L’etica futurista di Star Trek

l'astronave di Star Trek esce da un vortice di pianeti su sfondo verde
Claudio Chillemi, immagine elaborata a cartone animato
Claudio Chillemi

Infinite Diversità in Infinite Combinazioni. Così come si rispettano i singoli si devono rispettare tutte le infinite diversità del cosmo in tutte le sue infinite combinazioni.


La complessità del mondo creato da Gene Roddenberry non sta solo nell’incredibile intreccio narrativo, nella capacità di plasmare personaggi che interagiscono magnificamente tra di loro, o anche nell’immaginare “strani e nuovi mondi”; questo, invero avrebbe dato all’universo di Star Trek solo due delle dimensioni che lo rendono così completamente tridimensionale. La terza dimensione è quella dell’etica. Lo spessore che ogni minuscolo granello di sabbia trekker possiede è quello di una coerenza interpretativa della realtà senza pari in tutto il palinsesto televisivo degli ultimi cinquanta anni.

ritratto di Spck di Star Trek

 

Se iniziamo dalla plancia della prima Enterprise (quella “senza a, b, c, d, ecc…” per intenderci, ndr.) apparsa nella Serie Originale, basta una semplice foto di gruppo per aprire la nostra discussione a mille considerazioni. In pieno rigurgito razzista (siamo negli USA nei pieni anni Sessanta, ndr.) ci troviamo di fronte a una accozzaglia multietnica di personaggi: il bellimbusto americano, il gentiluomo del sud, l’alieno razionale, l’asiatico istintivo, il teddy boy russo, lo scozzese pimpante, la donna di colore africana. Tutti con pari dignità, tutti nella stessa, chiamiamola, barca. Eppure, all’epoca le donne avevano limitate capacità di comando, non occupavano nessuno dei posti chiave della società americana; gli uomini di colore, poi, erano ancora ghettizzati; e l’Africa? Solo un pallido ricordo colonialista. Ma Gene mette una donna di colore africana in una posizione di responsabilità e comando. I russi? Beh! Erano oltre la cortina di ferro. Ma Roddenberry, stimolato all’uopo dalle proteste che venivano da Mosca (almeno così si dice, ndr.) non si lascia pregare e assume il signor Checov in pianta stabile pettinato da Beatles di serie B (dando dignità anche alla protesta giovanile di allora che si materializzava spesso e volentieri con un taglio/non taglio di capelli, ndr.). Gli asiatici? O erano giapponesi (come pare lo sia Sulu, ndr.) ed erano ancora osteggiati dalla maggior parte degli americani per l’allora recente ricordo della II Guerra Mondiale (ne sa qualcosa lo stesso attore che interpreta Sulo, George Takei, la cui famiglia durante la guerra era stata messa in un campo di lavoro dal governo USA, ndr.). O erano cinesi, e quindi comunisti, e quindi avversati dalla maggior parte degli americani. Eppure, Gene non si lascia sfuggire di mettere un asiatico sulla plancia dell’Enterprise. “Statisticamente “, diceva, “la maggior parte della popolazione mondiale è donna e asiatica” (fonte R. Arnold, ndr.), quindi una donna e un asiatico dovevano assolutamente far parte della “sua” avventura nello spazio. Vogliamo parlare poi di Spock, l’alieno? Lo veste dei panni del “demonio” (orecchie a punta, occhi impenetrabili, sopracciglia all’insù, nessuna emozione, almeno così sembra che lo descrivano McCoy e Kirk ne La Mela, ndr.) e quindi, diciamo così, sdogana anche questo stereotipo dimostrando, puntata dopo puntata, che il “demonio” non è poi così brutto come si dipinge. Quindi abbiamo lo scozzese, ubriacone (nell’episodio Con qualsiasi nome sfida un alieno a chi beve di più e vince; nell’episodio di TNG Il naufrago del tempo cerca disperatamente dell’alcool “vero”, e potremmo continuare, ndr.), omaccione di mezza età alla disperata ricerca di un amore ( Dominati da Apollo o Le speranze di Zetar, ndr.) e di comprensione e affetto (Fantasmi dal passato, ndr.). Infine, gli unici due americani della serie che, guarda caso, sono agli estremi della tipologia tipica dell’uomo statunitense degli anni Sessanta, il bullo, gradasso e sciupa femmine (Kirk, ovviamente, ndr.) e il gentiluomo del Sud. Due icone che, lentamente e soprattutto la seconda, sono scomparse ma che allora rappresentavano veramente gli alpha e omega dello spettatore televisivo medio americano.

