Verne scrisse ‘Viaggio al centro della terra’ nel 1863; da appassionato navigatore sulle rotte del Mediterraneo, è probabile che qualche anno prima avesse anche lui tributato alle isole Eolie ed a Stromboli un viaggio di conoscenza ed esplorazione, traendone spunto per le pagine del romanzo.

Quelle che seguono sono le pagine del romanzo che raccontano dell’arrivo nell’isola Eoliana:
(…) Sopra il nostro capo, a cinquecento piedi all’incirca, si apriva il cratere d’un vulcano dal quale sfuggiva ogni quarto d’ora, con uno scoppio rumoroso, un’alta colonna di fiamme miste a pietre pomici, a ceneri e lava. Sentivo le convulsioni della montagna che respirava alla maniera delle balene gettando ogni tanto il fuoco e l’aria dagli enormi sfiatatoi. Al di sotto, per una china ripida, gli strati di materie eruttive si stendevano a una profondità di sette-ottocento piedi, ciò che non dava al vulcano un’altezza totale di trecento tese. La sua base spariva in una vera corona di alberi verdeggianti fra i quali distinguevo gli ulivi, i fichi e le viti cariche di grappoli vermigli. Bisognava convenirne, non era certo l’aspetto delle regioni artiche.
Lo sguardo, passata la cinta verdeggiante, giungeva rapidamente a perdersi nelle acque d’un mare splendido, o di un lago, il quale faceva di questa terra incantata un’isola larga appena qualche lega. A levante si vedeva un piccolo porto preceduto da alcune case, nel quale dondolavano ai capricci dei flutti azzurri alcune imbarcazioni di forma particolare. Più oltre gruppi d’isole uscivano dalla liquida pianura e così numerose che assomigliavano a un vasto formicaio. A ponente, coste lontane si disegnavano all’orizzonte; sulle une si scorgevano i profili di montagne azzurrognole conformate armonicamente: sulle altre, più lontane, appariva un cono prodigiosamente elevato, al vertice del quale si agitava un pennacchio di fumo.
A nord un’immensa distesa d’acqua scintillava ai raggi del sole lasciando apparire qua e là l’estremità di un’alberatura o la convessità di una vela gonfiata dal vento. L’imprevisto centuplicava le meravigliose bellezze di un simile spettacolo.
— Dove siamo? dove siamo? — ripetevo sottovoce.
Hans chiudeva gli occhi indifferente e mio zio guardava senza comprendere.
— Qualunque sia questa montagna, — disse finalmente, — vi fa un po’ caldo; le esplosioni non cessano, e non varrebbe davvero la pena d’essere usciti da una eruzione per ricevere un pezzo di roccia sulla testa. Scendiamo e sapremo il fatto nostro. D’altra parte io muoio di fame e di sete.
Il professore non era per nulla uno spirito contemplativo. Da parte mia, dimentico dei bisogni e delle fatiche, sarei rimasto in quel luogo per lunghe ore ancora, ma fu necessario seguire i miei compagni.
I fianchi del vulcano presentavano ripidissimi pendii; scivolavamo fra vere e proprie frane di cenere, evitando le colate di lava che si allungavano come serpenti di fuoco. Nello scendere io parlavo con volubilità, perché la mia immaginazione era così accesa che avevo proprio bisogno di uno sfogo di parole.
— Siamo in Asia, — esclamavo, — sulle coste dell’India, nelle isole della Malesia, nel mezzo dell’Oceania. Abbiamo attraversato la metà del globo per uscire agli antipodi d’Europa.
— Ma la bussola? — rispondeva lo zio.
— Già, la bussola, — dicevo io imbarazzato. — A prestarle fede abbiamo sempre camminato verso il Nord.
— Ha dunque mentito?
— Oh! Mentito!
— A meno che questo non sia il Polo Nord.
— Il polo? No, ma…
Il fatto era inesplicabile. Non sapevo più che cosa pensare.
Frattanto ci avvicinavamo a quella zona verdeggiante che rallegrava la vista. La fame mi tormentava e la sete anche. Per buona sorte, dopo due ore di cammino, una bella campagna si offrì ai nostri sguardi, interamente coperta di ulivi, di melograni e di viti che parevano appartenere a tutti. D’altra parte nella nostra condizione non eravamo uomini da badare tanto per il sottile. Che gioia fu quella di portare i frutti saporiti alle labbra e di mordere con avidità i grappoli vermigli di quei vigneti! Poco lontano, nell’erba, all’ombra deliziosa degli alberi, scoprii una sorgente d’acqua fresca in cui tuffammo voluttuosamente le mani ed il viso.
Mentre ognuno si abbandonava in tal modo a tutte le dolcezze del riposo, un fanciullo apparve fra due macchie d’ulivi.
— Ah! esclamai, — ecco un abitante di questo felice paese!
Era una specie di piccolo mendicante, vestito poverissimamente, d’aspetto miseruccio, e che parve molto spaventato nel vederci. Infatti, seminudi, con la barba incolta, avevamo un aspetto poco rassicurante, e, a meno che quel paese non fosse un paese di ladri, eravamo fatti apposta per spaventare gli abitanti.
