
recensione di Dina Lentini al romanzo “Il cinghiale ringrazia” di Giovanna Repetto, ed. Aliribelli, 2025
Un’indagine di Guendalina Scotti
In un centro rurale ormai turisticizzato, dove convivono sottoproletariato e nuovi ricchi, una morte violenta conduce alle indagini del maresciallo Macaluso e di Guendalina, donna non nativa del luogo ma anima della comunità e figura positiva di umanità e apertura sociale.
Un uomo e il suo cane vengono ritrovati senza vita in una zona boschiva dell’agro pontino. Si è sul finire dell’estate, in un territorio che sembra sospeso fra cielo e terra, fra mare e monte. I villeggianti si godono gli ultimi momenti di ferie prima di chiudere le case estive, i residenti tornano alle consuete attività. Il delitto spezza gli equilibri personali e la calma che, almeno in superficie regnava sul posto. Le indagini risultano subito complicate, sia per la difficoltà di interpretazione della scena del crimine, sia, soprattutto, per la personalità della vittima. L’uomo, un imprenditore trasferitosi da anni nella zona, era noto a tutti per il carattere violento, l’assoluta mancanza di scrupoli, l’avidità e l’avarizia quasi patologiche. La caccia era la sua unica passione, ma non amava il suo cane, che, anzi, seviziava in modo atroce. La povera bestia potrebbe essere stata soppressa dal padrone stesso. Ma chi avrebbe poi ucciso il cacciatore e perché? Dato il rancore che moltissimi provavano verso il morto, la rosa dei sospetti risulta particolarmente ampia, dalla ex moglie ai membri della comunità che a vario titolo lo avevano conosciuto o avevano lavorato per lui. Nell’arco di due settimane sospetti e pettegolezzi si intrecciano ai nuovi elementi emersi, a testimonianze contraddittorie, sconvolgendo la vita della zona e i destini dei suoi abitanti.
Il mistero viene infine sciolto dagli sforzi congiunti del maresciallo Macaluso e di Guendalina, una donna che da tempo risiede per buona parte dell’anno in quel villaggio rurale e ne ha ormai una profonda conoscenza. I due sono amici, entrambi rispettosi delle diversità caratteriali e metodologiche che li separano e, in parte, li completano e uniscono. Guendalina, una donna ormai in pensione, ha saputo trasformare la sua solitudine in una dimensione di accoglienza e tolleranza nello spazio fisico e umano che si è scelto. La sua attività non si limita a coltivare il proprio personale benessere e gli interessi a esso connessi, dal giardinaggio alla cucina, alla cura degli animali, alla lettura.Superando questa che potrebbe essere una vita piena ma ripiegata su se stessa, Guendalina mette naturalmente e spontaneamente le sue energie al servizio della sua comunità acquisita e della varia umanità che la popola. Non è certo un’investigatrice, ma la sua vivacità, la logica, il buon senso e, soprattutto, la conoscenza più o meno intima delle relazioni fra vicini la rendono preziosa nelle indagini di Macaluso. In effetti, il punto di vista di Guendalina può essere più fine ed esterno di quello di un semplice testimone perché la donna, dalla duplice natura rurale e urbana, appartiene alla zona per sua scelta senza altri vincoli. Sicuramente conosce bene i nativi, spesso povera gente che fatica a sbarcare il lunario o gli immigrati, ormai assimilati ma con diversi carichi di sofferenza. La donna li conosce bene perché li chiama spesso per lavori domestici, riparazioni, cura dell’orto e del giardino. Ma ci sono anche ricche signore che trascorrono le vacanze nelle loro ville di lusso. Guendalina non c’entra nulla con quel mondo ed è ben consapevole della superficialità e dell’ipocrisia di molte di queste donne. Eppure le accoglie con amicizia riuscendo persino a trascinarle quando c’è bisogno di aiuto. Guendalina non si chiude nemmeno nella pratica del non giudicare: la sua empatia e umanità la spingono verso la comprensione dell’altro, ma la sua dimensione etica la porta verso la valutazione e la scelta di campo. E’ questo slancio morale a guidarla verso la ricerca della verità e verso l’esplorazione dei modi e dei mezzi possibili per riparare un torto o alleviare una sofferenza.
Alla fine, Macaluso e Guendalina riescono a dipanare la matassa di sospetti e false piste: il primo, con la razionalità e la professionalità che lo distinguono; Guendalina, con una logica di tipo ermeneutico capace di recuperare un suono, un odore, una sensazione, riconnettendo frammenti sparsi in una sequenza coerente.
“Il cinghiale ringrazia” è un giallo molto piacevole e godibile, lontano dai cliché ormai abusati nella letteratura giallo/noir contemporanea. La costruzione della storia, dell’ambiente e dei personaggi ricorda, piuttosto, i modelli classici, in particolare quello di Agatha Christie, che è, fra l’altro, tra le letture preferite di Guendalina. Il contesto è quello del piccolo mondo dove tutti si conoscono e dove, sotto la superficie tranquilla, si nascondono segreti e passioni malsane, dove può scatenarsi l’atto estremo del delitto.
Giovanna Repetto ha scelto una storia credibile e personaggi autentici dalle diverse sfaccettature psicologiche. Anche lo stile, caratterizzato da un linguaggio semplice e scorrevole, riflette bene il mondo descritto, un mondo come tanti altri, in bilico tra chiusura e modernità dove si intrecciano elementi negativi del vecchio e del nuovo, dove le passioni sono semplici e forti. Come nel contesto naturale. In questo senso anche la scena finale con l’immagine potente del cinghiale, che potrebbe sprigionare tutta la sua bestialità e invece mostra una comprensione quasi umana, risulta altamente simbolica: allude a una natura feroce nella quale la logica di sopravvivenza non include necessariamente l’aggressività, ma comporta anzi strategie diverse e anche il rispetto reciproco fra specie differenti.
Per affrontare queste tematiche l’autrice ha utilizzato un registro linguistico molto efficace che alterna toni diversi, da quello più adatto a momenti riflessivi ad altri più vivaci per i dialoghi o per le situazioni drammatiche o grottesche. Infine, l’autrice stessa non si sottrae all’emozione e alla pietà per le miserie e le debolezze dei suoi personaggi. Da Guendalina/Giovanna, un messaggio di positività e di speranza, nonostante tutto.
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