I due incredibili alieni bicolore de SIA QUESTA L’ULTIMA BATTAGLIA
I due incredibili alieni bicolore de SIA QUESTA L’ULTIMA BATTAGLIA

Ovviamente ciò che Roddenberry realizza nel primo “equipaggio” della sua fulgida carriera televisiva, ribadisce (e in alcuni tratti amplifica) nel secondo gruppo di umani che lui “mette” ad esplorare la nostra galassia. In TNG, apparsa poco più di vent’anni dopo la TOS, fa imbarcare nell’Enterprise un nutrito gruppo di esseri (diciamo umani) che daranno vita a tutta una sequela di intrecci tridimensionali dove l’umanità, la personalità riceveranno spessore dalla coscienza e dalla morale, come nella migliore tradizione trekker. Tra gli uomini del nuovo equipaggio un androide: Data, personaggio che darà vita alla lunga ricerca “dell’essere umano” in tutte le puntate della serie e nei film per il cinema. Quindi, un nemico, un klingon: Worf, che per oltre 11 stagioni ( 7 di TNG e 4 di DS9, ndr.), cercherà un difficile compromesso tra l’essere un guerriero di un popolo che predica l’onore e la battaglia e l’essere un ufficiale della Federazione. Poi un handicappato, un cieco: Geordi La Forge, dotato di protesi e manifestamente impedito, per poi risultare, tra tutti colui che è capace di vedere là dove nessuno ha mai visto prima. E, infine, Picard, uomo dalla gioventù turbolenta, dal carattere timido e introverso, che, quando comanda una flotta stellare, esce fuori tutta la sua risolutezza. Come si vede personaggi a tutto tondo, ognuno dei quali ha un dilemma etico insoluto che si porterà appresso per tutta la sua vita televisiva e che induce lo spettatore a riflettere su argomenti importanti: la diversità, l’handicap, i rapporti sociali, ecc… Potremmo continuare a citare i singoli personaggi che compongono il cast fisso delle altre serie di Star Trek, non lo facciamo perché nella loro creazione Roddenberry non ha messo parola (è morto prima, purtroppo, ndr.); ma i suoi prosecutori non sono stati da meno. Ricordiamo la “terrorista” Kira di DS9 che porta con sè il pesante fardello di una vita vissuta nella violenza; o la costante ricerca dell’umanità di 7 di 9 in Voyager. Tutti personaggi, crediamo, che avrebbero reso orgoglioso il buon Gene della vita propria che la sua creatura aveva assunto.

Ma questo sforzo immaginifico che ha portato Gene Roddenberry alla creazione di una così perfetta macchina interattiva, dove ogni singolo pezzo ha un contraltare con cui litigare, amoreggiare, scherzare, cooperare, nulla avrebbe avuto di buono se non ci fosse stata l’etica della diversità e del rispetto della diversità. Così diversi, agli antipodi (forse Gene è stato troppo ottimista nell’immaginare il futuro dell’uomo, ndr.) del mondo attuale, i personaggi della plancia di Star Trek TOS e di TNG si rispettano e si considerano tutti uguali anche quando la gerarchia militare li distingue. Se un membro sta male, ha dei problemi, tutti gli altri corrono in suo soccorso, si sacrificano per lui, anche fuori dai limiti della logica (ricordate il gioco de “gli interessi di molti valgono più di quelli dei pochi o di uno”, che dopo il salvataggio di Spock dal pianeta Genesis, viene modificato ne “gli interessi di uno valgono più di quelli dei molti”? ndr.) . E’ quindi questo che rende questi caratteri tridimensionali, e del tutto originali nel panorama della Sf televisiva.

