Fantascienza e Nostos

Pino La Greca

Il tema del *nostos *,“ritorno”, è ancora oggi ispirazione per scrittori e autori di tutto il mondo ed è uno dei temi portanti del cinema e delle serie televisive di fantascienza più famose a partire dagli anni Settanta del secolo appena trascorso.

Fantascienza e Nostos

Uno dei temi principali dell’Odissea di Omero, anzi il tema portante, è quello della nostalgia, il desiderio struggente dell’eroe Odisseo/Ulisse di far ritorno finalmente a casa, alla sua amata isola Itaca.

Il tema del “ritorno” dell’eroe ha origini antichissime, e si ritrova nei miti di molte culture. Il viaggio compiuto da Ulisse è dunque un archetipo presente in tutte le culture della Terra.

Nell’Odissea, e particolarmente nella sezione della Telemachia, veniamo a conoscenza del destino di molti fra gli eroi che combatterono sotto le mura di Troia: Nestore e Menelao ebbero una sorte favorevole e perciò poterono nuovamente installarsi nel proprio palazzo e riappropriarsi del potere che detenevano al momento della loro partenza; la vicenda di Agamennone è invece molto più tragica: egli riuscì a fare ritorno a casa, ma venne brutalmente assassinato.

L’Odissea può essere definita il prototipo di tutte le vicende implicanti il fortunato ritorno di chi, dopo aver ricevuto una grave offesa, dopo lungo tempo e lungo peregrinare, torna a casa e riesce ad ottenere una giusta rivalsa.

Il tema del *nostos *“ritorno” è ancora oggi ispirazione per scrittori e autori di tutto il mondo ed è uno dei temi portanti del cinema e delle serie televisive di fantascienza più famose a partire dagli anni Settanta del secolo appena trascorso. In ordine di tempo la serie più antica è la italobritannica *Spazio 1999*, ideata nel 1973 da Gerry e Sylvia Anderson. Gli autori immaginano una realtà nella quale, dopo la sua conquista, la Luna viene trasformata, oltre che in una base avanzata per le future esplorazioni spaziali, in un gigantesco deposito di scorie radioattive provenienti dalla Terra. Il 9 settembre 1999 John Koenig assume il comando della base lunare Alpha per organizzare e gestire i preparativi per una spedizione esplorativa sul pianeta Meta, di recente scoperta.

L’arrivo del nuovo comandante coincide con una serie di decessi misteriosi che colpiscono gli addetti a un deposito di scorie nucleari e gli astronauti candidati alla spedizione. Ben presto si rileva un repentino aumento del campo magnetico generato dalle stesse scorie. Koenig non fa in tempo a intervenire: il 13 settembre 1999 si innesca un’esplosione di incredibile violenza, tale da provocare l’uscita della Luna dall’orbita terrestre. Il satellite inizia la sua deriva nel cosmo mentre gli abitanti di Alfa, se da un lato sperano in un miracoloso ritorno, dall’altro si augurano di poter trovare un pianeta sul quale ricominciare un’esistenza normale. La serie si conclude dopo due stagioni e in qualche modo si intuisce il destino finale degli Alphani: sebbene la colonia del futuro non sia mai mostrata, la sua esistenza conferma che gli Alphani hanno finalmente raggiunto il loro scopo e trovato una nuova casa.

Il 13 settembre 1999, data della presunta catastrofe lunare, si tenne presso Los Angeles una convention rievocativa chiamata Breakway, come il titolo del primissimo episodio. Vi fu proiettato un cortometraggio intitolato “Message from Moonbase Alpha”, proposto in Italia attraverso la raccolta della serie in DVD, nel quale l’analista dati Sandra Benes, in un ultimo ed accorato messaggio di saluto alla Terra, riportando come gli alphani siano costretti a trasferirsi definitivamente su un pianeta ribattezzato “Terra Apha” abbandonano la Luna prima che si allontani dall’orbita del Pianeta.

