
  • si è sviluppata una specie intelligente e ansiosa di comunicare come noi
  • Sono sicuramente bipedi, perché è la posizione che più si confà agli esseri intelligenti
  • poiché hanno sviluppato una società hanno sviluppato la matematica che è un linguaggio universale
  • Sanno comunicare sulle radiofrequenza
  • Poiché sono intelligenti sanno decodificare il nostro messaggio.
  • Osservano stupiti e ammirati la nostra doppia elica (loro ne hanno una tripla, ma sono anche di ampie vedute, mica come certi di noi)

Se l’evoluzione della vita (supponendo di avere un’idea chiara di che cosa sia) segue un percorso prestabilito, sempre uguale in tutto l’universo (ehi, le leggi della fisica e della chimica sono uguali dappertutto, no? E quindi per forza deve essere così…) che va sempre verso umanoidi (è consentita, anzi, meglio, tollerata una diversa pigmentazione della pelle) e se questi umanoidi comunicano tra di loro usando i suoni e se hanno costruito un linguaggio simbolico e hanno scoperto l’universalità della matematica e del linguaggio binario dei nostri computer allora… be’, siamo a posto.

E poiché l’evoluzione naturale delle specie intelligenti porta sempre verso l’ansia, subito ci risponderanno.

Ci risponderanno di sicuro “ ah che bello, ma allora anche noi non siamo soli, come butta la vita laggiù da voi?”. Ma va a vedere che anche per voi:

equazioni di maxwell in forma differenziale. Ovvero le leggi dell’elettromagnetismo

O cose così.

Ora c’è un problema. Per la nostra definizione di vita:

“Essere in grado di muoversi, reagire agli stimoli ambientali, conservare e reintegrare la propria forma e costituzione e riprodurla in nuovi organismi simili a sé.”

Lassù può esserci di tutto.

l’alieno normale frequentatore dell’alberghetto di cui sopra

Supponiamo che ci sia un alieno a forma di pallina che sta in un oceano di acqua più o meno salata, o velenoso, e che questo alieno comunichi emettendo un filamento luminoso.

Questo filamento contiene assai più informazione dei nostri messaggi vocali. Ci sono i vari colori lungo il filo, la loro sequenza, la loro intensità la loro lunghezza, la forma stessa del filo (un gomitolo strano, intrecciato) contiene un sacco di informazione addirittura in 3D.

Naturalmente una volta emesso il gomitolo lo riassorbono (perderebbero sennò troppa energia e massa). A volte questi gomitoli hanno imparato a costruirli materialmente e li scambiano come pacchetti di informazione.

La codificazione dell’informazione non c’entra assolutamente niente con la nostra, se la sono inventata loro.

Rassegniamoci. Come si suol dire: è la vita.

Noi siamo maledettamente antropocentrici. Ma questo, oltre che ad essere ovvio, è inevitabile. Noi esaminiamo il mondo, cerchiamo di costruirci simbolicamente delle rappresentazioni di questo mondo, per poter costruire, modificare, sopravvivere.

Non è solo tipico della specie umana. Tutte le specie animali hanno una loro rappresentazione del mondo più o meno complessa.

Un cane ha un universo di vista, di suoni, di odori.

La sua rappresentazione del mondo è diversa dalla nostra ma è sulle stesse basi. Suoni, odori, immagini.

Ci sono batteri che vivono su fondali sottomarini accanto a emissioni roventi di gas velenosi.

Loro sono tranquilli, vivono la loro vita, si moltiplicano, comunicano tra loro e con l’ambiente.

Il nostro antropocentrismo è ineliminabile. Possiamo controllarlo, possiamo metterci da un altro punto di vista con la nostra ragione.

Facendo attenzione.

Il sonno della ragione crea mostri.

Ma anche: l’uso della ragione può creare mostri.

Il difficile equilibrio.