L’etica del rispetto reciproco all’interno del microcosmo di una nave stellare, trova la sua naturale universalizzazione nel concetto di IDIC: Infinite Diversità in Infinite Combinazioni. Così come si rispettano i singoli si devono rispettare tutte le infinite diversità del cosmo in tutte le sue infinite combinazioni. Il concetto, leggenda vuole, è stato introdotto da Gene Roddenberry per vendere un po’ di gadget. L’Idic, infatti, è anche una collanina, che Spock dona all’ospite di turno nella puntata La Bellezza è Verità, con appeso un ciondolo che raffigura un triangolo che incide un cerchio. Si racconta che proprio per vendere questo piccolo gadget Roddenberry si sia inventato l’Idic. Fatto sta che, il concetto che sta alla base di questa credenza vulcaniana, è uno tra i più cari ai fan di Star Trek ed uno dei momenti etici più alti della saga. Se si pensa che ancora oggi mal accettiamo le bizze di un vicino di casa o mal digeriamo i modi di fare dei propri familiari (per non parlare degli usi e delle tradizioni di popoli che abitano a poche centinaia di chilometri da noi, ndr.) nulla ci sembra più Utopistico è Irrealizzabile dell’IDIC. Eppure in esso c’è la sintesi di molto del pensiero religioso e filosofico del nostro mondo. Potremmo fare infiniti esempi, da Gesù a Gandhi da Martin Luther King a Buddha, ed ogni esempio sarebbe calzante. L’unica nota stonata è il tempo di realizzazione di questo concetto, perché quattro o cinquecento anni per iniziare a metterlo in pratica ci sembrano francamente pochi.

Ma se l’IDIC universalizza il principio della tolleranza assoluta, Roddenberry non perde di vista quello della tolleranza relativa. Vale a dire il razzismo che nell’America anni Sessanta (come nel nostro mondo, ndr.) imperversava. Già, nel mettere una donna di colore nella plancia dell’Enterprise aveva dato un messaggio importante, ma durante diversi momenti della narrazione non manca di indirizzare stilettate profonde contro l’intolleranza. Ne La Navicella Invisibile (TOS, ndr) Spock riceve ampie “dosi” di odio razziale quando si scopre che i Romulani sono simili ai vulcaniani; un membro dell’equipaggio lo insulta apertamente e lui, fedele alla logica della tradizione vulcaniana non fa una piega: è la ragione, quindi, la risposta più conveniente nei confronti dell’intolleranza? La ragione che manca ai due protagonisti di Sia Questa l’Ultima Battaglia. Chi non ricorda gli alieni bicolore che si odiano l’un l’altro per il solo motivo che uno è bianco dalla parte destra e nero dalla sinistra e uno è bianco dalla sinistra e nero dalla destra? Ci sembra una cosa del tutto assurda e inconcludente che una razza si sia autodistrutta per così poco, eppure il messaggio è semplice, ed è rivolto alla “sua America” che in quel periodo è ancora in preda all’odio razziale. Per confermare tutto questo possiamo citare un altro episodio, ma stavolta di DS9 Lontano, Oltre le Stelle. Roddenberry è morto da un pezzo, ma gli autori di questa magnifica storia immaginano un’America degli anni ‘30/’40 del Novecento, dove uno scrittore di Fantascienza non può essere né nero né donna; dove, anche per pura ipotesi futuribile, non si può immaginare che un nero comandi una stazione spaziale…Il messaggio, anche stavolta è semplice, state attenti è dietro l’angolo, nel futuro un uomo di colore comanderà una stazione spaziale, ma questo è stato ottenuto con il sacrificio di generazioni e generazioni di esseri umani che hanno combattuto per il rispetto reciproco e la parità tra i sessi.