Mentre il ragazzo stava per prendere la fuga, Hans gli corse dietro e lo ricondusse nonostante le sue grida e i suoi calci.
Lo zio cominciò con il rassicurarlo del suo meglio, e gli disse in buon tedesco:
— Qual è il nome di questa montagna, piccino mio? Il fanciullo non rispose.
— Benissimo, — disse lo zio, — non siamo in Germania. E gli ripete la stessa domanda in inglese.
Il fanciullo non rispose di più. Io ero imbarazzatissimo.
— È dunque muto? — gridò il professore, il quale fiero d’essere poliglotta ricominciò la stessa domanda in francese.
Medesimo silenzio del fanciullo.
— Proviamo l’italiano, — riprese lo zio, e chiese in questa lingua:
— Dove noi siamo?
— Sì! Dove siamo? — ripetei con impazienza. Ma il fanciullo non rispose.
— Ah, questo poi! Non vuoi dunque parlare? — gridò lo zio vinto dalla collera e scuotendo il fanciullo per le orecchie: — Come si noma questa isola?
— Stromboli, — rispose il pastorello che sfuggì dalle mani di Hans e si mise in salvo nella pianura attraverso gli ulivi.
Non ci davamo più pensiero di lui. Stromboli! Quale effetto produsse sulla mia immaginazione questo nome inaspettato! Eravamo in pieno Mediterraneo, nel mezzo dell’arcipelago delle Eolie di mitologica memoria, nell’antico Strongilo, in cui Eolo teneva incatenati i venti e le tempeste. E le montagne azzurre che si arrotondavano a levante erano le montagne della Calabria e quel vulcano che si rizzava all’orizzonte verso sud era l’Etna, il corrucciato Etna!
— Stromboli, Stromboli! — ripetevo.
Lo zio mi accompagnava con i gesti e con le parole. Avevamo l’aria di cantare in coro.
Ah! Che viaggio! Che meraviglioso viaggio! Entrati da un vulcano, eravamo usciti da un altro, e questo era situato a più di milleduecento leghe dallo Snefíels, da quell’arido paese d’Islanda, posto ai confini del mondo! Le vicende della spedizione ci avevano trasportato in seno alle più armoniose contrade della Terra. Avevamo lasciato le regioni delle nevi eterne per quelle campagne quasi sempre verdeggianti, e lasciato al disopra delle nostre teste le grigie nebbie delle zone dei ghiacci per venire sotto il cielo azzurro della Sicilia!
Dopo un pasto delizioso, composto di frutta e d’acqua fresca, ci rimettemmo in cammino per raggiungere il porto di Stromboli. Non ci parve cosa prudente dire in che modo fossimo arrivati nell’isola; lo spirito superstizioso degli italiani avrebbe certo visto in noi demoni vomitati dall’inferno; bisognò dunque rassegnarsi a passare per umili naufraghi. Era meno glorioso, ma più sicuro.
Un’ora dopo aver lasciato il bosco d’ulivi, arrivammo al porto di San Vincenzo, dove Hans reclamò il pagamento della sua tredicesima settimana di servizio, che gli fu dato con calorose strette di mano.
In quel momento, se egli non provò la nostra commozione, si lasciò per altro andare a un moto d’espansione straordinaria.
Il romanzo di Verne ha dei precursori e tanti imitatori. Iniziamo dai precursori: Nel romanzo del 1741 “il viaggio sotterraneo di Niels Klim” di Ludvig Holberg, Nicolai Klim cade in una caverna mentre la esplorava, e trascorre molti anni a vivere sia in un globo più piccolo all’interno della terra, sia sulla superficie interna del guscio esterno. Icosameron del 1788 di Giacomo Casanova è una storia di 5 volumi, 1800 pagine, di fratello e sorella che cadono all’interno della Terra scoprendo l’Utopia sotterranea dei Mégamicri, una razza di nani multicolori ed ermafroditi. Un romanzo precursore della fantascienza dal nome Symzonia: A Voyage of Discovery di un certo “Capitano Adam Seaborn” apparve alle stampe nel 1823.
Numerosi anche gli Imitatori: Il romanzo di James De Mille A Strange Manuscript Found in a Copper Cylinder del 1888 è una satira vittoriana di una società invertita all’interno della Terra cava. Il racconto fantastico “il dio fumoso” (The Smoky God, 1908) di Willis George Emerson narra le avventure di un certo Olaf Jansen che viaggio all’interno, trovò una civiltà avanzata e se ne andò. Edgar Rice Burroughs scrisse storie avventurose del mondo interno di Pellucidar (tra cui, ad un certo punto, la visita del suo personaggio Tarzan). Benché la superficie interna della Terra avesse un’estensione ben più piccola dell’esterno, Pellucidar ha oceani in corrispondenza dei continenti sulla superficie esterna, e viceversa; in tal modo il mondo interno ha una superficie occupata da terre emerse più grande di quello esterno. È abitato da esseri umani primitivi e creature estinte sulla superficie esterna, tra cui i Mahar, creature simili a pterodattili con poteri psichici. Pellucidar presenta un sole interno che non tramonta mai, per cui gli abitanti non hanno mai sviluppato la nozione del tempo.
La teoria della Terra Cava