*Immagine creata da IA su battlestar Galactica, come tutte le immagini di quest’articolo

 

A distanza di cinque anni, nel 1978, viene prodotta la prima serie televisiva di *Battlestar Galactica*, seguita da un breve sequel due anni dopo. Nel corso del 2003 Ronald D. Moore e David Eick svilupparono un remake della serie originale, trasmesso tra il 2004 ed il 2009.

Tutte le produzioni di *Battlestar Galactica *hanno in comune lo stesso tema narrativo: in una lontana parte della nostra galassia una civiltà umana vive sparsa su un gruppo di pianeti noti come le Dodici Colonie, su cui si è trasferita dopo essere migrata dall’ancestrale mondo nativo di Kobol. Le Dodici Colonie sono in conflitto da decenni con la razza cibernetica dei Cyloni, il cui obiettivo è lo sterminio della specie umana.

L’ultima versione ricalca a grandi linee la lotta tra il popolo cibernetico dei Cyloni e la razza umana. Dopo un attacco condotto con l’inganno alla razza umana, i superstiti si trovano a fuggire sulle navi spaziali alla ricerca dei propri progenitori. Ma dato che i nuovi Cyloni hanno ora forma umana, è possibile che tra le fila dei nostri eroi si nasconda qualche brutta sorpresa.

Ritroviamo Adamo, Apollo, Scorpion, nomi mantenuti dalla vecchia edizione. I sopravvissuti al genocidio lasciano i pianeti e scappano a bordo delle poche astronavi scampate all’attacco cylone. A bordo del Galactica, il Comandante Adamo conduce la flotta di fuggitivi alla ricerca della leggendaria tredicesima colonia conosciuta come *Terra*.

Nell’episodio “Verso casa” alcuni membri della nave sbarcati in missione esplorativa sul pianeta (abbandonato) di Kobol scoprono la tomba di Atena che mostra loro le costellazioni e i corpi celesti che si vedono dalla *Terra*. Il comandante Lee e suo padre ne riconoscono alcuni.

Nell’edizione del 2003 l’astronave arriva sulla Terra in epoca preistorica e viene “suggerito” che alcuni dei protagonisti della serie siano stati divinizzati dagli indigeni terrestri: Zeus, Apollo, Athena.

La terza serie televisiva che si richiama fortemente all’Odissea è *Star Trek Voyager*. Questa serie ha visto la luce nel gennaio del 1995, e vede per la prima volta al comando una donna, Kathryn Janeway. Suo primo ufficiale è Chakotay che, nonostante sia stato un capitano dei ribelli *maquis*, ha un suo codice d’onore.

Il Capo della Sicurezza è un Vulcaniano, Tuvok, vecchio amico di Janeway. Al timone è Tom Paris, un giovane un po’ sbandato e impulsivo; un altro giovane è Harry Kim, ufficiale operativo e addetto alle comunicazioni. Come Capo Ingegnere troviamo un’altra protagonista femminile, mezza umana e mezza Klingon: B’Elanna Torres, divisa tra due mondi diversi e sempre in conflitto tra loro. Il dottore di bordo è invece… un ologramma con una spiccata personalità: il Medico Olografico d’Emergenza (MOE). Infine non potevano mancare nuovi alieni indigeni di questa parte della galassia: Neelix, guida e cuoco di bordo, e Kes, una bellissima aliena dotata di strani poteri mentali.

Nuovi Viaggi “dove nessuno è mai giunto prima”, ecco la migliore definizione della serie: ’astronave Voyager, lanciata a 70 mila anni luce da casa da una misteriosa entità aliena, cerca di tornare indietro. Sul suo cammino trova alieni sconosciuti, e i consueti punti di riferimento (La Flotta Stellare, la Federazione …) non sono più a portata di mano. «*Da qualche parte, in questo viaggio troveremo la via del ritorno. Signor Paris, tracci la rotta. Torniamo a casa*» dice il Capitano Janeway.