Il rispetto della vita in tutte le sue molteplici forme, così come il concetto di IDIC, è un altro imperativo etico della saga di Star Trek, fin dalla, come dire, ragione sociale dei viaggi dell’Enterprise volti “alla ricerca di nuove forme di vita e di civiltà”. Citare tutti gli episodi che affrontano questo argomento è praticamente impossibile, ci piace ricordarne un paio: Il Mostro dell’Oscurità (TOS, ndr.), La Misura di Un Uomo (TNG, ndr.) e In Carne e Ossa (VOY, ndr.). Il primo è, a ragione, uno degli episodi più belli dell’intera saga. Narra di un essere fatto di silicio, l’Horta, che, per difendere la sua prole, attacca degli uomini in un asteroide minerario. L’intervento di Spock, Kirk e McCoy lo salveranno dal linciaggio da parte dei minatori che cercavano facile vendetta. Il famoso dialogo: “Ha ucciso 50 dei miei uomini”, “E voi migliaia dei suoi figli”, in cui Kirk difende l’operato difensivo dell’Horta che protegge le uova depositate dalla sua specie è manifesto del rispetto della vita. Durante l’episodio ci troviamo di fronte ad uno dei rari casi in cui Spock disubbidisce al suo capitano, perchè questi vorrebbe uccidere l’Horta, mentre il vulcaniano la vorrebbe risparmiare. Alla fine tocca a McCoy con il leggendario “sono un dottore non un muratore” guarire l’essere di silicio dalle sue ferite. Cos’è, dunque, la vita, ci si domanda in Star Trek. E’ pietra (come nel caso dell’Horta, ndr.) ma è anche metallo, ingranaggi e software come nel caso di Data. In La Misura di un Uomo (TNG, ndr.) l’androide protagonista della terza serie targata Star Trek (la seconda è la serie animata, ndr.) deve difendere la sua essenza di essere senziente e per questo vivo, davanti a un tribunale federale che lo vorrebbe relegato al grado di “strumento”. La difesa di Picard è sentitissima fino al verdetto finale che accoglie l’istanza sulla “vita” di Data. Ciò che è vivo è ciò che ha consapevolezza di sé, e Data ha una profonda consapevolezza di se stesso. Continuando su questa falsa riga in Carne ed Ossa, bellissimo episodio doppio della Settima stagione di Voyager si affronta un altro quesito. La vita è pietra (e quindi può essere qualunque altro materiale, ndr.), è meccanismi e software, ma può essere fotoni e campi di forza? Un ologramma può essere vivo. Il personale ammutinamento dell’MOE della Voyager per andare a seguire una nave di ologrammi che chiedono l’autodeterminazione ci dà una risposta in parte ambigua ma eticamente condivisibile: se un ologramma è vivo lo è per autodeterminarsi ma anche per pagare di persona i suoi errori. La vita prevede onori ed oneri, ed uno di questi è la responsabilità per ciò che si compie. Qualche episodio dopo, infatti, sempre in Voyager nell’episodio L’Autore, L’Autore, l’MOE rivendica il diritto di essere l’autore di un romanzo olografico. Secondo le leggi della Federazione, infatti, un autore di un’opera d’arte non può essere un ologramma. Alla fine la sentenza non stabilirà se l’MOE è o non è un essere umano, ma farà di più, sancirà che comunque è un artista ed ha quindi la piena libertà di stabilire se una sua opera può o non può essere pubblicata. La vita è, quindi, per l’etica di Star Trek un insieme di fattori che hanno poco a che vedere con la biologia (nasce, cresce, si riproduce e muore, ndr.), ma più che altro con la coscienza di sé, la capacità di autodeterminarsi, di crescere interiormente e poi, alla fine, anche quella di riprodursi e di morire.

Strettamente legato al concetto di vita sta quello dell’amore e della sessualità. In Star Trek vi sono diversi episodi che affrontano questi temi: da quelli scanzonati e dongiovanneschi che hanno come protagonista Kirk o il più giovane Riker; a quelli più profondi e coinvolgenti che troviamo in TNG (Amore e dovere, ad esempio, ndr.) o in Voyager (la storia d’amore tra Janeway e il suo compagno in Forza lavoro, ad esempio, ndr.). Ma è in DS9 e nell’episodio Riuniti (Quarta Stagione, ndr.) che Star Trek vince tutti gli stereotipi del tema e proseguendo nei concetti già espressi in “Diritto di Essere” affronta il tema della omosessualità, senza mai pronunciarlo. Il fatto che l’omosessualità non venga pronunciata non è, si badi bene, per discrezione, ma per rendere ancor più evidente un semplice e banale concetto “essere omosessuali non significa nulla di nulla: è un modo di essere come un altro”.