La teoria della terra Cava è stata una delle più controverse e affascinanti teorie della storia della scienza: l’idea che la Terra sia vuota al suo interno e che ci sia un mondo sotterraneo abitato da esseri umani o alieni. La teoria è stata proposta e difesa da molti scrittori, ricercatori e scienziati nel corso dei secoli, ma non ha mai trovato un supporto scientifico sostanziale.

La teoria della Terra Cava ha radici antiche che risalgono a molte civiltà antiche. Uno degli autori più antichi che parlano di un mondo sotterraneo è stato Athanasius Kircher. Nel corso della sua vita, l’eclettico Gesuita (1602-1680) venne da molti considerato come la personificazione di tutto il sapere dell’epoca. I suoi libri, volumi riccamente illustrati, erano destinati a principi barocchi amanti di tutto ciò che era stravagante ed esotico. Amato e odiato, temuto e deriso, rispettato e vilipeso, indicato come il più sapiente tra gli uomini e tacciato di millanteria; queste e tante altre cose fu Athanasius Kircher: notissimo in tutto il mondo finché fu in vita, fu messo in disparte con l’avvento dell’Illuminismo, dimenticato nell’Ottocento e per quasi tutto il Novecento, per ritornare alla ribalta sullo scorcio dello scorso secolo, grazie soprattutto a due eventi letterari: L’isola del giorno prima, in cui Umberto Eco lo travisava dietro la figura dell’enigmatico Padre Caspar, e una ricostruzione della sua vita fatta dallo scrittore olandese Anton Haakman nel libro Il mondo sotterraneo di Athanasius Kircher.