Se l’Odissea è la storia di un uomo, quella della Voyager è la storia di un equipaggio il cui obiettivo primario è il ritorno alla terra di origine. È un’avventura di viaggi favolosi ma anche pericolosi, in cui la materia narrativa è composta da una serie di avvenimenti che forgiano le personalità del protagonista (visto qui come equipaggio, là come eroe singolo) che matura man mano che il viaggio procede; una peregrinazione solitaria che dura diversi anni e in cui ogni evento serve a costruire il proprio passato e a spingersi avanti nel futuro. Come Ulisse, anche l’equipaggio della Voyager, dispersa nel Quadrante Delta, incontra popoli sconosciuti dalle strane usanze, alcuni si rivelano amici, aiutando magari il gruppo a spostarsi o a fare riparazioni e scorte energetiche, altri invece appariranno come avversari, tentando di impedire che la nave proceda sulla sua strada o tentando di rubarne le conoscenze: ma la Voyager riesce sempre a scampare ogni pericolo, grazie alla conoscenza superiore e all’abilità del proprio equipaggio, e a proseguire oltre. Come rapiti dal canto delle Sirene o allettati dall’ospitalità della ninfa Calipso, tante volte si è prospettata l’ipotesi di stanziarsi su un pianeta e ricominciare una nuova vita ma, non essendo questo viaggio fine a se stesso, il gruppo si muove per raggiungere l’obiettivo primario, il ritorno. In Voyager è molto più frequente che nelle altre serie la presenza di esseri o popoli che hanno poteri sconvolgenti e possono mettere a rischio la nave, un pericolo non tanto tecnologico, quanto piuttosto spirituale o sconosciuto, e i fatti narrati sono meno concreti, più favolosi, le vicende in balia della volontà capricciosa del destino.

Come nell’Odissea, siamo in un mondo inesplorato, che nasconde meraviglie ma anche pericoli, e in cui anche il più piccolo problema può diventare letale e impedire il proseguimento della missione: il vero nemico è ciò che non si conosce e che rischia di apparire come un mostro di impareggiabile forza. Un episodio da non perdere è “Musa”, il n. 22 della VI stagione. B’Elanna Torres, durante una missione a bordo del Delta Flyer alla ricerca di dilitio, è costretta ad un atterraggio di fortuna su un pianeta abitato da una razza di umanoidi simili ai terrestri e con un livello di civiltà equiparabile alla Grecia di Omero. I motori subiscono gravi danni e Torres perde i sensi per le ferite riportate. Al suo risveglio, la ragazza scopre che un alieno di nome Kelis le sta medicando le ferite. Kelis, attore e poeta, novello Omero, è convinto che B’Elanna sia la sua musa, e intende trattenerla sul pianeta per trarre da lei l’ispirazione necessaria a comporre un’opera in grado di promuovere la pace tra i due clan rivali del pianeta.

B’Elanna rifiuta, ma i suoi tentativi di riattivare i motori della navetta falliscono. Kelis le offre provviste e aiuto per le riparazioni, ma in cambio B’Elanna gli deve narrare le avventure della U.S.S. Voyager e del suo equipaggio. Il poeta è infatti convinto che i racconti possano suscitare un tale interesse tra gli appartenenti ai clan rivali, da far loro dimenticare i motivi del reciproco odio. L’episodio finale di ST Voyager è paragonabile all’arrivo di Ulisse a Itaca: l’azione di Janeway, che tenta di riscrivere il presente, sembra rappresentare l’ansia dell’eroe di Itaca di essere tornato nella sua Patria ma di non essere riconosciuto, la volontà di sistemare le cose come prima della partenza e di vedere come la sua città (o il suo mondo) avrebbe dovuto essere.

Janeway vorrebbe riportare tutti a casa e, in un certo senso, chiudere in una parentesi i sette anni di viaggio nel Quadrante Delta, rimettendo ogni cosa (e soprattutto ognuno) al suo posto, come fa Ulisse intrufolandosi fra la gente del suo popolo governata dai Proci e trovare il modo di ricreare il giusto ordine delle cose.

La quarta serie ispirata al *nostos *è *Farscape*. È una serie televisiva ideata da Rockne S. O’Bannon e prodotta per quattro stagioni in Australia tra il 1999 e il 2003 da un gruppo eterogeneo di creativi.