un bacio tra due donne in un episodio di Star Trek

Spieghiamo meglio accennando alla storia: come i trekker sapranno il popolo dei Trill vive in simbiosi con un essere vermiforme che, ad una certa età, gli viene innescato nel ventre. I Trill umanoidi vivono la vita media di un umanoide, il simbionte può vivere diversi secoli, quindi un simbionte che passa di corpo in corpo trasmette di cervello in cervello tutte le esperienze pregresse che ha fatto in tutte le vite che ha vissuto come ospite di un umanoide. Ma allora, se marito e moglie che si sono amati e poi sono morti, si rincontrassero ospiti di corpi diversi, potrebbero continuare ad amarsi? Secondo la legge dei Trill no. Eppure Jadzia Dax, (donna e che donna, ndr.) protagonista di DS9, Trill, incontra la sua vecchia moglie e la rincontra in un corpo di donna, e scopre di essere ancora innamorata di lei. La geniale intuizione degli sceneggiatori è quella di sostituire il tabù di un rapporto omosessuale con un altro, il tabù dei Trill di non potersi riunire con mariti, mogli, amanti avuti nel passato. Nessuno dei personaggi di DS9 pensa solo per un attimo che Jadzia e la sua vecchia moglie non possano stare insieme perché sono due donne; ma, i Trill presenti nella storia guardano a quella relazione come qualcosa di sconveniente e scandaloso perché riunisce due persone che un tempo erano marito e moglie! Un paradosso che fa sorridere ma che sottolinea ogni società ha i suoi tabù, e come ogni tabù ha le sue illogiche conseguenze. Questo episodio fa coppia con uno più vecchio, di alcuni anni prima intitolato L’Ospite apparso nella Quarta Stagione di TNG. Qui, la dottoressa Crusher innamorata di un Trill maschio, scopre, alla fine dell’episodio, che per quanto ami quell’essere non può amarlo se poi la sua essenza, il suo simbionte, viene trasferito in un corpo di donna. La rinuncia che fa la dottoressa Baverly ammettendo con fatica di “non essere pronta” a tali cambiamenti, è drammatica e sofferta e fa il paio con la passione che invece travolge Jadzia e la sua vecchia fiamma in Riuniti.