Diverse opere furono da lui dedicate allo studio del magnetismo, e una, Mundus subterraneus, esponeva le sue teorie relative a correnti sotterranee che regolano il mondo. La Terra vi è presentata come un ‘geocosmo’ immutabile fin dal tempo della Creazione, dotato di ampie cavità interne piene d’acqua, aria e fuoco che spiegano fenomeni geologici naturali come vulcani, sorgenti, e acque termali, ma anche eventi soprannaturali, come il Diluvio Universale.
In uno dei suoi rarissimi viaggi il gesuita visitò Messina: fu un passaggio breve, quasi fugace, ma di cui rimane traccia in tutti gli storici messinesi, poiché evidentemente la sua fama di sapiente lo aveva preceduto. Nel soggiorno di Messina penso sia nata l’idea di scrivere un libro sullo Stromboli, “The volcano’s or burning and fire-vomiting mountains famous in the world”. Sempre a Messina studiò le correnti non solo dello Stretto, ma anche quelle della Calabria e delle Eolie. allo scopo di dimostrare la propria teoria in base alla quale tutti i mari sarebbero collegati per vie sotterranee, da qui la storia di Pescecola.
Ho individuato diversi accenni alle isole Eolie nel “Mundus subterraneus”. Il gesuita osservò le Isole all’età di 36 anni, non sappiamo se sbarcò in qualcuna delle isole, nel volume si limita a raccontare di esplorazioni visive soprattutto dei vulcani. Nella prefazione il gesuita racconta (…) quindi ho esplorato con grandissimo impegno, con una osservazione durata tre giorni, le Isole Eolie, o Efestie, e innanzitutto Stromboli (Strongylum) e quella che chiamano Vulcano, e anche lo Stretto di Messina, non meno pericoloso che famigerato per i naufragi, a causa degli incredibili movimenti alternati delle correnti..
Il 27 marzo 1638, all’alba Kirchen si mette in viaggio con un mare straordinariamente agitato, che spaventa tutti, marinai compresi, il battello era uscito probabilmente in mare da Messina per dirigersi verso Milazzo ed oltre verso Tindari, tuttavia il violento vento di scirocco spinge l’imbarcazione verso la Calabria.
(…) Con una traversata più breve e diretta attraverso il golfo Cujacium, ma quando giungemmo presso quel punto di mare che si trova all’incirca tra le Lipari, Milazzo e il Promontorio Vaticano io, osservando alquanto attentamente l’Etna e Stromboli, notavo che quelli eruttavano più del solito grandi nuvole di fumo, enormi come montagne, che diffuse in lungo e in largo nascondevano profondamente agli occhi non solo la vista di Lipari, ma anche quella della Sicilia.
Aggiungevano spavento a che delle specie di muggiti sotterranei che sentivamo, e dei fragori accompagnati da odore di Zolfo, i quali sembravano apparecchiare insieme con unanime consenso la fatale e funesta rovina che si preparava per tutte quante le Calabrie e la Sicilia.
Io, spaventato dai prodromi di imminenti catastrofi di tal genere, in tutti i modi possibili e con preghiere sollecitavo i marinai a dirigersi direttamente verso il Promontorio Vaticano, dopo aver lasciato le bocche di Lipari, e a non prendere una rotta pericolosa, trasportati dalla corrente del mare, aggiungendo che ci trovavamo in una situazione grave; infatti quando fummo vicino a Stromboli, tuttavia non lo vedevamo in quanto nascosto dal fumo, e sentimmo solo fragori accompagnati da un odore sulfureo puzzolente che esalava.
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Tuttavia, la versione moderna della teoria ha avuto origine nel XIX secolo. Il romanzo di fantascienza “Viaggio al centro della Terra” di Verne contribuì a popolarizzare l’idea di un mondo sotterraneo. Successivamente, nel 1869, Cyrus Reed Teed, fondatore del movimento religioso del “Koreshan Unity” propose la teoria di una Terra concava.
Negli anni ’50 e ’60 del Novecento, la teoria della Terra Cava ottenne ulteriore diffusione attraverso la letteratura di fantascienza e alcune pubblicazioni pseudo-scientifiche. Anche l’italiano Peter Kolosimo, lo scrittore degli antichi astronauti, raccontava di un robot che era stato visto entrare in un tunnel sotto un monastero in Mongolia. Kolosimo ha anche affermato che una luce è stata vista dal sottosuolo in Azerbaigian. Kolosimo ed altri scrittori del secondo Novecento come Robert Charroux collegarono queste attività agli UFO. Nelle epoche più recenti, Internet ha giocato un ruolo cruciale nella diffusione di questa teoria del complotto, dando accesso a una vasta audience di persone che cercano informazioni alternative.
La teoria della Terra cava ha molte sfumature e varianti, con alcuni sostenitori che incorporano elementi di fantasia, razze aliene e contraddizioni interne. I va lo scopo immediato di verificare la teoria di Neupert attraverso la localizzazione precisa della flotta britannica a Scapa Flow. Raggiunta l’isola vi installarono dei potenti radar, puntati verso il cielo con un angolo di 45 gradi. L’idea era che, se la terra fosse stata davvero cava, le onde radar sarebbero state riflesse e in tal modo sarebbe stato possibile ottenere immagini in infrarosso di oggetti in linea retta molti distanti, come per esempio quelle della flotta inglese ancorata a Scapa Flow, nelle isole Orcadi. Dopo cinque giorni di tentativi la spedizione viene smobilitata. Dopo questo fallimento la teoria della Terra cava viene definitivamente accantonata.
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È fondamentale sottolineare che queste teorie sono puramente delle fantasie e non hanno alcuna base scientifica. La teoria della Terra Cava è largamente rifiutata dalla comunità scientifica e non è supportata da prove concrete. L’idea di razze sotterranee rappresenta solo uno degli elementi fantastici associati a questa teoria del complotto.
La fantascienza moderna e i Mondi sotterranei