Potete anche pensare che un vero alieno (ma vero vero) non comunichi con il suono, ma con onde elettromagnetiche prodotte da piastrine di magnetite (vi sembra strano? Ci sono batteri con piccoli magneti di magnetite che servono loro per capire dov’è il fondo del mare seguendo il campo magnetico terrestre. Vero: non è una fake fantascientifica).
E magari hanno trovato il modo di fissare masse d’informazione in cristalli ferrosi.

Li incontriamo. Bene, come possiamo comunicare con loro?

Come ha detto Giovanna Repetto non riusciamo nemmeno a comunicare completamente tra di noi…

Non è nemmeno detto che gli alieni abbiano costruito una società, un collettivo di individui. Se l’hanno fatto sicuramente si scambiano informazione ma non sappiamo in che modo.

Noi arriviamo, siamo lì e ci sembra di riconoscere che siamo in presenza di una forma di vita, probabilmente assai diversa dalla nostra. Vediamo, intuiamo che hanno qualche tipo di organizzazione (che magari non è quella che pensiamo noi, noi diamo la nostra interpretazione della loro organizzazione) E subito ci viene l’ansia di comunicare.

E qui che nella originaria comunicazione vocale, alla convention Stranimondi, ho interpretato il ruolo dell’alieno:

“Belandi, ma lasciami in pace, che belino vuoi da me, ma vattene a comunicare da un’altra parte e lasciami lavorare e fare le mie cose. Belin , ogni tanto arriva un rompiballe da qualche sperduto sole dell’universo e vuole parlare con noi. Che rottura”

Perché magari l’alieno non ha nessuna intenzione di comunicare con noi. Non ci considera nemmeno, nemmeno capisce che noi siamo vivi. Per lui siamo magari oggetti qualunque, un po’ strani, magari, ma sicuramente non vivi. La vita mica si muove, si agita, emette suoni. Questo lo sanno anche i fgjhxxets (l’equivalente dei bambini).

E qui, dal punto di vista dello scrittore di fantascienza o più in generale dello scrittore di letteratura dell’immaginario, si aprono improvvisamente infinite possibilità narrative.

E l’alieno diventa non il fine, come ha detto Elena di Fazio, ma un mezzo. Un espediente narrativo per raccontare la nostra condizione umana, privata del rassicurante antropocentrismo, così semplice e così comodo. La narrativa fantascientifica diventa perturbante, rompe la quotidianità, costringe a pensare e a confrontarsi con l’altro. Fa entrare in un rapporto non unilaterale con l’alieno, l’altro da sé.

Oh, ragazzi, di nuovo, come si dice: “è la vita” (qualunque cosa essa sia).


Gli altri interventi al panel Verba Aliena, Stranimondi, Milano 2022
Intervento di Giovanna Repetto: “Il vero enigma”
Settemila lingue parlate da noi terrestri. Una vera babele, che non ci distoglie dal fantasticare su un eventuale contatto alieno. Se è così difficile capirsi, perfino fra coloro che parlano la stessa lingua districandosi fra gli opposti ostacoli della limitatezza e della complessità, qual è il vero enigma a cui incessantemente si tenta di dare risposta?

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L’articolo di Mario Pesce da cui tutto è partito compreso il panel nella convention fantascientifica di Stranimondi è: Si fa presto a urlare all’alieno pubblicato su questo stesso sito al link riportato.
Il panel a Stranimondi era intitolato, appunto, Verba Aliena. Al panel hanno partecipato: Mario Pesce (moderatore), Nino Martino ( presenza on line, su schermo), Sandro Battisti, Franci Conforti, Elena di Fazio, Giovanna Repetto). Ovvero come da un’idea originale ( Mario Pesce e Sandro Battisti) e da un articolo può nascere un panel a una convention di fantascienza
che pare abbia avuto un certo successo
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Una replica a “L’ansia della comunicazione”

  1. Avatar Franci

    Nino, sei un grande.

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