Cambiando completamente argomento, parliamo dei rapporti con altri pianeti e altre civiltà. Se è vero che la principale missione dell’Enterprise è quella di andare alla ricerca di nuove forme “di civiltà”, è anche vero che questa ricerca è rigidamente regolamentata. Nella serie classica, infatti, sentiamo parlare di PRIMA DIRETTIVA. Si tratta della “più sacra delle nostre leggi” dirà poi Picard in TNG. Di cosa si tratta? In una parola alle astronavi della flotta stellare e, in generale, ai membri della Federazione Unita dei Pianeti è proibito interferire nella sorte di mondi e pianeti alieni se non si è esplicitamente invitati a farlo. Esiste poi un’estensione della PRIMA DIRETTIVA, che vuole la non interferenza per tutti i mondi pre-curvatura (vale a dire per tutti i mondi incapaci di viaggiare a velocità maggiori della luce, ndr.). Questo concetto è stato alla base di decine di episodi di Star Trek; la sua applicazione e la sua mancata applicazione hanno fornito agli sceneggiatori della saga, materiale per rendere tridimensionale ogni singolo personaggio, per dare alle storie un afflato epico di rara intensità, per imporre allo spettatore di “pensare a ciò che sta guardando”. La prima è più importante questione che, praticamente tutti i capitani hanno dovuto affrontare è: si deve applicare la PRIMA DIRETTIVA nel caso in cui un intero pianeta e un’intera razza rischiano di scomparire? Le risposte sono state disparate. Sia nella TOS che in TNG Picard e Kirk hanno aggirato la prima direttiva, l’hanno piegata e, nella sostanza, non l’hanno sempre rispettata. Citare tutti gli episodi in cui questo avviene è praticamente impossibile oltreché inutile (anche perché se state leggendo questo articolo siete dei fan della serie e quindi più che informati sui fatti, ndr.), quello che invece vale la pena dire è che questo concetto nasce nella mente di Gene Roddenberry negli anni Sessanta, in piena guerra del Vietnam, continua in TNG durante la guerra del Golfo, e perdura fino ai primi anni Duemila durante l’attacco preventivo contro l’Iraq. Questo non vi dice nulla? Tutte guerre in cui la PRIMA DIRETTIVA è stata bella che violata, ed era stata anche violata quando gli stati Occidentali con gli USA in testa avevano venduto armi a questi paesi (la vendita di armi o di tecnologia a pianeti pre-curvatura o similari rappresenta una violazione della PRIMA DIRETTIVA…Almeno in Star Trek, ndr.). Può essere un caso che Roddenberry si inventi questa PRIMA DIRETTIVA così articolata proprio quando l’opinione pubblica statunitense inizia a protestare per la lunga permanenza in Vietnam? Può essere un caso che nell’ultima serie di Star Trek, Enterprise, si parli di una razza, gli Xindi, che “per non saper né leggere né scrivere” uccidono Sette Milioni di Terrestri in un attacco preventivo (avevano saputo che i terrestri avrebbero a loro volta distrutto il loro pianeta, ndr.) che tanto assomiglia a quello lanciato dagli americani in Iraq? La PRIMA DIRETTIVA però non si ferma a questioni come “la salvezza di un pianeta” o a conflitti interplanetari. Va oltre, riguarda anche usi e costumi dei popoli. In Diritto di Essere (TNG stagione 5, ndr.) Riker (il secondo ufficiale di Picard, ndr.) si innamora di una donna androgina di una società che non ha distinzione di sessi in quanto procrea tramite fecondazione artificiale. Il quesito che si pone è semplice. E’ giusto minare le basi di una società (belle o brutte che siano, almeno così come ci appaiono a noi, ndr.)? Secondo Picard fare questo viola la prima direttiva, sconsiglia quindi il suo primo ufficiale a proseguire la relazione o, ciò che è peggio, a innescare una rivolta sociale in un pianeta straniero. E’ una posizione giusta? Quale corrispettivo ha nella nostra società dove si organizzano marce contro il velo delle donne mussulmane o si penalizzano genti che hanno alla base del loro modo di vivere il nomadismo, come i ROM? Il messaggio che Gene Roddenberry, e i continuatori della sua opera vogliono dare è semplice: non c’è un modo giusto di vivere ed uno sbagliato; esiste il nostro modo di vivere e quello degli altri. Il modo di vivere degli altri può anche essere brutale, incivile e discriminante; ma, ogni società deve trovare da sola il bandolo per uscire dalle proprie storture in un atto di maturazione lenta e inesorabile che deve essere compiuta con i propri mezzi e le proprie convinzioni.

Continuando a parlare di Etica e rapporti umani e sociali non possiamo dimenticare Giustizia Sommaria uno degli episodi più belli e significativi di Star Trek TNG. In sintesi si parla di una persecuzione legale nei confronti di un individuo sol perché questi ha un avo romulano. La persecuzione, la giustizia che rifiuta se stessa dimenticando tutte le principali garanzie dell’imputato, l’intolleranza, vengono qui tutte al pettine della profonda morale del capitano Picard, il quale pronuncia uno dei più importanti monologhi della saga: “al primo anello la catena è già formata…”, quando per la prima volta ci si dimentica delle più sacre delle leggi: le garanzie costituzionali (la libertà dell’individuo è inviolabile, ogni individuo ha diritto ad un processo giusto, ogni individuo ha il diritto di essere giudicato dai suoi pari, e così via ndr.); già da questa prima volta si forma una catena che non si può più spezzare. La Federazione Unita dei Pianeti non usa fare, sottolinea Picard, giustizia sommaria dei suoi cittadini. Picard ha un così profondo senso della morale e dell’etica che sembra un personaggio antico e moderno ad un tempo. Lui, militare di carriera, dirà in un episodio (La Figlia di Data, ndr.) “esistono momenti nella vita di un uomo in cui una persona dotata di buona coscienza non può semplicemente obbedire agli ordini”; il che significa, che là dove le istituzioni non arrivano a far rispettare la morale e l’etica, il singolo individuo può ergersi a difensore dei principi più sacri della civile convivenza. Un altro episodio giudiziario chiarisce ancor di più la questione. Si tratta de Il Processo tratto dalla seconda stagione di DS9. Qui, il capo O’Brian viene sottoposto ad un processo cardassiano; proprio per dare allo spettatore l’intensa sensazione di quanto tale popolo sia diverso da quello federale, gli sceneggiatori mettano a punto l’idea che a Cardassia la sentenza venga emessa e resa pubblica prima del processo, e il processo serve solo a far vedere quante e quali prove schiaccianti sono state raccolte contro l’imputato (rivestendo, quindi, una valenza puramente propagandistica, ndr.), in una parola il processo non può cambiare la sentenza. Il giudizio e il pregiudizio, la necessità che in una società civile le garanzie giuridiche siano difese a spada tratta (Picard, ndr.) e che non ci sia un pregiudizio che infici la sentenza (come nell’episodio di DS9, ndr.).