Negli anni Cinquanta è Isaac Asimov che nel suo “Abissi d’Acciaio” descrive un’epoca in cui la Terra è sovrappopolata e i suoi abitanti vivono in vaste megalopoli sotterranee, le Città, capaci di sostenere tutte le esigenze delle decine di milioni di cittadini che vi vivono.

Nel 2008 Jeanne DuPrau ha scritto Ember il mistero della città di Luce, un romanzo per ragazzi, dal quale è stata tratta la sceneggiatura dell’omonimo film. In un futuro imprecisato, una piccola parte della popolazione umana ha trovato rifugio in una città sotterranea per sfuggire ad una catastrofe globale (né il film né il libro forniscono indicazioni precise in merito, anche se si tratta con ogni probabilità di una guerra mondiale). Mentre il romanzo di DuPrau è considerato uno dei più significativi libri d’avventura per ragazzi degli ultimi vent’anni, l’adattamento cinematografico è stato accolto piuttosto freddamente sia dalla critica che dal pubblico.

Le Teorie delle Terra Cava hanno ispirato in larga parte la serie televisiva canadese Sanctuary andata in onda tra il 2008 ed il 2011; la quarta stagione vede la presenza costante degli abitanti della Terra Cava che interagiscono con gli abitanti della superficie.

Anche l’Universo di Star Trek, narra di città sotterranee. In Star trek Enterprise nell’episodio 6 “Terra Nova” l’equipaggio scopre il destino di una colonia umana di cui non si hanno notizie da settant’anni; per sfuggire ad una catastrofe planetaria i superstiti della colonia, soprattutto bambini, si sono rifugiati sotto la superficie del Pianeta creando una loro civiltà.

Nel corso degli ultimi anni due film sono stati prodotti ispirandosi al celebre romanzo di Verne. The Core (2003), diretto da Jon Amiel. La Terra ha smesso di girare e riattivare il nucleo è l’unico modo per rimetterla in moto. La missione viene affidata ad un gruppo di scienziati che faticosamente raggiungono il centro del pianeta. Viaggio al centro della Terra (2008) diretto da Eric Brevig ed ambientato nel corso del XXI secolo.

In conclusione, la teoria della Terra Cava è un esempio emblematico di come alcune idee possano persistere nonostante la mancanza di supporto scientifico. La sua diffusione è alimentata in parte da un crescente scetticismo nei confronti delle istituzioni ufficiali e dalla facilità di condivisione di informazioni su Internet.

Bibliografia
Jules Verne, Viaggio al Centro della Terra.
Giorgio Galli, intervista sul nazismo magico, Paolo Antonio Dossena, 2016.
Roberto Paura, Società segrete poteri occulti e complotti: una storia lunga mille anni, Diarkos, 2021.
Sergio Leonardi, Il manuale del complottista: Guida alle più bizzarre teoria del complotto, Sergio Leonardi, 2024.
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