L’astronauta e scienziato John Crichton, durante un volo sperimentale sulla sua navetta (chiamata Farscape One), viene catapultato in una remota zona dell’universo, nel mezzo di una battaglia tra alcuni prigionieri in fuga e i Pacificatori, una razza armata che ha istituito una dittatura militare.

Crichton non ha idea di dove si trovi né comprende bene quello che sta accadendo intorno a lui, ma si rende conto che l’unico modo per sopravvivere è unirsi all’equipaggio di fuggitivi, estremamente eterogeneo e all’apparenza inaffidabile. Perseguitato dai Pacificatori, Crichton inizia così una fuga attraverso mondi alieni per lui del tutto sconosciuti, insieme ai suoi involontari compagni di viaggi, ognuno con i propri problemi e i propri obiettivi; alla ricerca di quel tunnel spaziale che potrà riportarlo sulla Terra.

John Crichton dove affrontare una vera e propria odissea; come Ulisse, deve usare tutta la sua astuzia e le sue conoscenze scientifiche per ritrovare la rotta verso la Terra/Itaca e, durante il viaggio, vive avventure caratteristiche dell’epica omerica e del romanzo picaresco. La serie si conclude con un doppio episodio dal titolo “Le guerre dei Pacificatori”.

L’ultima, almeno per il momento, serie televisiva ispirata al ritorno è *Stargate Universe**, *una serie del 1999, appartenente all’universo fantascientifico di Stargate.

La base segreta Icarus, all’interno della quale si sta studiando un particolare Stargate3 a nove simboli, è sotto attacco e il personale è costretto ad evacuare attraverso il portale. Ultime ad evacuare sono anche persone che in quel momento si trovavano in visita alla base. Per queste persone il sito di evacuazione scelto dal dott. Nicholas Rush, capo dell’equipe scientifica che studia lo Stargate, non è la Terra, ma un indirizzo sconosciuto a nove simboli.

L’ultima squadra in evacuazione verrà portata su una nave degli Antichi (la Destiny) situata a milioni di anni luce dalla Terra. Gli antichi la usavano per esplorare le galassie ed aveva, e ha tuttora, il compito di seguire le tracce delle altre navi esploratrici per “seminare” gli Stargate sui pianeti raggiunti.

Dopo essere arrivati sulla Destiny, la squadra scopre che non c’è abbastanza energia per tornare sulla Terra, anzi, il supporto vitale della nave sta collassando proprio a causa del loro arrivo.

La Destiny è guidata da un pilota automatico. Quando si avvicina ad un pianeta vi resta solo per un tempo predeterminato, alla fine del quale riparte, che siano tutti tornati a bordo oppure no. Da subito le necessità del team sono molto concrete: filtri per l’anidride carbonica, energia, acqua. La nave sembra identificare di volta in volta le necessità e agire di conseguenza e ciò talvolta richiede un certo spirito di adattamento ed intraprendenza ai componenti del team.

Concludo con l’ultima odissea cinematografica, il film di Ridley Scott, *The Martian *(2015). Il film, basato sul romanzo “L’uomo di Marte” di Andy Weir (2011), ha come protagonista l’astronauta Mark Watney, interpretato da Matt Damon, che, erroneamente creduto morto, viene lasciato su Marte, e racconta la sua lotta per la sopravvivenza e gli innumerevoli sforzi per salvarsi e tornare sulla Terra. Oggi fantascienza ma in un lontano domani …

BIBLIOGRAFIA

SILVIA PERINI, Il “nostos” di Oreste fra Omero e Sofocle, in *Analecta

Briziana*, vol. 1, a cura di Alfredo Valvo Gianenrico Manzoni, V&P, Vita e

Pensiero, Milano 2004.

INSIDE STAR TREK MAGAZINE, bimestrale, anno 3, n. 13, giugno-luglio 2002,

pp. 14 – 17.

ROBOT – rivista di fantascienza di Vittorio Curtoni, anno IV, numero 8.


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