Seguitando su questo argomento e ampliandolo ad un contesto molto più ampio che affronta la legalità della guerra e dei conflitti tra le nazioni, nostro punto di riferimento non può che diventare DS9, dove due episodi saltano subito all’occhio. Inter Arma Enim Silent Leges (settima stagione, ndr.), vale a dire “In guerra le leggi tacciono” (Cicerone, ndr.); e La Coscienza di Un Ufficiale (sesta stagione, ndr.). I due episodi sono accumunati da una domanda: cosa si può fare per vincere una guerra? Se “il bene” si accorge di star perdendo la sua eterna lotta con “il male”, può agire ignorando le leggi e la morale pur di vincere? Cicerone, duemila anni or sono, aveva già dato la risposta: è inutile cercare la legge in tempo di guerra, essa tace, è muta, inerte ed inefficiente. E allora? Allora bisogna fare un patto con il diavolo, scendere a compromessi. Sisko (in La Coscienza di un Ufficiale, ndr.) abbandona ciò che ritiene la sua convinzione più sacra pur di fare entrare in guerra i Romulani contro il Dominio, diventando complice inconsapevole di un delitto. C’è qualche rimorso in lui? Ovviamente sì, ma lui sa che vivere tutta la vita con la coscienza macchiata da un terribile delitto può essere il prezzo giusto da pagare pur di liberare il Quadrante Alpha dalla terribile minaccia del Dominio. Durante la guerra tutto è permesso, non vi sono vie facili per le coscienze elevate, e il sangue lorda tutte le mani, anche di chi non combatte. Ecco perché, le guerre non andrebbero fatte.

Ma, durante le guerre, oltre che le leggi, possono venir meno anche le libertà civili. Di grande attualità è il tema che gli autori di DS9 affrontano nell’episodio Il Paradiso Perduto (quarta stagione, ndr.). La Terra minacciata dal dominio viene portata sull’orlo della legge marziale da un gruppo di fanatici militaristi della flotta stellare. Sul momento Sisko sembra condividere l’inasprimento delle misure di sicurezza che servono a proteggere il nostro pianeta dai Cambianti; poi, però dopo un contrasto con il padre fa tesoro delle parole del suo genitore: “Se i fondatori vogliono distruggere il nostro paradiso, la Terra, devono venire qui a sporcarsi le mani, io non lo farò per loro”. Un messaggio chiaro, leggi restrittive delle libertà personali fanno solo il gioco di coloro che vogliono terrorizzarci (non riconoscete lo schema: terrorismo – leggi sulla sicurezza – limitazione delle libertà personali? Ndr.). Alla fine dell’episodio, infatti, un cambiante sotto le mentite spoglie di O’Brian chiede a Sisko: “Quanti Cambianti pensa che ci siano sulla Terra in questo momento? Quattro, solo quattro…”, e il terrore per solo quattro cambianti ha portato il pianeta alle soglie della legge marziale. Nulla, quindi, deve convincerci a rinunciare a ciò che abbiamo faticosamente conquistato: la libertà personale e quella civile.

Come molti giustamente noteranno tra queste pagine manca del tutto l’argomento etica medica che, invece, è molto caro ai trekker, anche perché uno dei personaggi più amati è il buon vecchio Leonard “Bones” McCoy, ufficiale medico capo dell’Enterprise di Kirk. In effetti avremmo voluto parlare lungamente e diffusamente di questo, ma lo spazio tiranno ce lo ha impedito. Poco male!…Vi tedieremo con questo argomento nel prossimo articolo, l’etica medica di Star Trek.

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