Dialogo sul fantastico
C’è tutta una girandola di definizioni: realismo magico, weird, fantastico puro, letteratura dell’immaginario… Che senso possiamo dare a queste etichette? Ci stiamo dentro, ci aiutano a definirci, oppure ci stiamo scomodi? E perché, pur essendo scrittori di fantascienza scriviamo anche nel fantastico? Nel dialogo vivace tra una scrittrice e uno scrittore di fantascienza emergono riflessioni, rimandi alla propria vita, alle proprie passioni. A volte lo strumento adatto esprimere l’idea, la sensazione, il punto di partenza è la fantascienza, a volte il fantastico. Per entrambi il fantasy non ha invece molto spazio, perché ha regole rigide, scontate, a differenza del fantastico puro e anche della fantascienza. Nella fantascienza la base scientifica non è una vera e propria costrizione. L’incontro con l’alieno è un’allegoria dell’incontro con l’altro da sé, per esempio. Anche l’avventura, la scoperta, la risoluzione ingegnosa di conflitti o situazione il senso del meraviglioso della fantascienza permettono capacità espressive, di indagine della realtà al di là delle apparenze..










L’ultima estate del mondo
Simonetta Olivo nei dieci racconti di “L’ultima estate del mondo” ha scelto il registro fantastico per indagare la realtà esistenziale di bambini, uomini e donne che appaiono come “gettati” nel mondo in una realtà oscura, volatile e vuota